Rapporto Coop: l’inflazione svuota le tasche degli italiani. Allarme perdita dell’identità alimentare

I consumi alimentari soffrono per la morsa dell’inflazione, ma c’è un moderato ottimismo per il futuro, pur nella consapevolezza di dover fare i conti con un contesto in continua evoluzione

In due anni il potere d’acquisto degli italiani è calato di 6.700 euro. Solo a considerare il primo semestre di quest’anno vi è stata una stretta sulla spesa alimentare nell’ordine del 3%. Intanto il 15% dei nostri connazionali non crede ai cambiamenti climatici. Sono alcuni dei risultati che emergono dal  “Rapporto Coop 2023-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”.

Le incognite internazionali pesano sui consumi

 

 

 

 

 

“Il 2023 vede l’affollarsi di emergenze non risolte a partire dai venti di guerra che riarmano le potenze…e il climate change oramai una catastrofe, peraltro annunciata, che con i suoi 2.300 eventi estremi solo nel corso del 2022 (erano stati 146 nel 2010) ha già superato il punto di non ritorno”, sottolineano gli analisti. Anche se poco meno di un italiano su sei non crede a un impatto rilevante dei cambiamenti climatici.

Quanto all’Italia, “oramai esaurita l’esuberante crescita postpandemica del 2021 e del 2022, per i prossimi mesi le intenzioni di spesa degli italiani fanno segnare una brusca inversione di rotta (36% quelli che intendono ridurre i consumi contro solo l’11% che pensa di aumentarli)”. Ad appesantire le prospettive l’eccezionale crescita dell’inflazione che solo negli ultimi due anni ha abbattuto il potere di acquisto in una misura pari a 6.700 euro pro-capite. Il tutto a fronte di stipendi rimasti sostanzialmente al palo.

Inquietudine diffusa

Il risultato è che arriva a 27 milioni, in crescita del 50% rispetto al 2021, la quota di italiani che si sente in una condizione di strisciante disagio. E solo un italiano su quattro dichiara di fare la stessa vita di qualche anno fa. Inoltre crescono i timori di impoverimento anche tra la classe media, a fronte di stipendi che non tengono il passo dell'inflazione. Guardando in prospettiva a dodici mesi, il 35% degli aspetti alla lower class e il 10% di coloro che rientrano nella middle temono di non poter fronteggiare spese impreviste. Inoltre il 16% della loer class e il 10% dei meridionali fatica ad arrivare a fine mese. Del resto, un confronto internazionale indica chiaramente il disagio dei lavoratori italiani. Se in Germania lo stipendio netto di una persona senza figli sfiora i 32mila euro e in Francia i 27mila euro, da noi non si arriva a 24mila.

La fotografia scattata dal Rapporto Coop 2023 è quella di un Paese inquieto (il 30% si dichiara tale) e dove crescono i timori (dal 20 al 32%), dove tuttavia permane una patina di ostinato e pacato ottimismo.

 

Anche se oggi la priorità è stringere la cinghia, tanto che il primo semestre ha fatto segnare un -3% di vendite a prezzi costanti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ciononostante, resta elevata l’attenzione verso ciò che si mangia, con una predilezione verso il made in Italy. Non manca l’apertura agli alimenti che arrivano dall’estero, ma c’è anche il timore diffuso che si perda l’identità italiana a tavola.

Alimenti preferiti e nuove diete

Quanto alle tipologie di alimenti preferiti, la ricerca divide i consumatori in due categorie. Tra i custodi prevale la dieta mediterranea, seguita dagli alimenti italiani e dai prodotti locali e a km zero. Mentre tra gli esploratori, l'interesse è marcato verso lo zero waste, l'alimentazione personalizzata e il biologico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Provando a stimare quali stili alimentari si diffonderanno maggiormente nei prossimi dodici-diciotto mesi, gli italiani indicano al primo posto i cibi iperproteici, quindi quelli a basso contenuto di carne, con il gradino basso del podio occupato dal segmento "fit", tipico di chi si allena in maniera costante.

Tra le nuove frontiere a tavola, c'è il ricorso crescente a proteine alternative, mentre guardando a un orizzonte decennale la sensazione è che si diffonderanno soprattutto cibi a base vegetale, ma caratterizzati da un gusto che ricorda quello della carne.

Quanto ai prodotti sullo scaffale, cresce l'attenzione verso la marca del distributore non solo per ragioni di qualità organolettica, ma anche per la condivisione dei valori espressi, come attenzione all'ambiente e tracciabilità.

Cambiano le caratteristiche delle filiere

La crescita dei prezzi nell'ultimo biennio ha modificato la struttura della filiera alimentare.  Guadando in prospettiva, questo verosimilmente spingerà i retailer a concentrarsi sul private lberl per avere un governo delle filiere produttive e dei prezzi alla vendita, mentre la grande industria al momento sembra più orientata a difendere i margini concentrandosi sull’innovazione di prodotto.

Tra i temi emergenti indagati dalla ricerca c’è l’irrompere dell’intelligenza artificiale, che da un lato promette di risolvere molti dei problemi del mondo, dall’altro alimenta altrettante paure e incognite, ad esempio relativamente alla possibile perdita di posti di lavoro.

Si naviga a vista, nella consapevolezza che lo scenario può cambiare ancora. Le elezioni americane ed europee del prossimo anno, l’auspicata possibile conclusione della guerra o, al contrario, l’estensione del conflitto o l’avvio di nuove contrapposizioni possono incidere in una direzione e nell’altra ed è diffusa la consapevolezza che a cavarsela sarà chi riuscirà a governare il cambiamento continuo.

 

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