Chiusure festivi: Confcommercio appoggia l’iter, Ancd Conad promette battaglia

La proposta di legge sulle chiusure nei giorni festivi arriva in commissione attività produttive. Il disegno di legge di fatto abroga i due articoli che avevano sancito la liberalizzazione delle aperture dei negozi

La proposta di legge sulle chiusure nei giorni festivi arriva in commissione attività produttive. Il disegno di legge di fatto abroga i due articoli che avevano sancito la liberalizzazione delle aperture dei negozi varata dal governo Monti. A conclusione della riunione tra Lega e M5S ieri il Sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, il pentastellato Michele Dell’Orco, aveva dichiarato: “Si va verso le chiusure festive e domenicali con possibilità di alcune deroghe che verranno definite nelle prossime settimane. Tuteleremo chi lavora nei centri commerciali e i piccoli negozianti distrutti dalla grande distribuzione”.

In una nota la Confcommercio, a firma di Enrico Postacchini, membro di Giunta Confcommercio con delega alle politiche commerciali, espone il suo parere a riguardo: “E’ certo che la completa deregulation, disposta nel 2012 con il governo Monti, non ha generato particolari stimoli né ai consumi, né all’occupazione, né tanto meno ha prodotto maggiore concorrenza, visto il già elevato grado di liberalizzazione del settore. Bene, dunque, aver riaperto il dialogo su un tema fondamentale per le imprese del commercio e della distribuzione. Nel merito, valuteremo quello che emergerà durante l’iter in Commissione delle varie proposte, ma occorre tenere insieme le esigenze di imprese, lavoratori e consumatori e soprattutto reintrodurre un quantitativo minimo di chiusure rispettando il calendario delle principali festività civili e religiose”.

Più duri i toni di Ancd Conad, l’associazione nazionale cooperative dettaglianti. “Si tratta, a nostro avviso, di una proposta totalmente insensata e disancorata dalla realtà e dai bisogni reali dei consumatori e del mondo produttivo. – scrive l’associazione -  Tale provvedimento, che limita fortemente la libertà di impresa, la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori riportando il Paese indietro di diversi anni, avrebbe ricadute negative sui consumi e sul Pil. Si stima che attualmente siano circa 19,5 milioni gli italiani che approfittano dei giorni festivi per fare acquisti, i quali verrebbero privati di un servizio di grande utilità. A questi effetti va sommato l’impatto non certamente positivo che la misura avrebbe sugli occupati della Grande distribuzione organizzata, settore che attualmente vede impiegati circa 450 mila addetti, a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto. Stupisce, anzi, che in un momento di grandi difficoltà economiche le organizzazioni a tutela dei lavoratori non mostrino preoccupazione a fronte di una proposta che mette a rischio migliaia di posti di lavoro”. L’Ancd Conad aggiunge: “Altro elemento di criticità riguarda la possibilità, prevista nelle proposte di legge, di affidare alle Regioni il compito di regolamentare orari e giorni di chiusura, che avrebbe come diretta conseguenza quella di peggiorare un quadro normativo già frammentato, e che già oggi costituisce uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico del nostro Paese. Si fa fatica quindi a comprendere l’utilità di una norma, che lungi dal tutelare i piccoli esercizi, costituirebbe soprattutto uno straordinario regalo ai colossi dell’ecommerce. Tanto più che le indagini condotte negli ultimi anni hanno riscontrato da parte dei consumatori un altro grado di apprezzamento nei confronti delle aperture domenicali”.

L’associazione promette dunque azioni forti. “Contro questa decisione per noi inaccettabile, - assicura - ci opporremo in tutte le sedi, fino ad arrivare, se sarà necessario, alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea”.

Per quanto riguarda la posizione di Centromarca, anche quest'ultima spiega a Mark Up di essere favorevole ad aperture libere, dove ogni azienda decide autonomamente in funzione sue strategie. In particolare si sottolinea che "è antistorico vietare le aperture: il mondo del commercio per effetto del digital opera 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Il mondo cambia e queste sono battaglie che non favoriscono la crescita del Paese. In questa fase di stasi dei consumi, dove tutto contribuisce alla tenuta dell’economia, si parla di provvedimenti che la frenano. 12 milioni di italiani fanno acquisti nella gdo la domenica. Questo significa che l'apertura è un fatto accolto positivamente. Tornare indietro significa perdere 1% dei consumi e penalizzare rilancio dell'economia. Ci sono in gioco 40mila posti di lavoro secondo le nostre stime, che coincidono con quelle gdo".

Nettamente sfavorevole alle chiusure obbligatorie anche Mario Gasbarrino, presidente e Ad di Unes, che esprime la propria contrarietà anche sui canali social, dove critica anche la diversa presa di posizione di Eurospin:

Gasbarrino ricorda inoltre che l'eventuale obbligo di chiusura oltre a favorire ulteriormente il mondo del commercio online mette a rischio posti di lavoro in numero di 3/4 volte superiore a quelli della faccenda Ilva. Il presidente rimanda dunque a un tavolo di confronto con l'attuale Governo.

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