Agorà – Parla Mario Gasbarrino, AD di Unes

Agorà – L'amministratore delegato di Unes scrive a Mark Up in occasione del restyling della rivista

Accolgo con piacere e con senso di responsabilità l'invito a lanciare un tema di dibattito. Mi piacerebbe poter indicare una proposta al tempo stesso di stimolo, di riflessione e voglia di riscatto. Siamo in un contesto storico che, se paragonato al passato, potrebbe equivalere alla frammentazione politica dell'Italia e al contemporaneo consolidamento delle grandi monarchie europee del XV secolo. Ecco l'Italia e la gdo di oggi sono un po' così, chiuse e arroccate sulle proprie posizioni in piccoli regni locali. Lo scenario è un altro. Il mondo cambia, i clienti modificano per necessità o per virtù il proprio comportamento. Invece, il nostro approccio competitivo e la nostra incapacità ad accettare i cambiamenti ci vincola, ci lega al passato. Viviamo in un contesto politico che è ancora estremamente incerto: ci sono segnali di cambiamento, le aspettative sono alte, ma è anche forte il disorientamento. Riconquistare fiducia e credibilità a livello globale è un processo, che seppure graduale ci impone di non perdere tempo. Il Governo deve affrontare rapidamente problemi concreti come la disoccupazione e rendere operativi interventi che ridiano fiato alle famiglie e ai consumi. La gdo è ancora troppo frammentata, ma soprattutto i player sono incapaci di fare sistema e di ipotizzare un cammino insieme. Manager poco “imprenditori” focalizzati su risultati a breve e imprenditori poco “illuminati” non disposti a modificare il proprio ruolo di “padroni”, frenano fortemente la possibilità di fare evolvere il sistema. È necessario che la gdo trovi il modo di realizzare accorpamenti che non si limitino a centrali acquisti di facciata, ma a sviluppare sinergie vere nell'area della marca privata (oggi spesso molto cara), dei Cedi e delle insegne (che sono troppe) per ridurre i costi e riversarne i benefici ai clienti. Ritengo ancora difficile e sorpassato il rapporto negoziale che ci lega ai grandi fornitori di marca (l'articolo 62 è stato un boomerang per tutti) e il più delle volte le multinazionali mal si adattano alle necessità del mercato e del consumatore italiano (spesso i prodotti di marca sono troppo cari). Non è tutto. I media non sempre danno voce e spazio adeguato alle istanze e ai progetti della gdo. Inoltre, spesso non distinguono tra vera innovazione e micro strategie camaleontiche. Gli interessi dietro i grandi gruppi editoriali spesso rappresentano un freno all'efficacia e alla portata della nostra comunicazione. Soprattutto il sistema ha bisogno di più libertà e meno burocrazia, di regole certe e uguali per tutti. Il nostro progetto di pane a libero servizio, attuato in oltre 50 pdv negli ultimi quattro anni, e ormai applicato da molte insegne del settore, ha subito e subisce richieste di modifiche tra le più disparate e spesso contrastanti tra di loro perché la legge non è chiara. Avremmo bisogno di una pubblica amministrazione che, nel rispetto delle regole, incoraggi e non blocchi tutti quegli imprenditori che cercano di fare uscire l'Italia dal pantano dove si trova. Noi tutti uniti dobbiamo avere il coraggio di realizzare un progetto che sia capace come nel passato di farci evolvere verso un “Nuovo Rinascimento” e il ruolo che mi aspetto da questo Agorà è di stimolo e incoraggiamento al raggiungimento di questo obiettivo.

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