La pubblicità online tocca i 2,4 miliardi: 5 trend in Italia

È il secondo mezzo adv dopo la televisione e continua a crescere con i video al traino di tutti i segmenti di mercato. I dati dell'Osservatorio Digital Innovation del Polimi

Dopo anni di contrazione il mercato dei media (pay e advertising) ha chiuso il 2016 in crescita, raggiungendo quota 15,8 miliardi di euro. In questo contesto, ad assorbire sempre più investimenti è internet, che dopo la televisione (50%), occupa la seconda posizione tra i mezzi pubblicitari italiani con una quota del 30%.

Questi alcuni dei risultati presentati dall'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, che nel 2017 per il mercato prevede una crescita con tasso analogo a quello del 2016. "Siamo al giro di boa per il mercato della pubblicità online. Da quattro anni è ormai il secondo mezzo in Italia, ma proprio perché i numeri in gioco iniziano a essere significativi, è ora chiamato ad affrontare alcune prove per dimostrare la propria efficacia e il proprio impatto sugli obiettivi di business delle aziende", sottolinea il responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuliano Noci.

Ma vediamo nel dettaglio alcune tendenze:

  1. Video al traino
    All’interno della display advertising, il video advertising nel 2016 ha superato ampiamente i 500 milioni di euro, grazie in particolare alla crescita della raccolta pubblicitaria da parte degli Ott, ma anche dei principali broadcaster. La componente video pesa già il 22% del totale internet advertising e rappresenta il formato che nell’ultimo anno è cresciuto di più in valore assoluto. Nel 2017 si prevede un’ulteriore crescita intorno al 35%, che la porterà a rappresentare oltre un quarto del totale internet grazie non solo alla raccolta all’interno delle piattaforme di social network, ma anche alla crescita di molti altri player e alla diffusione di nuovi formati out-stream a fianco di quelli in-stream.
  2. Boom del native
    Il comparto con la maggiore crescita percentuale (+76%) è rappresentato dal native (ossia gli elementi testuali/grafici/video all’interno di widget di raccomandazione, di flussi di news o di pagine di navigazione) che raggiunge nel 2016 i 30 milioni di euro grazie alla capacità di superare gli ad blocker e alle potenzialità di questi formati in termini di minor invasività e maggior engagement verso i consumatori. Bene anche il formato dei classified, che vale quasi 200 milioni grazie alla crescita dei nuovi portali verticali di annunci e che sarà sempre più importante in futuro.
  3. Il mobile pesa di più, ma ancora meno del pc
    La raccolta pubblicitaria in larga parte avviene ancora su pc, con un peso pari al 65% del totale. Lo smartphone raggiunge un valore di 706 milioni di euro, in crescita del 54% rispetto al 2015 e con un peso pari al 30% dell’internet advertising complessivo (era il 21% lo scorso anno); nel 2017 potrebbe crescere ancora oltre il 30%, arrivando vicino al miliardo di euro di raccolta. Nel 2016, come lo scorso anno, lo smartphone è il device che ha il peso maggiore sulla crescita complessiva del mercato, compensando più che a sufficienza il calo su desktop. Con il tablet (solo app) che rimane marginale (5% del mercato pubblicitario online seppur in crescita del 36%), i canali mobile raccolgono quindi oltre un terzo del mercato digital advertising.
  4. Il programmatic si farà strada
    Il mercato del programmatic advertising in Italia a fine 2016 vale 315 milioni di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2015. L’incidenza sul totale display advertising è passata dal 19% al 23%, mentre il peso sul totale internet advertising dall’11% al 13%.
    Si stima che nel 2017 la categoria possa crescere intorno al 25%, arrivando complessivamente a un valore di 400 milioni di euro, con peso sul totale display superiore al 25% e sul totale internet advertising superiore al 15%.
  5. La vendita di servizi online cresce, ma è ancora limitata
    Il mercato complessivo delle vendite di contenuti media (pay tv, stampa e internet media) nel 2016 vale poco più di 8 miliardi di euro, in leggera crescita (+2%) rispetto al 2015. La componente derivante da internet si assesta a circa 160 milioni di euro (+42% rispetto al 2015). La market share dell’online rispetto alla vendita complessiva di contenuti media rimane quindi marginale, pari a circa il 2% dell’intero mercato. Oltre metà (55%) della componente internet fa riferimento alla spesa dei consumatori per i contenuti video online (in Svod, abbonamenti di contenuti Video On Demand) in crescita del 69%; il resto è suddiviso quasi equamente tra i ricavi legati alle news (il 23% del mercato), in crescita del 3%, e i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (22%), in crescita del 40%.

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