1 italiano su 2 ha abbandonato un brand per un problema di valori

I settori più colpiti sono alimentare confezionato, elettronica di consumo e prodotti di bellezza o per la cura della persona. L'analisi di Hotwire

Il 93% dei consumatori del nostro Paese si dichiara disposto ad abbandonare un marchio se quest'ultimo non mostra di avere i suoi stessi valori, percentuale che supera ampiamente la media globale (82%). Nella pratica, tra l'altro, già la metà degli italiani sostiene di averlo fatto (47%), con i settori più colpiti che risultano essere l'alimentare confezionato, l’elettronica di consumo e i prodotti di bellezza o per la cura della persona.

 

 

Questo quanto emerge dal report presentato da Hotwire, che analizza il ruolo della leadership ad alto rischio nel mondo post b2b, ovvero "dove la linea di confine tra marketing b2b e b2c è sempre più labile e utenti finali e i consumatori collidono".

“Ogni giorno ci troviamo di fronte a titoli di giornali capaci di mettere in ginocchio le aziende”, evidenzia Beatrice Agostinacchio, managing director Hotwire Italy: “Dal #MeToo alla diversità di genere per passare alle discrepanze salariali e agli scandali finanziari, la lista è infinita. La verità è che viviamo in un’era dove il rischio è elevato, in cui qualsiasi evento può diventare determinante per la reputazione di un’azienda. La necessità di prendere una posizione è tanto rilevante sia per le aziende che operano in ambito b2c che b2b”.

 

 

Da qui un'analisi di quanto le aziende siano davvero pronte a gestire situazioni di rischio di questo tipo. I risultati, esposti a seguire per punti, mostrano che c'è ancora diversa strada da fare:

  • Se su scala mondiale la stragrande maggioranza dei decisori aziendali (ben l’86%) prende importanti decisioni di acquisto o partnership in base ai valori a cui fa riferimento l’impresa, questa tendenza in Italia emerge meno nettamente (78%) in quanto l’elemento prezzo continua a rappresentare una delle principali leve decisionali, così come il servizio clienti offerto e le relazioni pregresse con l’organizzazione (87%).
  • Ciò nonostante, ben l’87% dei decisori aziendali dichiara di voler porre fine a una relazione di business con fornitori e partner che non sono in grado di gestire una situazione ad alto rischio o una crisi.
  • Solo il 48% dei responsabili marketing italiani interpellati ha un reale piano di comunicazione per far fronte a crisi o situazioni ad alto rischio. Questo dato si contrappone alla condivisa necessità di pianificare: l’80% lo considera infatti di priorità massima o importante tanto quanto altre attività. Ma non basta sapere, bisogna anche agire. Metà dei responsabili marketing (50%) auspica una presa di posizione più netta da parte dei brand nei confronti delle situazioni ad alto rischio, situazione che trova riscontro nella mente dei consumatori.
  • Priorità a confronto. Mettendo a confronto le priorità dei responsabili marketing in termini di tematiche ad alto rischio con quelle dei consumatori si riscontrano interessanti analogie e contrasti. In cinque Paesi su otto la sicurezza dei dati si classifica ai primi tre posti per i responsabili marketing, anche se in Italia raggiunge solo il terzo posto. Sul gradino più alto del podio c’è il mercato del lavoro oltre al temuto Gdpr ,che con il 42% risulta la questione di maggior urgenza per i marketer italiani. Le aziende non possono tuttavia trascurare l’importanza che i consumatori attribuiscono ai temi di tutela ambientale, molestie sessuali e cambiamenti climatici ben più sentiti tra il pubblico.

"Ad ogni modo, ogni situazione ad alto rischio non rappresenta solo minacce bensì può trasformarsi in opportunità. Se i brand hanno chiaro il proprio sistema valoriale e hanno chiaro su cosa possono esporsi come azienda, sapranno come affrontare una situazione ad alto rischio”, conclude Agostinacchio.

 

 

 

 

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