Gruppo Casino, vendere per salvarsi

Il formaggio francese di qualità è il protagonista del Salone biennale di Parigi
Sul mercato crescono le voci relative alla vendita di supermercati e ipermercati della catena francese per ridurre la pesante posizione debitoria, prima che il magnate Kretinski assuma il pieno controllo del gruppo

Ridimensionarsi per sopravvivere. È la strada obbligata per il gruppo Casino, da tempo alle prese con una difficile ristrutturazione. Nei giorni scorsi, i media francesi hanno riportato i nomi dei candidati a rilevare una serie di ipermercati che il gruppo transalpino della grande distribuzione ha deciso di mettere sul mercato. Un'operazione seguita con grande interesse perché disegna nuovi scenari nella gdo dopo due anni tra crescita debole e iperinflazione.

Cura dimagrante in corso

Da anni Casino – che conta 50 mila dipendenti in Francia e 200 mila a livello globale - continua ad accumulare debiti, che a fine 2022 hanno raggiunto quota 6,4 miliardi di euro (complice un calo del fatturato nell’ordine del 20% rispetto al 2021, a quota 2,4 miliardi di euro), di cui 4,5 miliardi per le sole attività in Francia. Colpa soprattutto delle acquisizioni a debito condotte nell’era dei tassi zero, che si sono rivelate azzardate quando le banche centrali hanno avviato la stretta monetaria e l’iperinflazione ha svuotato le tasche delle famiglie.

A maggio è stata siglata un’intesa di massima con i creditori principali per dilazionare i pagamenti e due mesi dopo è stata raggiunta l’intesa con tycoon ceco Daniel Kretinsky, affiancato dal fondo Attestor (specializzato in aziende in grave difficoltà dal punto di vista finanziario) per il passaggio della quota di controllo, che verrà ufficializzata nelle prossime settimane.

La cura dimagrante ha conosciuto uno step importante in primavera, quando è stato firmato con Groupement Les Mosquetaires (realtà con sette insegne e 4 mila negozi tra Francia, Belgio, Portogallo e Polonia, per un fatturato che supera i 54 miliardi di euro) un accordo per la cessione di 180 punti di vendita su un totale di 12.400 che compongono la rete del gruppo attivo nella gdo. In cassa entreranno (il futuro è d’obbligo dato che le prime cessioni sono già state finalizzate, ma il processo sarà completato entro un triennio), 600 milioni di euro, una boccata d’ossigeno per i conti in estrema sofferenza.

Ora tocca agli ipermercati?

Nelle ultime settimane i media transalpini hanno rilanciato a più riprese i rumors relativi alla possibile vendita di ipermercati e supermercati, anche se non sono arrivate indicazioni sul perimetro dell’operazione dai vertici aziendali. Se – come sembra più probabile – verrà dismessa l’intera unità di business si tratterebbe di 52 iper e 353 supermercati, di cui 60 in franchising. Auchan e Intermarché sarebbero in pole position per l’acquisizione in abbinata, che potrebbe valere qualcosa in più di un miliardo di euro. Anche Lidl (affiancato dal fondo d’investimento londinese Scp, da tempo in affari con la famiglia Schwarz che gestisce il gruppo tedesco di discount) e Carrefour (che dal 2024 ingloberà ufficialmente le insegne Cora e Match rilevate nei mesi scorsi da Delhaize) avrebbero avanzato offerte in merito, ma con valorizzazioni inferiori.

Tra occupazione e sovranità alimentare

La vicenda è seguita con grande attenzione dai media francesi non solo per l’impatto occupazionale di un’eventuale acquisizione, ma anche relativa alle ricadute sui fornitori, considerato che a Parigi e dintorni il tema della sovranità alimentare è molto sentito.

Le norme restrittive sulle aperture accrescono l’appeal

Di certo c’è che difficilmente l’eventuale disimpegno avverrà a prezzi di saldo, considerato che l’evoluzione legislativa nazionale rende sempre più complicato aprire nuovi punti di vendita, per cui quelli esistenti – sebbene al momento non remunerativi – conservano un valore importante. In particolare, la legge n.215 del 2021 stabilisce che dal nuovo anno non potranno essere concesse deroghe per l’apertura di superfici di vendita superiori a 10 mila mq, per cui chi ha queste superfici, ha un piccolo tesoro. Per quanto riguarda le richieste di deroga per tutti i progetti con una superficie di vendita tra 3 mila e 10 mila mq, invece, saranno esaminate dal prefetto.

È probabile che le trattative diventino più serrate nei prossimi giorni, considerato che l’11 gennaio è prevista una nuova riunione dei creditori, relativa a una serie di poste non chiarite in passato e a quel punto un cavaliere bianco potrebbe risultare il benvenuto.

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