L’ortofrutta che soffre l’embargo russo e il regolamento Ue

La campagna ortofrutticola italiana 2014 ha subito, così come altri prodotti agroalimentari, le gravi conseguenze dell’embargo russo, con danni diretti quantificabili almeno a 60 milioni di euro in termini di mancato export. Questi i numeri rivelati dal presidente di Fruitimprese Marco Salvi durante l’incontro che si è tenuto allo stand Italy di Fruitlogistica a Berlino, per parlare delle difficoltà che sta attraversando il settore.
Felice Assenza, direttore generale delle Politiche Internazionali e dell’Ue del Mipaaf, ha evidenziato le misure di emergenza attivate in tal senso dalla Commissione europea, come il prolungamento fino al 7 agosto 2015, data in cui l’embargo dovrebbe terminare, dei termini per il ritiro straordinario dei prodotti ortofrutticoli. Si tratta tuttavia di una soluzione considerata insufficiente e che rivela l’inadeguatezza degli strumenti a disposizione per fronteggiare i momenti di crisi, come sottolineato da Ibrahim Saadeh, presidente di Italia Ortofrutta.
Largamente condiviso anche il dissenso per i criteri di ripartizione all’interno degli Stati membri, che assegnano nuovi quantitativi per il ritiro del prodotto, ritenuti dai partecipanti inadeguati e non corrispondenti alle reali situazioni del flusso produttivo. Per l’Italia, il regolamento Ue 1371 prevede nello speficico 12.200 tonnellate di frutta per il ritiro, di cui 8400 di mele e pere e 3800 di prugne, uva da tavola e kiwi. Davide Vernocchi, presidente del settore ortofrutticolo di Fedagri- Confcooperative, ha preannunciato in tal senso che “l’Italia, insieme alla Francia e alla Spagna, si farà portavoce di una azione di pressione sulla Commissione Europea affinché si rivedano i criteri di ripartizione, tenendo conto anche dell’impatto del regolamento sulla produzione di frutta estiva”.

 

 

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