Negozi meno liberi in tema di orari di apertura

Proposta di legge – La proposta di legge prevede la chiusura obbligatoria dei punti di vendita durante le festività civili e religiose. I comuni potranno scegliere di sostituire 6 chiusure con altrettante domeniche

Gli orari di apertura dei negozi saranno tra qualche mese un po’ meno liberi. È lo scenario che si prefigura dopo il compromesso raggiunto dal comitato ristretto
della Commissione Attività produttive della Camera, con cui si è cercata una sintesi dei disegni di legge depositati da Pd, Pdl e 5Stelle e del progetto di legge di iniziativa popolare, promosso da Confesercenti con il sostegno della Conferenza episcopale italiana.
La proposta di legge prevede la chiusura obbligatoria dei negozi (ma non dei pubblici esercizi) il 1° e il 6 gennaio, il 25 aprile, a Pasqua e al Lunedì dell’Angelo, il 1° maggio, 2 giugno, il 15 agosto, il 1° novembre, l’8 dicembre (Immacolata Concezione), Natale e Santo Stefano. I comuni potranno scegliere, però, di eliminare 6 di queste chiusure obbligatorie, sostituendole con altrettante domeniche.

Le reazioni

Il mondo della distribuzione organizzata è ovviamente contraria a questo approccio ma deve prendere anche atto che le tre forze politiche da cui nasce la proposta di legge hanno il 90% dei voti in Parlamento e quindi più che a fare le barricate punta a modificare il testo. Ancd Conad è già uscito allo scoperto chiedendo che siano limitate al minimo le festività civili, religiose e legate alle tradizioni del Paese in cui è prevista la chiusura delle attività commerciali. Dice il segretario generale di Ancd Conad Sergio Imolesi. “Non vogliamo pensare a chiusure comandate e imposte dalle Regioni, perché crediamo siano un passo indietro rispetto alle finalità delle liberalizzazioni. La nostra proposta è che la decisione di chiudere o meno il punto di vendita nei giorni delle festività nazionali sia lasciata per la metà delle giornate agli imprenditori stessi”.

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