Ornella Barra, WBA: una vita per la farmacia

Parla Ornella Barra, Co-Coo di Walgreens Boots Alliance, tra i principali gruppi di retail farmaceutico (da Mark Up n. 278)

Una carriera costruita a partire da una piccola farmacia di Chiavari (Ge) negli anni Settanta, passando per la creazione di Alliance Santé nel 1991, l’accordo con la britannica Unichem nel 1997, l’acquisizione di Boots nel Regno Unito nel 2006 e la fusione con Walgreens nel 2014, fino a ricoprire il ruolo di Co-Chief Operating Officer di Walgreens Boots Alliance, una realtà che rappresenta uno dei gruppi leader a livello mondiale nel retail farmaceutico in continua crescita, con oltre 18.500 farmacie, presenti in 11 Paesi: questa la vita di Ornella Barra, ligure di nascita, oggi cittadina del mondo, come si autodefinisce, sempre in viaggio, tra Londra, New York e il resto del mondo, per capire, definire e guidare l’evoluzione della farmacia, in catena o indipendente che sia.

 

 

“La farmacia italiana è una delle meglio attrezzate al mondo e i farmacisti sono un patrimonio importante da difendere per quanto riguarda competenze, capacità di interagire con le persone, rassicurazione e fedeltà, ma devono adeguarsi ai tempi veloci di oggi e diventare proattivi. Sono consapevole delle loro potenzialità: nel mio dna, mi sento ancora una farmacista, ma ci sono dei passi essenziali da fare”.

Cosa suggerisce a chi ha e gestisce una farmacia oggi, uomo o donna che sia?

Di avere la forza e il coraggio di essere protagonista. Di essere veloci e agili. Di proporre servizi all’avanguardia in linea con le esigenze dei pazienti consumatori di ogni singolo Paese, di prestare sempre più attenzione alla tecnologia, dalla quale non si può prescindere. Significa dotarsi di strategie e strumenti innovativi di marketing e di loyalty, come app e carta fedeltà, come abbiamo mostrato (e premiato) alla nostra recente convention di Alphega, il nostro network pan-europeo per la farmacia indipendente tenutasi a metà marzo. Vuol dire anche avere dati a disposizione sui quali costruire servizi e offerte adatte ai bacini di utenza. Noi come Wba, con la nostra esperienza internazionale, abbiamo la possibilità di fornire supporto alle farmacie indipendenti ed essere al centro dell’innovazione. Perchè è certo non si può restare fermi; altrimenti si rimane di serie B.

Quindi esistono ancora spazi per le farmacie indipendenti? Ora e in futuro?

Sono i numeri a dirlo: Boots è nata 170 fa e oggi ha una rete di oltre 3.000 farmacie, di cui 2.500 nel Regno Unito, dove operano un totale di 12.000 farmacie di cui 6.000 indipendenti; Walgreens in quasi 110 anni negli Stati Uniti ha costruito una rete di circa 10.000 farmacie. E parliamo di realtà evolute: il mercato ci chiede di essere realisti e pragmatici, questi numeri ci dicono con forza che la farmacia indipendente ha un futuro, a patto che sappia interpretare i nuovi bisogni della propria clientela.

Sarebbe più facile con un modello unico di farmacia per tutti Paesi?

No. Una delle caratteristiche del nostro gruppo è proprio quella di non applicare un modello univoco a tutti i mercati, ma di adattarlo a ogni singolo Paese: ogni nazione ha un proprio approccio alla salute, una propria cultura, oltre che normative diverse. Quindi ogni mercato va guardato, studiato e capito per vedere se e come il modello funziona: questa attività di adattamento e comprensione implica grandi investimenti di tempo, di risorse e persone. Bisogna avere pazienza ma essere determinati.

Vale anche per l’Italia?

Ovviamente sì: per valutare se investire, stiamo facendo dei test, con alcune farmacie a marchio Boots a Milano, per trovare la formula giusta. Verificheremo, aggiusteremo, mettendo sempre al centro dei nostri sforzi il farmacista e il suo ruolo.

Oggi i servizi sono una delle chiavi strategiche per il successo delle farmacie. Quali quelli essenziali?

Anche in questo caso, non esiste un’unica risposta valida. Ogni Paese è una realtà a sè. C’è chi fa le vaccinazioni, chi prepara medicinali, chi fornisce altre attività. Stiamo testando molte soluzioni in tutto il mondo sia con le insegne di Wba sia insieme alle farmacie indipendenti Alphega. Certo la tecnologia, con l’Ai e le innovazioni di processo derivanti da partnership con fornitori evoluti (come quelle che abbiamo sottoscritto con Microsoft e Verily) daranno ulteriori stimoli a tutti i farmacisti. L’obiettivo rimane uno: considerare la farmacia un punto di riferimento, un centro per la salute, grazie alla forte relazione di fiducia tra consumatori-pazienti e farmacista.

Inclusione e diversity: come li declina il gruppo Wba?

Fa parte di noi, della nostra natura di azienda, del nostro dna. Si tratta di concetti e comportamenti intrinsechi nel nostro business, che lascia spazio a donne e persone che hanno voglia di fare in un mondo sempre più focalizzato sulla tecnologia e l’innovazione.

Cosa pensa delle modifiche che potrebbero essere apportare alla normativa relativa alle società di capitale nelle farmacie?

Confido nella buon senso di chi ci rappresenta di saper valutare la situazione, con coerenza, cosa è meglio fare, non solo pensando a oggi, ma anche al futuro e all’impatto che certe scelte possono avere. Il buon senso suggerisce di mantenere la legge precedente perché ha un buon equilibrio e risponde alla necessità del sistema di evolvere. Per la farmacia è un’opportunità: offre la possibilità di poter scegliere, liberamente, se rimanere indipendenti, vendere oppure crearsi una propria catena. Cosa c’è di più importante della libertà, soprattutto per chi è imprenditore e ha un’impresa? L’Italia è un Paese che ha ancora tante potenzialità inespresse. È vero: è soffocata da un debito pubblico significativo e da una burocrazia inefficiente, mentre le aziende hanno bisogno di agilità e velocità, ma non bisogna avere paura del cambiamento. Lo status quo va modificato nel rispetto delle norme e del mercato, ma non bisogna essere conservatori, un atteggiamento in netto contrasto con l’essere imprenditore.

Una battuta su Amazon e le farmacie.

Ho molto rispetto per Jeff Bezos, ma credo farà fatica a entrare nel nostro sistema, che richiede contatto umano e professionisti che diano il giusto consiglio, un sistema logistico efficiente, un’offerta adeguata, con medici di base sempre meno accessibili. In ogni caso, ci stiamo attrezzando con chatbot, click&collect, partnership, perché la tecnologia è importante, essenziale, strategica … ma anche il contatto umano.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome