Coop Alleanza non eroga salario variabile

coop Italia

Insegna_Coop_AlleanzaNiente salario variabile agli ex dipendenti di Coop Consumatori nordest. La cooperativa, che dall’1 gennaio scorso ha dato vita a Coop Alleanza 3.0 insieme a Coop Estense e Coop Adriatica, ha infatti chiuso l’ultimo bilancio consuntivo, quello del 2015, con una pesante perdita di 54 milioni. Un “buco” in gran parte dovuto non ad un calo delle vendite, ma alla svalutazione di partecipazioni per un valore di circa 34 milioni.

Uno dei primi effetti concreti di questa perdita, ricaduto sulle lavoratrici e i lavoratori, è stato la mancata erogazione del “salario variabile” ai dipendenti, vale a dire di quella quota aggiuntiva di retribuzione che “misura” l’andamento della cooperativa. Ad aggravate la situazione il fatto che i dipendenti hanno le retribuzioni ferme da oltre 36 mesi a causa del mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro, per il quale si è riaperta la trattativa a seguito delle 16 ore di sciopero del novembre e dicembre scorsi.

“Coop Nordest - evidenzia poi il sindacato di categoria - risulta l’unica, delle tre cooperative che hanno dato vita a Coop alleanza, a chiudere in perdita” e a questo proposito “colpisce come ormai da anni la cosiddetta ”gestione caratteristica”, cioè la semplice gestione dei supermercati- spiega il segretario della Filcams Luca Chierici - non sia in grado da sola di sostenere queste imprese, per le quali la gestione del prestito soci e gli investimenti nelle partecipazioni non sono più un qualcosa di aggiuntivo alla gestione commerciale, ma parti fondamentali per far tornare i conti della cooperativa stessa”.

La Filcams denuncia quindi il bisogno di nuove politiche commerciali che rimettano al centro la gestione dei punti vendita e le condizioni di lavoro. “In Coop Alleanza ci sono situazioni in cui lavoratrici e lavoratori si trovano a lavorare in negozi sotto organico, con turni che impediscono una buona qualità della vita e troppo spesso con contratti part time che rischiano di non poter mai arrivare al tempo pieno – conclude Chierici. Inoltre, auspichiamo che la cooperativa riconsideri anche la gestione delle proprie sedi in modo da non costringere i propri dipendenti a trasferire la propria attività lavorativa a Modena o Bologna solo per fini gestionali”.

 

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