Conserve Italia: la lunga attesa dei pomodori al porto

Concilio_Conserve_ItaliaConserve Italia è un consorzio cooperativo leader in Italia nel settore della trasformazione alimentare, che associa 14.000 produttori agricoli e trasforma oltre 600.000 tonnellate di frutta, pomodoro e vegetali, che vengono lavorati in 12 stabilimenti produttivi, di cui 9 in Italia, 2 in Francia e uno in Spagna. Dallo stabilimento di Bologna, vengono esportati verso l’Indonesia i pomodori trasformati, che a causa di lungaggini burocratiche possono attendere anche 12 mesi prima di poter essere spediti.

Il consorzio ha già 20 anni di esperienza di vendita in Indonesia, con un fatturato che è triplicato nel giro di pochi anni, passando dagli iniziali 70.000 euro agli attuali 200.000 euro, e che è destinato a crescere ancora. “In paesi come questi – spiega Cesare Concilio, direttore commerciale estero di Conserve Italia - vince chi riesce ad investire per tempo, poiché i risultati arrivano solo con gli anni e chi investe oggi riuscirà poi ad avere una posizione di privilegio”.

Le lunghezze burocratiche e le complicazioni che le aziende europee devono purtroppo ancora fronteggiare per esportare in Indonesia sono state una delle questioni su cui il Commissario all’Agricoltura Europea Phil Hogan ha garantito l’impegno e la massima attenzione politica da parte della Commissione, nel corso della sua recente missione strategica che lo ha visto impegnato in incontri istituzionali in Indonesia, Vietnam e Singapore, accompagnato da una delegazione di 50 aziende europee.

Conserve Italia ha partecipato alla missione insieme ad altre cooperative e alla delegazione dell’, guidata dal presidente Giorgio Mercuri. “Possono intercorrere anche più di 12 mesi dal momento in cui l’acquirente sigla il contratto di fornitura fino a quando il prodotto può essere finalmente spedito” – racconta Concilio. Il motivo è presto spiegato: in Indonesia, come in gran parte dei paesi asiatici, esiste una normativa molto scrupolosa e articolata che regola l’accesso delle merci nel paese. Alle aziende esportatrici viene puntualmente richiesto di esibire documentazioni che dimostrino la veridicità di quanto riportato in etichetta, ad esempio che si tratti di materia prima coltivata e lavorata in Italia. Per molti prodotti è fatto obbligo anche di produrre una specifica certificazione halal che in Indonesia ha un iter diverso da quello di altri paesi musulmani.

“Nonostante tutte le difficoltà che ancora rendono lenta e macchinosa la penetrazione commerciale in Indonesia dei nostri prodotti, ulteriormente complicata anche da una distribuzione organizzata molto frammentata - prosegue Concilio – la nostra azienda è stata tra le prime a credere nelle enormi potenzialità dei mercati del sud est asiatico. Non dimentichiamo che con i suoi 255 milioni di abitanti l’Indonesia è il primo paese musulmano al mondo per numero di abitanti e il quarto paese in assoluto più popoloso al mondo”.

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