Feltrinelli separa l’immobiliare e conferisce Porta Volta a Coima

Prosegue la riorganizzazione di gruppo Feltrinelli (cominciata con il ribaltone del 2014, quando Carlo Feltrinelli (foto) ha messo sulla serpa del gruppo la coppia Roberto Rivellino-Alberto Rivolta) con alcune tappe fondamentali come lo scorporo del patrimonio immobiliare, che viene conferito dalla holding Effe2005 alla controllata Effe Immobiliare, che si è presa in carico gran parte del debito (166 milioni di euro). Uno degli obiettivi di questa operazione è lo snellimento dell’attività retail (librerie) che rimane pur sempre “core”, e l’affrancamento da quella immobiliare che comporta fra l’altro anche lo sviluppo, come l’importante riqualificazione dell’area milanese compresa tra Viale Pasubio-Crispi e Porta Volta, a pochi metri da Eataly, dove sorgerà, fra l’altro, il centro documentazione e l’archivio storico di Feltrinelli (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli). Il progetto Porta Volta, dello studio Herzog & DeMeuron,  è stato conferito al nuovo fondo paritetico con Coima Sgr, un’operazione parallela all’accordo per il rifinanziamento del debito, che ha visto come protagonisti un pool di banche (Intesa SanPaolo, Unicredit, Bnl-Bnp Paribas, Creval e Bpm) con il coordinamento di Banca Imi. L’accordo prevede l’erogazione di una linea ipotecaria di 166 milioni di euro a 10 anni sulle attività immobiliari e una linea revolving di 50 milioni a 5 anni, a supporto delle diverse attività “core” del gruppo, con condizioni finanziarie migliorative rispetto a quelle esistenti.

A livello consulenziale Lazard e Dla Piper hanno seguito per conto di Gruppo Feltrinelli sia Porta Volta sia l’accordo con le banche, mentre Gianni Origoni Capelli & Partners ha svolto funzione di advisor sul fronte Porta Volta per Coima Sgr.

Un altro capitolo della riorganizzazione riguarda Effetv. Da quando è stata aperta a metà 2013 Effetv, l’emittente televisiva (attualmente e momentaneamente sul canale 50) di Gruppo Feltrinelli, ha sempre rappresentato più un un problema di costi che un’opportunità (come dovrebbe, invece, essere). L’idea era, in sé, buona, perché permetteva a Feltrinelli di chiudere il cerchio della multi-cross-medialità (Feltrinelli è editore, distributore, retailer fisico con  106 librerie e on line con il sito, oltre che editore on-demand sul fronte dell’e-publishing), affiacciandosi sul mercato del digitale televisivo con un canale che poteva diventare un mix di informazione, spettacolo, promozione/comunicazione libraria e soprattutto culturale. Poteva. E infatti l’emittente non ha centrato gli obiettivi economici: lo share è sotto le attese (0,25% vs 0,45% target), i conti 2015 hanno chiuso con ricavi di 2,6 milioni con ebitda negativo per 4,6 milioni di euro; un bel calo di fatturato rispetto ai 4 milioni del 2014, anche se c’è stato un recupero sul margine (-6,5 milioni nel 2014).

Non è chiaro se Feltrinelli voglia liberarsi del tutto di Effetv o riaffidarsi ai nuovi partner, come Sky e Viacom. In effetti, il canale tv feltrinelliano nasceva già con l’idea di un joint business: il primo socio fu infatti La7, ma Cairo, quando acquistò La7, sciolse la collaborazione.

 

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