Conad, lo sport come palestra di valori per 500mila giovani

Lo sport è stato il filo rosso della terza edizione del contest letterario promosso da Conad Scrittore di classe. L’amministratore delegato Francesco Pugliese: "Scommettiamo sui giovani per ritrovare i valori che stiamo perdendo. Realizzate più di 5.600 storie, tanti i campioni coinvolti" #takeaction

Oltre 22mila classi coinvolte per un totale di circa 500mila giovani tra i 6 e i 14 anni impegnati a discutere e tradurre i valori dello stare insieme in oltre 5.600 storie. Sono questi i numeri con cui si è chiusa la terza edizione dell’iniziativa Scrittore di classe, il concorso letterario promosso da Conad che quest’anno ha avuto lo sport come filo conduttore. I risultati del contest “Cronisti di Sport” sono stati al centro di un evento andato in scena nella Sala d’Onore del Coni a Roma, che ha visto la presenza delle due scuole vincitrici ed è stato animato da un confronto a tutto campo tra Francesco Pugliese, Ad di Conad, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il rugbista Martin Castrogiovanni, la leggenda dell’atletica Fiona May, il coach Dan Peterson e lo scrittore Luigi Garlando.

"Prima di essere imprenditori i nostri 2.700 imprenditori sono cittadini che vivono quotidianamente i problemi delle comunità e da questa nostra esperienza nasce la convinzione di dover partire dai giovani, anche tramite lo sport che si fonda su valori che la società sta perdendo, dalla meritocrazia al gioco di squadra passando per l’inclusione", ha sottolineato Pugliese, ricordando gli investimenti del gruppo nello sport durante il 2017: oltre 7 milioni di euro di cui circa 5,2 milioni destinati ai settori giovanili delle società sportive attive in ambiti meno conosciuti che hanno coinvolto più di 1.000 società e 81mila atleti).

Il connubio scuola-sport è stato l’argomento chiave anche dell’intervento del presidente del Coni, Giovanni Malagò: "È la madre di tutte le battaglie. Noi ci occupiamo di scuola anche se la carta costituente del Coni non cita la parola “scuola”, così come la Costituzione non cita la parola “sport”. Non per questo possiamo fare finta di nulla: è una questione di coscienza". Secondo il numero uno dei Coni c’è tanto da lavorare, specialmente in una logica di sistema Paese: “La scuola non è predisposta per valorizzare abbastanza le discipline sportive oggi e infatti i nostri campioni sportivi non nascono nelle scuole. Eppure siamo dei giganti. Pensiamo a cosa potremmo ottenere se integrassimo il sistema Coni con la scuola".

Una visione che si è ricollegata alla testimonianza diretta della campionessa Fiona May: "Ho iniziato a fare atletica a scuola quando ero nel Regno Unito, lì mi hanno dato la possibilità di valorizzare il mio talento. Bisognerebbe fare altrettanto pure in Italia". La storia di May ha riportato alla mente, anche su espressa citazione dei partecipanti al dibattito, la storia di Pietro Mennea, la leggenda italiana che atleticamente scoperta da un insegnante di educazione fisica, che notò il suo strapotere fisico mentre giocava e correva con le suole delle scarpe tutte rovinate.

L’incontro è stato anche l’occasione per affrontare un aspetto specifico dell’attività sportiva: l’impatto positivo sulla salute dei giovani. Sono stati snocciolati gli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute, che disegnano un quadro preoccupante: gli obesi tra i 6 e i 10 anni sono il 9% del totale, il 21% è in sovrappeso e in generale solo il 34% per cento dei piccoli tra gli 8 e i 9 anni svolge attività fisica non più di un giorno a settimana, mentre il 41% guarda la TV o gioca con il suo smartphone o tablet per più di 2 ore al giorno. Numeri che hanno spinto tutti i protagonisti del dibattito a ricordare con forza il legame tra l’attività fisica quotidiana e la buona salute.

L’iniziativa firmata Conad ha coinvolto tanti campioni dello sport tra cui Gianmarco Tamberi, Rino Gattuso, Vincenzo Nibali, Federica Pellegrini, Marco Bellinelli, Ivan Zaytsev e Flavia Pennetta. Nelle classi italiane si è recato anche Martin Castrogiovanni che durante l’incontro ha sottolineato come tutti gli sport sono educativi, precisando che l’educazione comincia innanzitutto a casa. La presenza dei campioni di diversi discipline sportive nelle diverse classi e scuole ha permesso ai ragazzi di “capire che dietro gli idoli ci sono delle persone con dei valori”, ha raccontato il giornalista e scrittore Luigi Garlando che ha prestato la sua esperienza in tutte le fasi all’iniziativa. Un’esperienza che Garlando ha definito “ricca ed emozionante”, anticipando le parole utilizzate di un volto noto dello sport come il coach Dan Peterson, che ha detto: "Non c’è nulla di più bello che allenare i giovani e vedere i loro occhi illuminati dallo sport".

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