Industria e distribuzione dell’ottica sono distanti

I PROTAGONISTI – Ai primi di marzo Milano Rho ha ospitato le fiere degli accessori moda (scarpe, borse, pellicce), fra cui il Mido. (da MARKUP 218)

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La principale manifestazione mondiale dell'occhialeria organizzata dall'Anfao, l'associazione dei produttori di occhiali e di lenti oftalmiche che, nonostante le difficoltà del settore fieristico, ha avuto un buon incremento di visitatori e un'evoluzione in senso business della loro composizione.

Cinque produttori
Il mondo dell'occhialeria, dominato da cinque produttori del distretto di Belluno che fino a pochi anni fa appariva granitico, negli ultimi tempi ha manifestato qualche crepa, principalmente con le difficoltà di Safilo, passata in mani olandesi, temibili perché proprietari di negozi sparsi per il mondo, Italia inclusa e con Marcolin, che dopo una fruttuosa partnership con Della Valle ha passato la mano al fondo Pai Partners e lasciato la Borsa. Questo mentre il leader assoluto dell'occhialeria, Luxottica, seguita a mietere successi, grazie ai quali l'apporto dell'occhialeria alla bilancia commerciale del made in Italy pesa, oltre le proprie dimensioni, per l'11%, e un incremento del 7% sull'anno precedente.
Al Mido, oltre ai buyer internazionali, sono presenti anche qualche migliaio di ottici italiani, attori di un sistema distributivo specializzato che ha il poco invidiabile primato di essere il più conservativo del non food, esploso su oltre 10.000 centri ottici, in calo di vendite dal 2008, nel quale, di fatto, non ci sono organizzazioni di dimensioni e sistemi di vendita in linea con il resto d'Europa (il suo giro d'affari è la metà di quello della Francia a parità sostanziale di punti di vendita e popolazione) e in cui il commercio associato è assente e ha solo tre catene, più o meno di livello nazionale, che pesano solo il 15% del giro d'affari del settore.

Forza debole
Il potere negoziale della distribuzione ottica specializzata nei confronti dell'industria, in cui oltre ai grandi italiani dell'occhialeria sono presenti multinazionali come Essilor, Zeiss, Novartis Ciba, Johnson & Johnson e altre, è modesto, non ha capacità di aggregazione e di rappresentanza nei confronti dell'industria né di quelli del consumatore e pertanto non è in grado di organizzare una strategia di difesa per contrastare il calo delle vendite. Eppure esiste un enorme mercato potenziale costituito dalla grande massa di "ametropi" (persone con problemi visivi), che non si fanno controllare e i loro deficit visivi sono una concausa della perdita di produttività e un triste primato del nostro paese in cui il 60% degli incidenti stradali -secondo una ricerca internazionale- è attribuibile alla mancata correzione della vista. Il ritardo dell'ottica, forse incolmabile visti i tempi, è in qualche modo comune ad altri comparti della distribuzione quali i giocattoli e la cancelleria, nei quali il sistema non ha saputo rilanciarsi. Tutto iniziò quando la soppressione del regime delle licenze di commercio e della mitologica "tabella VIII" suonò la carica del grande despecializzato alla conquista dei mercati specializzati culminata con la realizzazione nel 2000 di due progetti di Auchan e Carrefour - Val d'Europe e Collegien Torcy - nei quali tutte le merceologie del non food erano presenti e da cui derivò una sostanziale modifica del merchandising degli iper con l'introduzione , tra gli altri, dei corner di ottica e la parafarmacia contemporaneamente all'ampliamento della presenza degli specialisti nei Mall.
Il sistema distributivo del non food è però molto più complesso e articolato di quello alimentare e i meccanismi di commercializzazione, basati su posizionamenti e valori diversi, soprattutto sulla coincidenza marca insegna, hanno finito con il frenare sostanzialmente l'avanzata del despecializzato e segnare il ritorno degli specialisti, non necessariamente con le grandi superfici.

Allegati

218_Ottica

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