Da cultura e creatività nuove catene del valore. Il ruolo del contesto culturale e urbano

Nelle moderne società dei servizi avanzati occorre gettare le basi per nuove forme di economia. Se ne discute a livello europeo con ricadute sul territorio

Il discorso di Ezio Bosso al Parlamento Europeo sulla cultura europea

Le iniziative culturali sono  diventate uno dei principali agenti per il cambiamento nella società. Fattori come gli investimenti in cultura e la presenza di posti di lavoro nel settore culturale influenzano marcatamente il livello di attrattività di un luogo, così come, ad esempio, l’imprenditorialità, la coesione sociale e l’integrazione.
L’aspetto culturale diventa uno dei drive di rigenerazione urbana in quanto consente di assegnare a nuovi insediamenti una di quelle componenti che trasforma un quartiere residenziale in un quartiere ad elevato tasso di socialità. Servizi, commercio e cultura gettano le basi per l’autonomia nella socializzazione e nella crescita.
Più nello specifico, secondo lo studio “Creative Europe: Towards the next  Programme Generation” redatto per il comitato Cult (Cultura ed Istruzione) del Parlamento europeo e pubblicato lo scorso 12 giugno, i settori economico e creativo danno un contributo significativo all'economia, con oltre 12 milioni di posti di lavoro a tempo pieno (7,5% della forza lavoro dell'Ue) e 509 miliardi di euro di valore aggiunto al Pil dell'UE. Lo stesso Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in occasione della Conferenza di Alto Livello sul Patrimonio Culturale europeo, tenutasi lo scorso martedì 26 giugno nella sede di Bruxelles del Parlamento EU alla quale Mark Up ha presenziato,  ha rimarcato come “Si stimi che, per ogni posto di lavoro diretto, il settore culturale ne generi 27 indiretti, molti di più dell’industria dell’auto, per fare un esempio. 7,8 milioni di persone nell’Unione europea lavorano nell’industria culturale e creativa”.
In ambito europeo, la Nuova Agenda Europea per la Cultura (New European Agenda for Culture) pubblicata lo scorso maggio e il programma Europa Creativa (Creative Europe, attivo dal 2014-2020) rappresentano due punti di riferimento essenziali in termini di policy per sostenere questo campo, quanto mai strategico per il futuro economico-sociale dell’UE. Vi sono indubbiamente delle debolezze legate alla gestione dei settori culturale e creativo, che questi programmi cercano, al contrario, di superare improntandone lo sviluppo in modo da poter trarre vantaggio dal Mercato Unico. Lo scopo ultimo è quello sviluppare una strategia internazionale volta a superare le barriere per gli operatori culturali, anche in termini linguistici e di accessibilità al mercato.
Tutelare e promuovere i processi creativi nell’era digitale risulta essere una priorità, soprattutto garantendo il buon funzionamento del mercato digitale mediante un’effettiva protezione dei diritti d’autore contro l’omologazione dell’offerta culturale. Per fare questo vi è bisogno di un’azione di consapevolezza collettiva. Molteplici, sia a livello nazionale che europeo, paiono essere le risposte. Tra le più significative vi è sicuramente l’ideazione di uno strumento come il Cultural and Creative Cities Monitor (https://composite-indicators.jrc.ec.europa.eu/cultural-creative-cities-monitor/) da parte della DG JRC (Joint Research Centre) della Commissione europea.  Quest’ultimo serve proprio a fornire dati rilevanti, mostrando le performace di 168 città selezionate in 30 Paesi europei secondo una serie di indicatori che descrivono il livello di “fermento culturale”, di “economia creativa” e di “ambiente abilitante” di una città, utilizzando dati quantitativi e qualitativi. Una frontiera da cui trarre spunto anche per chi si occupa di real estate, urbanistica e rigenerazione urbana.

 

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