Un certo tipo di marketing rimpicciolisce i prodotti

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 267)

Negli anni Novanta una famosa pubblicità raccontava i dieci morsi necessari per gustarsi un intero gelato: bene, oggi possiamo scordarci un piacere così lungo. Basta infatti prestare un minimo di attenzione ai prodotti sugli scaffali dei supermercati per accorgersi che ciò che acquistiamo si sta “rimpicciolendo” di anno in anno: vale sia per le confezioni che per il peso. Persino i fazzoletti “usa e getta” si sono ridotti: in ogni pacchetto sono nove (e non più dieci). Il problema per noi consumatori è che questo downgrade è tenuto ben nascosto anche perché non si parla proprio di corrispondente calo dei prezzi. Anzi spesso addirittura aumentano. Per questo in Gran Bretagna si parla di “shrinkflation” (dalla fusione dei due termini “shrinkage”, contrazione, e “inflation”, rincaro). Tutto ciò avviene sotto lo sguardo inconsapevole del consumatore, il quale nel momento in cui acquista difficilmente ricorda che dimensioni aveva la confezione in precedenza. Così il raggiro è servito senza che nessuno se ne accorga! Le aziende si difendono dichiarandosi più attente all’obesità o allo stile di vita dei single, ma la verità sta nella diffusa necessità di far cassa in anni di crisi. Non è solo un’impressione: da noi la situazione è stata fotografata da Istat che, nel 2012-2017, ha registrato 7.306 casi con picchi nei settori merceologici zucchero, dolciumi, confetture, cioccolato, miele; seguono pane e cereali; infine bibite, succhi di frutta, latte, formaggi, creme e lozioni. Poiché in Italia manca un monitoraggio della shrinkflation l’Unione Nazionale Consumatori propone di mettere a sistema controlli sulle dimensioni e sui prezzi dei prodotti. Così, giusto per evitare furbate!

 

 

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