Unicoop Tirreno, le sorelle coop pronte al soccorso

Per salvare Unicoop Tirreno le altre cooperative di consumo (Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Novacoop, Coop Lombardia, Coop Liguria, Coop Centro Italia, Coop Reno e Coop Amiatina) apporteranno una dotazione patrimoniale complessiva di 170 milioni

Le recenti assemblee dei soci di Unicoop Tirreno hanno deliberato l’emissione di strumenti finanziari partecipativi da proporre ad altre cooperative e società del mondo Coop.
L’operazione di rafforzamento patrimoniale era diventata necessaria anche per l’entrata in vigore delle nuove regole per la raccolta del prestito sociale emanate da Banca d’Italia, che fissano il rapporto tra patrimonio e prestito: il valore del primo non deve essere inferiore a un terzo dell'ammontare del prestito sociale.
Il patrimonio della Cooperativa di Piombino risentiva di anni di bilanci negativi: donde l’impegno delle altre cooperative a intervenire, consentendo a Unicoop Tirreno le condizioni per porre mano a un consistente programma di rilancio.
Gli strumenti finanziari partecipativi sono infatti collegati all'attuazione di un piano industriale che si propone di riportare a reddito la Cooperativa in tre anni e hanno come specifica destinazione quella di presidio del prestito sociale.
Le cooperative di consumo hanno costituito una società per questo intervento, con una dotazione patrimoniale complessiva di 170 milioni di euro.
Le cooperative partecipanti sono: Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze, Novacoop, Coop Lombardia, Coop Liguria, Coop Centro Italia, Coop Reno e Coop Amiatina; partecipa anche Coopfond, la società di Legacoop votata alla promozione cooperativa.
Sarà questa società a sottoscrivere gli strumenti finanziari partecipativi di Unicoop Tirreno per l’importo di 170 milioni.
Tale sottoscrizione non comporta alcun ruolo nella gestione della Cooperativa, che rimane affidata al nuovo management, ma prerogative di nomina di componenti del Collegio Sindacale e diritti di informazione.
“Quest’operazione è il frutto di una responsabile solidarietà intercooperativa –afferma Stefano Bassi, presidente della Ancc (Associazione nazionale cooperative di consumatori)– che fa ricorso a risorse interne e che ha al centro l’interesse e la tutela dei soci prestatori”.
"Si definisce così una tappa importante del percorso di revisione e rilancio approvato dal nostro Consiglio di Amministrazione –aggiunge Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno- che già ha portato all’ingresso in Cooperativa di un nuovo management, all’approvazione di un piano industriale e, ora, a definire questa ulteriore garanzia per i soci e per il prestito sociale".

Fin qui il comunicato. Al recupero di una situazione economico-finanziaria tutt'altro che rosea, dovrebbe contribuire anche il piano industriale presentato stamattina ai soci (aspettiamo un altro comunicato) che mira al pareggio in bilancio (entro il 2019), l'equilibrio tra patrimonio e prestito sociale (che ammonta a circa 930 milioni su un una perdita di 100 milioni) di cui si tenterà un dimezzamento rispetto al valore attuale (ma come? Restituendo i soldi ai soci consumatori?).
Unicoop Tirreno di Piombino ha un milioni di soci, e fattura circa 1 miliardo di euro. Purtroppo, vuoi la crisi, vuoi la gestione, negli ultimi sei bilanci si è accumulato un rosso di 100 milioni di euro. Una bella gatta da pelare per Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno da settembre, che dovrà oltretutto gestire non solo questa soluzione finanziaria studiata da Ancc, ma anche un eventuale contenzioso con i sindacati, visti gli esuberi previsti (ma non ancora quantificati) su 4.000 dipendenti.

 

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