Filiera avicunicola: Unaitalia mira a sostenibilità e benessere animale

È il teramano Antonio Forlini il nuovo presidente di Unaitalia, l’Unione nazionale Filiere agroalimentare delle carni italiane che tutela e promuove le filiere agroalimentari italiane delle carni e delle uova, rappresentando oltre il 90% dell’intera produzione avicunicola nazionale ed una fetta molto cospicua di quella suinicola. Un settore che genera 5,9 miliardi di euro da fatturato, occupa quasi 40.000 addetti ed è composto da oltre 18.500 allevamenti. Il settore delle carni di pollo è l'unico settore zootecnico in Italia ad essere autosufficiente, per la precisione in surplus produttivo del 107%, e la quasi totalità del pollo che finisce sulle tavole è 100% made in Italy.

 

 

Tuttavia una recente indagine Ipsos ha dimostrato che molti italiani ignorano questa informazione. Nel corso di una recente intervista il neopresidente Forlini ha descritto gli obiettivi, le sfide da affrontare e i temi più importanti di lavoro nell’immediato, a cominciare dalla sostenibilità ambientale e dal rispetto del benessere animale.

 

 

Tra gli obiettivi principali l'associazione si pone quello di rispondere ad alcune criticità evidenziate dalla ricerca Ipsos, dalla quale è emerso che gli italiani non conoscono ancora in modo sufficientemente approfondite alcune caratteristiche del settore. Per comunicare i valori della filiera al consumatore, Unaitalia è al lavoro con esperti e nutrizionisti in grado di veicolare efficacemente il concetto di leggerezza e di qualità delle carni. La comunicazione avverrà attraverso media tradizionali e social network e punterà a valorizzare il ruolo del made in Italy e della totale italianità della filiera.

Sul fronte del benessere animale, invece, l’associazione ha avviato da tempo una forte azione di sensibilizzazione nei confronti degli associati finalizzata a ridurre, e in qualche caso azzerare, l’uso degli antibiotici. Le sperimentazioni avviate negli ultimi due anni hanno dato risultati superiori alle attese e già oggi una parte significativa della produzione avicola italiana avviene senza l’utilizzo di antibiotici. La previsione è che nei prossimi anni possa ulteriormente ridursi fino a divenire un fatto residuale. Fondamentale, in questo contesto, la disponibilità degli allevatori ad investire nell’ammodernamento degli allevamenti a vantaggio del benessere degli animali e allo scopo di non utilizzare antibiotici ed altri farmaci.

Da un lato occorre dunque sensibilizzare gli allevatori sul fatto che la cura e il benessere degli animali si riflette direttamente nella qualità delle carni, sull’altro fronte l’associazione punta invece a stimolare la politica affinché si trovino le risorse necessarie per gli investimenti in migliorie degli allevamenti.

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