Articoli sportivi in Italia: i numeri di un mercato trainato dall’export

Il fatturato della sport industry in Italia supera i 9 miliardi, con 911 operatori e 22.369 addetti. Un risultato dovuto per il 55% all’abbigliamento

Il comparto degli articoli sportivi nel nostro Paese conferma la propria tendenza positiva e mette a segno nel 2018 un incremento di produttività del 3,4%. Un mercato che in Italia vale circa 9,3 miliardi di euro (dati Npd), sostanzialmente stabile rispetto al 2017.

 

 

Questi i numeri presentati durante l’Assemblea di Assosport (130 aziende e 350 brand del settore) che delineano un settore con 911 operatori e 22.369 addetti. A fare la parte del leone è l’abbigliamento, che vale il 55% dei ricavi, seguito da articoli sportivi veri e propri (27%), e per il restante 18% dalle calzature.

"L’export delle nostre aziende rappresenta una quota sempre maggiore del loro fatturato, addirittura oltre l’82% nel comparto della calzatura sportiva. Siamo il secondo Paese esportatore d’Europa", sottolinea Federico De Ponti, presidente di Assosport e Ceo di Boxeur Des Rues: "Si stima che a livello mondiale il mercato degli articoli sportivi crescerà annualmente del 4,3% fino al 2023, guidato dagli Stati Uniti con un potenziale di 35 miliardi di dollari. Le aziende italiane esportano soprattutto negli Usa, seguiti da Francia, Germania, Uk e Svizzera: mercati in cui lo sport e la forma fisica sono al tempo stesso sinonimo di benessere e di prestigio sociale, dove si trovano consumatori maturi che vogliono l’alto contenuto tecnologico e la qualità dei nostri prodotti.”

Uno degli obiettivi di Assosport per rafforzare il mercato interno è promuovere la pratica sportiva “dal basso”, stimolando direttamente gli utenti. I dati Coni del 2018 parlano infatti di un Paese con oltre 20 milioni di praticanti, 758 mila in più nell’ultimo anno. Di questi, il 25,7% sono praticanti continuativi, a cui si aggiungono il 9,6% di saltuari.

I dati Dimark sul mondo della distribuzione degli articoli sportivi mostrano un mercato estremamente parcellizzato: dei 4.214 punti vendita, solo l’11% appartengono a catene, il restante 89% è rappresentato da negozi indipendenti. Quando però si guarda agli acquisti, le catene pesano col 56% del valore.

Da un’indagine PwC condotta sulle abitudini d’acquisto di oltre 21.000 consumatori in 27 paesi, emerge inoltre che quasi 1 consumatore su 2 sceglie gli store fisici per lo shopping settimanale e quotidiano (+ 7% vs 2013), mentre il 24% preferisce il mobile (+18% vs 2013). Negli ultimi 12 mesi circa il 75% dei consumatori nel mondo ha acquistato online abbigliamento e calzature e il 45% attrezzature sportive.

La moda dello “sharing” inoltre è in crescita con il 30% di consumatori disponibili a condividere l’attrezzatura sportiva outdoor, terza categoria dopo auto e altri mezzi di trasporto. Per i consumatori italiani i dati sono ancora più marcati: il 48% e 45% rispettivamente sono disposti a noleggiare o condividere automobili e altri mezzi di trasporto, e il 40% l’equipaggiamento da sport.

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