La ri-Costituzione di Renzi è sempre più federale

Lobbying – Il Titolo V della Costituzione cambia ancora una volta. Renzi elimina la materia concorrente. Gli emendamenti Finocchiaro Calderoli attribuiscono poteri sempre più ampi alle regioni. Commercio con l’estero, sicurezza alimentare, tutela e sicurezza sul lavoro sono competenze esclusive dello Sta

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Con l'avvio della discussione generale nell'Aula di Palazzo Madama, dopo una lunga fase di gestazione in Commissione Affari Costituzionali durata circa tre mesi, si è entrati nel vivo del percorso che dovrebbe portare alla riscrittura di una parte consistente della nostra Costituzione. Il disegno di legge costituzionale, che porta la firma del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, prevede infatti “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione”.
Si torna quindi a parlare di riforma del Titolo V, tema sempre caldo, la cui discussione non si è mai spenta, ma prosegue da anni a livello politico, tecnico, legislativo, fra gli operatori del diritto e non. Le problematiche che emergono dalla distribuzione delle competenze legislative fra Stato e Regioni vanno necessariamente risolte e le competenze riordinate. Vediamo come e perché. Il Titolo V, quella parte della Costituzione in cui vengono “disegnate” le autonomie locali, ha subito nel corso della storia repubblicano diverse modifiche: l'attuale struttura delle Regioni deriva da una serie di riforme cominciate negli anni Settanta, proseguite prima con la riforma del 2001 ed oggi con la proposta di Revisione della Parte II della Costituzione all'esame dell'Assemblea del Senato. Anche il governo Monti cercò di cominciare un processo di riforma del Titolo V, ma cadde prima di poterlo terminare. Scopo unitario di tutte queste riforme è quello di dare allo Stato italiano una fisionomia più “federalista”, attraverso la quale spostare i centri di spesa e di decisione dai livelli più alti, quelli dello Stato centrale, a quelli locali, “avvicinandosi” così ai cittadini. Ma è stato proprio l'aumento delle competenze degli Enti territoriali a creare non pochi problemi. Questo infatti non si è accompagnato ad un parallelo aumento della loro autonomia fiscale, sicché ogni Ente si è trovato a poter incrementare le spese senza dover pagare alcun prezzo politico in termini di inasprimento delle tasse locali. Forti dubbi sono derivati pertanto dal fatto che lo Stato non potesse intervenire in alcun modo per porre rimedio a queste situazioni. Da qui si sono creati numerosi contenziosi tra Regioni e Stato, in seguito all'aver lasciato alle prime la competenza su molte materie non esclusive dello Stato. Oggi, a detta dell'attuale Premier non è infatti possibile che le regioni, in tempi di difficoltà economica, possano diventare dei macro Stati che incidano in maniera determinante sui costi dell'intero Paese.

La proposta di Matteo Renzi e l'emendamento Finocchiaro-Calderoli Da qui la necessità di un'ulteriore riforma del Titolo V, di cui si parla oramai da diversi anni. Ed ecco che arriva la proposta di Matteo Renzi. Il Premier procede eliminando tout court la materia concorrente e mantenendo nelle mani dello Stato alcune competenze, che, proprio a detta di Renzi, si rivelerebbero inefficaci, se date in mano alle regioni. Viene poi introdotta la cd. clausola di salvaguardia dell'interesse nazionale, per mezzo della quale, su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale. La commissione Affari costituzionali del Senato ha quindi detto sì ed approvato la norma relativa alla clausola suddetta, contenuta nell'emendamento a firma dei senatori Finocchiaro e Calderoli - relatori del provvedimento - che riscrive interamente l'articolo 117 della Costituzione. L'emendamento dei relatori restringe l'ambito di applicabilità di questa clausola, rispetto al testo originale del d.d.l. del governo che prevedeva invece che tale potere potesse applicarsi anche laddove lo rendesse necessario la “realizzazione di programmi di riforme economico-sociali di interesse nazionali”. La formulazione originaria della proposta di Matteo Renzi prevedeva inoltre una clausola di interesse regionale, tramite la quale veniva data facoltà alle Regioni di esercitare la funzione legislativa in materie o funzioni di competenza esclusiva statale. Ma ecco che è intervenuto, anche a tal proposito, l'emendamento Finocchiaro-Calderoli, che riformula la disposizione relativa alla clausola suddetta precisando che su alcune materie - come quelle relative ai servizi scolastici e alla formazione professionale - affidate alla competenza statale le Regioni hanno competenza per gli aspetti “di interesse regionale”.

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