Per il ministro Martina, l’obiettivo è fare squadra e crescere

Un incontro a tutto campo, che traccia un bilancio del lavoro fatto finora, segna le direttrici per il prossimo futuro in Italia come in Europa. Obiettivo: fare squadra e crescere (da Mark Up 251)

Dall’esperienza di Expo, abbiamo imparato meglio a mettere insieme i nostri talenti individuali e a presentarci come Italia: il record di export raggiunto sfiorando i 37 miliardi di euro ne è la testimonianza. Durante Expo siamo cresciuti del 12%, con punte del 20% in Paesi come gli Stati Uniti. È un patrimonio che non dobbiamo disperdere”. Parte da qui l’intervista con il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, per capire come tesorizzare i risultati ottenuti e quali le priorità per consolidare le perfomance.

Cosa si può fare per migliorare ulteriormente l’export dell’agroalimentare italiano? La gdo potrebbe essere un mezzo?
Per la prima volta abbiamo un piano di internazionalizzazione del Made in Italy che vede una forte collaborazione tra il ministero dello Sviluppo Economico e quello delle Politiche Agricole. Risorse certe per  Paesi target come gli Usa e obiettivi concreti e coordinati con la filiera, senza dispersioni in mille rivoli. Con la gdo dobbiamo mettere in piedi sistemi sempre più efficienti di aggregazione del nostro prodotto verso  l’estero. Il mondo vuole Italia, dobbiamo lavorare per essere ancora più presenti.

Proprio la gdo ha attivato una campagna straordinaria di promozione per latte e derivati 100% italiani. Cosa ne pensa?
È un fatto positivo, per dare una mano ai nostri allevatori. Va estesa il più possibile per collaborare a un’azione coordinata di sistema. Per questo è fondamentale agire insieme.

Anche perché il tema del prezzo del latte è molto serio. A fine anno il prezzo era 0,34 euro al litro oggi è a 0,28: quali sono le possibili soluzioni?
Siamo davanti a una crisi strutturale ed europea. Da mesi, siamo vicini agli allevatori per gestire questa fase delicata, che sconta la mancanza di scelte degli anni passati. Dall’Europa servono risposte più convincenti. Con Francia, Spagna e Germania stiamo costruendo una proposta operativa che prevede il finanziamento europeo della riduzione dell’offerta e, per il medio periodo, una Ocm Latte (ndr: Organizzazione comune del mercato).

E a livello nazionale?
Stiamo attuando un piano di azioni da 120 milioni di euro, portando l’Italia tra i primi Paesi in Europa per entità dell’intervento. Abbiamo stanziato 32 milioni di euro per l’aumento della compensazione Iva al 10% per il latte venduto alla stalla, 53 milioni del fondo latte per ristrutturare i debiti e potenziare la moratoria dei mutui bancari ottenuta con l’Abi Associazione Bancaria Italiana. Altri 25 milioni europei sono stati utilizzati per il sostegno diretto agli allevatori e 10 milioni sono stati investiti per l’acquisto di latte crudo da trasformare in Uht e destinare agli indigenti. Siamo consapevoli che c’è ancora molto lavoro da fare: stiamo lavorando anche con la gdo per il rilancio dei consumi interni.

Sempre nell’ottica di sostenere l’agricoltura, lo scorso anno avete cancellato IMU agricola e Irap. Prevedete nuove misure di defiscalizzazione?
Stiamo lavorando per utilizzare tutte le leve a nostra disposizione. Vogliamo far crescere ancora di più l’agroalimentare, puntando sulle integrazioni di filiera. La scelta fatta per il 2016 è un segnale chiaro: la nostra priorità è tutelare il reddito dei produttori. Abbiamo tagliato del 25% la pressione tributaria, investendo oltre 800 milioni nel comparto.

Nelle scorse settimane l’Europa ha approvato un accordo che prevede l’importazione nel territorio Ue, senza dazi, di 35 mila tonnellate di olio tunisino in più all’anno. Qual è la sua opinione in merito?
Pur condividendo la necessità di intervenire a sostegno della Tunisia contro il terrorismo internazionale, siamo stati contrari ad aumenti  strutturali delle importazioni di olio tunisino e abbiamo ottenuto uno stretto monitoraggio sui contingenti per verificarne l’impatto di mercato. Va detto che in Italia abbiamo un sistema avanzato di tracciabilità dell’olio importato. In ogni caso, abbiamo rafforzato i controlli ai porti e lungo la filiera, a tutela dei consumatori e dei nostri produttori.

È un fatto che le politiche agricole dipendono da Bruxelles. Cosa sta facendo il governo italiano per rappresentare al meglio le esigenze degli stakeholder dell’agroalimentare in Europa?
Lavoriamo per avere un’Europa più forte, che sappia decidere. In questi mesi, abbiamo costruito alleanze sui dossier più importanti. Se la Commissione è intervenuta con misure straordinarie su latte e carni è perché abbiamo fatto squadra con Francia e Spagna. Anche sul fronte dell’etichettatura a semaforo stiamo dando battaglia e i primi risultati si vedono.

Quando verrà approvata la legge sul caporalato?
Mi auguro prestissimo. Il testo è all’esame del Senato ed è sempre più urgente accelerare il suo iter. Grazie alla norma, infatti, si migliora l’applicabilità del reato di caporalato, si introduce la responsabilità delle aziende e la confisca dei beni. Come succede nei casi di mafia o di camorra.

Nel frattempo come state intervenendo?
Con un lavoro di squadra che non c’era in passato. Insieme al Ministero del Lavoro, abbiamo aumentato del 59% i controlli. Di recente abbiamo siglato un’intesa con i Ministri Alfano e Poletti, tante regioni del Sud, i sindacati, le associazioni di categoria agricole e il terzo settore su due pilastri: creare nuovi modelli di accoglienza e assistenza materiale soprattutto dei lavoratori stagionali, insieme all’ulteriore rafforzamento dei controlli nei campi attraverso task force composte da personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, carabinieri e forestali.

Nelle Commissioni agricoltura di Camera e Sento molte proposte di legge procedono con lentezza. Come invertire la tendenza?
Dicendo sì al referendum sulle riforme costituzionali. Passa da lì la sfida al cambiamento, perché troppo spesso leggi necessarie al Paese si incagliano in tanti passaggi tra i due rami del Parlamento. Penso al collegato agricoltura alla legge di stabilità del 2014. È ancora in esame. Così altri provvedimenti.

Come avvicinare i giovani all’agricoltura?
Dando la giusta remunerazione a questo lavoro. In questi anni, sono tanti gli under 40 che hanno deciso di investire in agricoltura. Noi mettiamo in campo gli strumenti ad hoc per favorire il loro accesso alla terra e al credito.

In quest’ottica, ci spiega il progetto mutui a tasso zero per le start up agricole?
Con il nostro primo provvedimento Campolibero abbiamo introdotto il finanziamento di mutui a tasso zero per i giovani che vogliano diventare imprenditori agricoli. Una scommessa che ci vede al loro fianco: sul sito di Ismea si trovano tutti i dettagli operativi utili. Insieme a questa operazione, abbiamo previsto la detrazione al 19% dell’affitto dei terreni agli under 35, oltre che l’aumento dei contributi europei per 5 anni a chi avvia nuove attività. Il ricambio generazionale è una priorità assoluta.

Sono previste misure per il Sud per migliorare produzione e distribuzione del settore agroalimentare?
Il Mezzogiorno è un pezzo fondamentale dell’agroalimentare italiana: rappresenta più del 50% delle aziende del settore, ma ha bisogno di un disegno strategico. Ha tante eccellenze che devono diventare modello diffuso e replicato. Le risorse ci sono: con i fondi europei agricoli fino al 2020 verranno investiti 10 miliardi di euro. Fondamentale puntare su competitività, legalità e nuova occupazione.
I consumi di prodotti biologici sono cresciuti di oltre il 10% anche nel 2015 in un comparto che vale più di 3 miliardi. Rappresenta un’opportunità per le nostre imprese agricole: per questo abbiamo un  piano strategico nazionale per investire fino al 2020 1,5 miliardi. Se vi sembra poco ...

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