Dal sondaggio che Confimprese ha commissionato a YouTrend, emerge che 2 italiani su 3 sono contrari alle chiusure domenicali. Il 77,1% degli intervistati ha all'interno del proprio nucleo familiare una persona che fa acquisti di domenica (di cui il 21,1% con frequenza settimanale)

Il dato emerge dal sondaggio della società YouTrend per Confimprese: 2 italiani su 3 sono contrari alle chiusure festive dei negozi. La posizione che Confimprese (l'associazione del commercio moderno, rappresentativa di 35.000 punti di vendita, 650.000 addetti nel commercio, 160 miliardi di fatturato 2018) ha espresso oggi nell'audizione in Commissione attività produttive della Camera, porta alla conclusione, anche in base ai dati del sondaggio, che le chiusure domenicali dei negozi possono determinare una perdita quantificabile in 150.000 posti di lavoro complessivi pari al 5% dell’attuale occupazione nel retail, con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile.

"È opportuno rilevare –aggiunge Mario Resca, presidente di Confimprese che il lavoro domenicale è già una realtà per 4,7 milioni di lavoratori in Italia nei diversi settori, pur posizionandosi il nostro Paese tra gli ultimi in Europa per lavoro festivo, e non contrasta con il diritto dei lavoratori al riposo settimanale che deve essere tutelato garantendo il rispetto delle condizioni contrattuali che prevedono turni, giorni di riposo e incrementi retributivi per il lavoro in giorni festivi. Il lavoro domenicale, per cui è prevista una maggiorazione del 30% e del 50% nei giorni festivi, impatta in modo significativo sulla retribuzione mensile netta dell’addetto vendita. È una boccata di ossigeno che consente di arrivare più serenamente alla fine del mese".

Quanto al fatturato, si stima un decremento per il settore pari al 12%, non sostenibile, sostiene Confimprese, né per le catene, che dovrebbero chiudere i punti di vendita in perdita, né per i piccoli imprenditori che la proposta di legge intende tutelare.

"A ciò si aggiunga -prosegue Resca- che la modifica della normativa in vigore non è a costo zero per lo Stato. L’impatto sul gettito fiscale per l’erario, dovuto al decremento di fatturato del settore retail, non viene compensato né dalla crescita dei ricavi negli altri giorni della settimana né dall’incremento di vendite online da parte dei player dell’e-commerce, che hanno le loro sedi fiscali al di fuori dei confini nazionali. A pesare sull’erario saranno anche le misure da implementare a sostegno della disoccupazione che si verrà a creare per le chiusure di negozi, la riduzione degli orari di apertura e lo spostamento di una parte di acquisti sull’online, canale che non crea occupazione. Da calcolare, infine, anche i minori contributi previdenziali in seguito alla diminuzione degli occupati".

Senza contare il mancato servizio agli oltre 60 milioni di turisti che visitano ogni anno il nostro Paese (non solo i centri a vocazione turistica) e ai 12 milioni di italiani che fanno acquisti la domenica nei centri commerciali e nei centri città.

Apertura o chiusura: opinioni a confronto

Dal sondaggio emerge che per il 66% degli intervistati negozi e centri commerciali dovrebbero restare aperti la domenica, opzione, quest'ultima, considerata dal 65,7% come un’opportunità per fare acquisti insieme alla famiglia. Tra chi si dichiara favorevole alle aperture domenicali, il 50% indica come motivo la possibilità di fare acquisti quando si è più comodi e si ha tempo libero, il 36,1% per tutelare la libertà d’impresa e il 13,9% per evitare che gli acquisti si spostino sul canale online.

Il 61,2% degli intervistati è consapevole che le chiusure domenicali porterebbero a una perdita di posti di lavoro. Sull’argomento le risposte dei consumatori rilevano alcune diversità. Tra chi è contrario alla chiusura, l’80,4% è convinto che la manovra causerebbe la perdita di posti di lavoro, mentre il 64% dei favorevoli è convinto che nulla cambierà. Quanto alla tutela dei dipendenti, il 78,2% è convinto che per proteggere i lavoratori sarebbe preferibile rendere più severi i controlli piuttosto che obbligare negozi e centri commerciali a tenere chiuso la domenica. Tuttavia, anche in presenza di un’adeguata turnazione dei lavoratori, di servizi di welfare e sostanziali maggiorazioni di stipendi, la metà di chi si dichiara favorevole alle chiusure (52,8%) non cambia idea e continuerebbe a pensarla allo stesso modo, mentre il 31% sarebbe indeciso e il 15,8% passerebbe sul fronte dei contrari.

La famiglia: vita domenicale e abitudini d’acquisto

Dal sondaggio emerge che i negozi aperti la domenica vengano incontro alle esigenze di vita quotidiana delle persone. Il 77,1% dichiara che nel proprio nucleo familiare c’è almeno una persona che va a fare acquisti di domenica (di cui il 21,1% con frequenza settimanale); il 51,6% di questi sostiene che l’abitudine di fare acquisti la domenica è consolidata da più di un anno e il 37,4% afferma di recarsi a fare acquisti la domenica spesso con la famiglia, percentuale che sale al 72,2% tra gli intervistati che fanno shopping abitualmente la domenica.

Ancora più allarmanti sono le risposte sull’impatto che la chiusura domenicale avrebbe sulle abitudini di acquisto. Tra gli intervistati che fanno abitualmente acquisti nei giorni festivi il 37,8% dichiara che ridurrebbe gli acquisti e il 25,2% che farebbe più acquisti online; tra chi fa acquisti nei festivi 1-2 volte al mese, il 24,7% dichiara che farebbe meno acquisti e il 19,1% che sposterebbe una parte di questi online.

Il Governo: priorità e condizionamenti di voto

Il 78,3% afferma che la chiusura dei negozi non deve essere una priorità del Governo: un modo per dire che l'Italia ha problemi più urgenti da risolvere. Nello specifico, il 59% di chi è favorevole alla chiusura ritiene la proposta di legge un argomento secondario, percentuale che sale alla quasi totalità (92,2%) tra chi invece non è favorevole.

 

 

 

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