Stipendi medi e desiderata dei professionisti dal marketing al tech

Chiara Bertoletti
Quanto guadagna un social media manager in Italia? E un data analyst? Per quali benefit cambierebbero lavoro? La guida 2022 di Crebs

Creatività, marketing e tecnologia sono ambiti centrali per la competitività in tutti i settori di business, sempre più bisognosi di professionisti di questi settori capaci di delineare e supportare una strategia aziendale e di marca nel lungo termine. Attrarre e trattenere talenti in questi ambiti, tuttavia, non è cosa da poco, considerata la crescente richiesta rispetto all'offerta e l'inevitabile competizione con i grandi nomi dell'innovazione quali Apple, Amazon e così via.

Fondamentale, dunque, conoscere quello che è il mercato italiano, tra stipendi medi e desiderata dei suoi professionisti, per posizionarsi correttamente in corso di ricerca. A offrire un'importante guida sul tema anche per il 2022 è Crebs, che ha effettuato un ampio sondaggio in forma anonima tra quasi 4mila lavoratori del settore (suddivisi secondo le seguenti percentuali: 78.4% al nord, 14.1% al centro, 7.5% al sud e nelle isole). Vediamo a seguire per punti i risultati emersi partendo da un'infografica relativa ai salari medi dal social media manager al data analyst.

I dati, come specifica la stessa guida, sono da considerarsi puramente indicativi e non hanno la pretesa di offrire un risultato incontrovertibile o modellizzato, ma possono servire come interessante punto di riferimento. La forbice tra stipendio minimo e stipendio massimo è ampia in quanto condizionata da molteplici varianti e differenti fattori, come il numero di dipendenti dell’azienda o la sua posizione geografica.

Lavoro da remoto e benefit

Il 69,2% di professionisti chiede orari più flessibili, il primo citato tra i benefit preferiti, e il 68,8% degli intervistati è favorevole a lavorare in smart working, metodo che preferisce rispetto ad un lavoro di ufficio tradizionale. Non solo. Il 55,1% non si accontenterebbe dello smart working, ma prediligerebbe lavorare esclusivamente da remoto (full remote), e il 30.8% dei desidererebbe disporre di più giorni di ferie. Nonostante quanto sopra, vi è ancora una parte considerevole di professionisti che non ha ancora la possibilità di lavorare in modo flessibile. Parliamo, indubbiamente, di una delle sfide centrali per il futuro di tutti i business e l'allineamento felice tra aziende e dipendenti.

Tra i primi motivi per i quali si cambierebbe lavoro, comunque, compare l'aumento di stipendio seguito da un progresso nella carriera e dal riconoscimento professionale. A pari merito, tra le ragioni "secondarie", la cultura aziendale, la mancanza di stimoli e la work-life balance. Dato che tuttavia, come dicevamo sopra, la competizione per attrarre i migliori talenti è sempre più alta, non possibile pensare di uscirne vincitori se non mettendo insieme tutti questi elementi. Se il riconoscimento economico, insomma, è quasi un "minimo sindacale", sempre più spesso la spinta ultima al cambio d'azienda (che peraltro vede gli italiani ben propensi nel 2022) deriva da quei fattori secondari che delineano il contesto e l'atmosfera.

Chiara Bertoletti

Comunicazione, marketing e trend, tra nuovi linguaggi sociali e social. Millennial. Credo in un futuro di umanizzazione