Privacy, pagamenti e sicurezza: cosa ne pensano gli italiani

Il 74% degli italiani, ad esempio, è preoccupato dal dover condividere troppe informazioni personali nel caso in cui i pagamenti via mobile diventassero l’unico sistema accettato nei prossimi anni

Nonostante l’utilizzo del contante sia in costante diminuzione un po’ in tutta Europa, una recente indagine dello studio legale Osborne Clarke rivela che i consumatori sono a oggi più preoccupati rispetto a un anno fa per i rischi legati a possibili frodi o falle di sicurezza nel caso in cui pagamenti mobili dovessero sostituire completamente il contante nei prossimi anni.

 

 

In generale, i consumatori negli ultimi anni si sono mostrati sempre più favorevoli a utilizzare strumenti di pagamento alternativi al contante. Una recente indagine di Ing, sd esempio, ha evidenziato che il 54% dei cittadini europei utilizza contante molto meno di un anno fa, mentre circa un terzo (34%) ha addirittura affermato di essere disposto a rinunciare completamente al contante se gliene fosse data la possibilità.

Paura per le possibili frodi
Secondo quanto emerge dall’indagine di Osborne Clarke, tuttavia, le paure legate alla privacy e alla sicurezza dei dati personali potrebbero rappresentare un ostacolo a un mondo di pagamenti completamente cashless. L’81% di chi ha risposto si è detto preoccupato delle possibili frodi che potrebbero derivare dal ricorso ai pagamenti via mobile (il 12% in più rispetto allo scorso anno) e l’80% ha anche espresso dubbi circa alle possibili falle di sicurezza. In Italia la percentuale è del 79% con una crescita del 20% rispetto allo scorso anno.

 

 

Verifica dell’identità
Uno dei principali obiettivi della Psd2 è proteggere i clienti contro i rischi di possibili frodi. La direttiva prevede che dal settembre 2019 ciascun utente dovrà dimostrare di avere almeno due fra i tre seguenti elementi: il possesso (es. avere una carta di pagamento), il riconoscimento (es. la password o il Pin) e la possibilità di verificare l’identità nel momento in cui si accede al proprio account e si effettua il pagamento (es. riuscire a passare un test biometrico).

Secondo l’indagine di Osborne Clarke la maggior parte dei consumatori europei (60%) apprezza il riconoscimento attraverso l’impronta digitale, e il 57% di questi dichiara di preferirlo al più tradizionale strumento di identificazione attraverso password. Fra gli otto Paesi presi in considerazione, l’Italia è fra quelli che sembrano aver stabilito maggior confidenza con questo strumento (62%), e che comunque registra la crescita maggiore.

Il 21% afferma di essere disposto a utilizzare anche il riconoscimento vocale come strumento di identificazione. In questo caso Italia e Spagna con una percentuale del 28% sono i paesi più aperti a questo tipo di tecnologia mentre la Germania pare essere quella meno favorevole (14%)

Troppe informazioni?
Oltre al rischio legato alle possibili frodi, l’indagine rileva che il 76% di chi ha risposto è preoccupato dal dover condividere troppe informazioni personali nel caso in cui i pagamenti via mobile diventassero l’unico sistema accettato nei prossimi anni – il 25% in più rispetto allo scorso anno. In Italia questa percentuale è del 74% (+32%).

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