Confimprese, vendite in calo, ma key money in quota crescente

Chiusure domenicali, il retail subirebbe una flessione di fatturato fra il 3% e il 5,5%, secondo una ricerca Bain condotta a gennaio per Confimprese

Atteggiamento più cauto da parte dei retailer circa le nuove aperture di negozi con superficie di vendita superiore a 250 mq nei centri storici e nelle location extra-urbane, perlomeno fino a quando il ddl sulle chiusure festive e domenicali dei negozi, che obbligherebbe alla chiusura i punti vendita sopra i 400 mq nei centri storici e di tutti quelli nei centri commerciali, prenderà o meno forma istituzionale. A complicare il quadro si aggiungono i dati Confimprese Lab-Nielsen, che segnalano una flessione delle vendite nei centri commerciali pari al -5,15% nel primo trimestre 2019. Confimprese ha presentato questi all’inaugurazione di Mapic Italy dove l'associazione presieduta da Mario Resca aveva, come nelle altre tre edizioni precedenti, un suo stand.

"Alla luce dell’attuale incertezza normativa – commenta Mario Resca – che non scioglie la riserva sul ddl sulle chiusure festive dei negozi, il nostro osservatorio registra un incremento del 20% nelle chiusure di punti di vendita per il 2019. Il calo è dovuto alla stagnazione del Paese, che sposta l’ago della bilancia sull’online e sulle aperture all’estero, cresciute quest’anno del 30% a quota 270 sia in Europa sia in America e Asia. I nostri dati segnalano una battuta d’arresto nelle aperture nei centri commerciali per i punti vendita con metrature dai 400 ai 1.500 mq e oltre, sia nel food sia nel fashion. Quanto al settore arredo casa, ha già rivisto al ribasso i piani di sviluppo in particolare per i centri commerciali e al momento prevede aperture solo nei centri storici, mentre il comparto librerie, dove il 99% delle aperture sono conversioni da librerie indipendenti che solitamente sono nei centri abitati, mostra cautela nelle valutazioni di eventuali aperture di nuovi store di proprietà".

Domeniche chiuse: le perdite per il retail

Il numero dei punti vendita nei centri commerciali e nei centri storici, segnala una sostanziale parità: i negozi con metrature sotto i 250 mq sono per il 40% nei centri commerciali, per il 40% in centro storico e per il 20% in periferia. Di contro, gli esercizi al dettaglio da 400 a 1.500 mq e oltre, come ristoranti, fast food e negozi di abbigliamento, sono localizzati principalmente in centri commerciali e retail park. "Considerando che l’incidenza sul fatturato di domenica è del 20% nei centri commerciali, del 10-12% nei centri storici e del 25-30% negli outlet, la situazione è preoccupante -aggiunge Resca- perché se la misura sulle chiusure dei festivi dovesse essere approvata il retail registrerebbe una flessione di fatturato a regime dal -2,9% a -5,5% con una perdita occupazionale di 150.000 posti di lavoro secondo una ricerca Bain per Confimprese condotta nel mese di gennaio".

L'aggravio dei key money

Un ulteriore aggravio arriva anche dai key money spesso molto elevati per le location ad alto potenziale, zone, cioè, con molto traffico di pedoni che richiedono significative capacità di investimento sia in città sia nei centri commerciali. Qualche esempio? Corso Vittorio Emanuele a Milano con 20 milioni di passaggi e un key money superiore a 2 milioni di euro, via del Corso a Roma con 21 milioni di passaggi e key money oltre 2 milioni di euro, via Mazzini a Verona con 18 milioni di passaggi e key money oltre 1 milione di euro, via Indipendenza a Bologna con 10,5 milioni di passaggi e keymoney superiore a 300.000 euro.

 

 

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