Sono i cosiddetti partakers, gli italiani che parlano dei e con i brand attraverso la rete. Ecco cosa cercano, perché lo fanno e perché una buona percentuale è indignato-deluso

Indignati delusi (37%), Propositivi risoluti (25%), Paladini sospettosi (16%) e Commentatori seriali (21%). Sono questi i profili dei cosiddetti partakers, ovvero quegli utenti che sono soliti lasciare commenti su social network, blog, portali d’informazione e siti aziendali.

A tracciarli è stata la società di insight management Nextplora, che ha effettuato un'indagine su un campione di 800 italiani-partakers. Ecco i 4 identikit emersi:

1 - Gli indignati delusi
Per il 63% donne, tra tutti i partakers qui si trova una quota maggiore di adulti di fascia di età 45-54 anni (26%), e di residenti al Nord Est(45%). Questi gli indignati delusi: hanno un atteggiamento tiepido verso lo shopping con una scarsa attrattiva verso moda, marche o negozi di particolare livello scelti solo dal 30%. Hanno una scolarità media (62%) vivono in famiglia con figli (58%) e rappresentano anche di più le classi dei pensionati e casalinghe. A motivare il loro contributo nel rapporto con brand e azienda on line è per il 79% il desiderio di essere utile ad altri clienti con la loro esperienza, e per il 32% il desiderio che il proprio parere conti per l’azienda. Tra il totale dei partakers gli indignati delusi sono coloro che più lasciano commenti su forum e blog di esperti (15%).

2 - I propositivi risoluti
I propositivi risoluti sono il gruppo di partakers che presentano la più alta % di persone di età compresa tra i 35-44 anni (33%), con una maggiore presenza in Centro Italia rispetto agli altri partakers (25%). Mostrano una vera passione per la marche migliori scelte dal 42%. In questo gruppo si ritrova la quantità maggiore di single (13%), con una maggiore scolarità (47%) e una distribuzione in tutte le professioni. A motivare il loro contributo online è per il 67% la speranza che le proprie idee possano essere utili allo sviluppo dell’azienda e dei brand. Commentano su siti web delle aziende (30%) e Facebook (27%).

3 - I paladini sospettosi
Per i paladini sospettosi la componente femminile è superiore nella media dei partakers (68%) e più della metà sono giovani adulti tra i 25 e i 34 anni (51%), con maggiore presenza al Sud (44%). Lo shopping per loro è divertente ma non riescono a goderselo fino in fondo: più della media mostra un certo disagio all’atto del comprare sia prima (incertezza), che durante (disorientamento), che dopo l’acquisto (pentimento). Non a caso se trovano una marca che gli piace, la acquistano tantissimo (46%), diventando il loro porto sicuro nella confusione delle scelte possibili. Di scolarità media, vivono ancora in famiglia (31%) hanno una famiglia giovane con figli (51%) e una maggiore presenza di lavoratori autonomi (29%).  Il 44% dà il proprio contributo on line affinché il prodotto o i servizi dell’azienda possanomigliorare. Tra il totale dei partakers questo è il profilo che maggiormente commenta su Facebook (29%) e quello che più di tutti utiizza Twitter (7%).

I commentatori seriali
I commentatori seriali hanno una quota più alta della media dei partakers di giovani tra i 18-24 anni (21%), e una maggiore presenza di persone nel Nord Ovest (35%). Entusiasti dello shopping, hanno criteri di giudizio e aspettative molto elevate sui prodotti che comprano per il 65%. Non a caso dedicano molto tempo a questa attività (68%), maturando un’expertise e una competenza nettamente più alta della media. Forti della loro consapevolezza e attenti a spendere al meglio il proprio denaro (78%) sanno anche acquistare durante i saldi o scegliere con sicurezza il prodotto dal prezzo inferiore (40%). Il 38% di questo gruppo vive ancora con i genitori (38%) e presenta la percentuale più alta di impiegati (49%). Principalmente nativi digitali per il 50%, forniscono il loro contributo perché sono soliti farlo e per il 26% perché credono che l’azienda dovrebbe ascoltare di più il punto di vista dei clienti. Tra tutti i partakers questo è il profilo che maggiormente commenta direttamente sul sito web dell’azienda (37%). Questo è il profilo che tra tutti risulta essere quello che meno utilizza Facebook per entrare in contatto con l’azienda, il social network infatti è utilizzato solo dal 19%.

Per le aziende oggi è vitale comprendere quali sono le motivazioni e gli atteggiamenti dei propri consumatori che commentano on line i loro prodotti e marchi –spiega Andrea Giovenali Ceo di Nextplora– Questo consente di attribuire il corretto valore e significato alle discussioni online, al sentiment generato e ai contributi volontari quando le persone sono ingaggiate per generare idee e insight     

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