Il Rapporto Coop 2020 illustra le tendenze e gli stili di vita in era pandemica: l'emergenza di quest'anno ha generato cambiamenti nelle abitudini degli italiani destinati a rimanere anche nel 2021

Fra le numerose macro-tendenze, illustrate nel corso della presentazione del Rapporto Coop, che caratterizza la nuova normalità degli italiani, spicca proprio la riscoperta/rivalorizzazione del consumo di prodotti e servizi di manifattura e ambito geografico nazionali. Nei prossimi 12/18 mesi, quando si spera che di Covid19 non si parlerà più, il 49% degli italiani continuerà a prediligere l'origine nazionale dei prodotti alimentari. Coop ha infatti evidenziato 7 stili alimentari (italian food styles) che rimarranno anche nei prossimi mesi: low cost (18%), digital (23%), safe (34%), homemade (35%), healthy (38%), sustainable (42%), e appunto italian (49%). Questi stili si intersecano alle 8 sfere della "nuova normalità" come evidenzia l'immagine twittata:

 

 

Per esempio, nella sfera lavoro il 70% degli executive italiani si aspetta nel 2021 maggiore disoccupazione e il 53% prevede la diffusione di smart working e telelavoro. Nella sfera mobilità, i trend più evidenti per i prossimi mesi sono il turismo interno (49% afferma che farà un viaggio in Italia rimandato nel 2020 a causa del lockdown), e la mobilità dolce (il 27% è convinto che si diffonderanno mezzi di locomozione alternativi a quelli tradizionali); e nella sfera "abitudini di spesa", il 29% prevede nel 2021 una riduzione (quantitativa, non qualitativa) di consumi e servizi. È un'Italia divisa tra peggioramento della precarietà da un lato, e resilienza della classe media, dall'altro. Il Covid19 ha innescato una serie di contraddizioni nel processo sociale ed economico che vanno dall'aumento del risparmio (per esempio, meno spostamenti meno spese di trasporto) all'incremento di spese in prodotti e servizi di elettronica di consumo e di connessione dovuto all'aumento esponenziale dello smart working.

Ma una cosa è certa e sta alla base di tutto. Il Covid19 ha finito per "scatenare la più grave recessione economica dal dopoguerra" come ha ricordato Albino Russo, direttore generale Ancc-Coop. Ne hanno fatto le spese i più deboli e i meno garantiti. Non siamo, però, gli unici nel mondo, e c'è chi sta peggio di noi: negli Usa circa il 40% degli americani non può coprire una spesa improvvisa di 400 dollari (il dato era del 2019, quindi con il Covid19 si presume peggiorato).

 

 

 

L'emergenza di quest'anno ha esasperato e riportato drammaticamente alla ribalta tendenze, temi, istanze che già da tempo innervavano la società, scorrendo sotto la superficie del politically correct a mo' di fiume carsico. Due di queste tendenze sono lo smart working e l'eGrocery jump.

Se non ci fosse stata la pandemia le vendite tramite eCommerce avrebbero sfiorato i 2,7 miliardi di euro nel 2025 e non nel 2021, come stimato da Nomisma e Iri nel Rapporto Coop. Nel 2020 le vendite online sono aumentate del 132%. La penetrazione dell'eCommerce (famiglie acquirenti online nelle ultime 52 settimane) è di 8,4 milioni, con un +56% di famiglie che hanno acquistato in rete nel periodo Covid19.

Il corto raggio della mobilità

Un'altra tendenza evidenziata dal Rapporto Coop è "il corto raggio della mobilità". 4,5 milioni di italiani vorrebbero trasferirsi in città da 30.000 a 100.000 abitanti (3 milioni di italiani) e 1,5 milioni di italiani vorrebbero andare a vivere in piccoli centri (sotto i 30.000 abitanti). Il lockdown ha indotto gli italiani a riscoprire il valore della prossimità, l'importanza di quello che gli inglesi chiamano il "within reach", la presenza di servizi e negozi a una distanza che non comporti spostamenti in auto anche di media percorrenza: 15 minuti è il tempo massimo che i cittadini dovrebbero impiegare per raggiungere tutti i servizi necessari per mangiare, divertirsi, lavorare (fonte: Milano 2020 strategia di adattamento), ma la realtà è ben diversa, visto che il 46% degli occupati impiega più di 30 minuti per raggiungere con i mezzi pubblici i comuni nel centro dell'area area metropolitana, incidenza che sale al 65% per i comuni della periferia.

Uno degli aspetti più evidenti della crisi di quest'anno è stata la forte impennata nella richiesta di "food delivery". Ed è un fenomeno destinato a perdurare anche nel 2021: l'82% degli italiani continuerà a utilizzare servizi di delivery/take away anche nel 2021, considerando che la domanda per il nuovo fuori casa è regolata anche da fattori edonistico-emozionali, per esempio "mangiare qualcosa di speciale", "cambiare", "mancanza di voglia di cucinare". Il fenomeno è peraltro fortemente influenzato da fattori sociali e familiari, ma anche dalle abitudini legate al lavoro, perché la diminuzione o l'aumento dello smart working impattano senza dubbio sulla domanda non solo dell'home delivery ma anche dell'eCommerce in generale.

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