La cultura fa bene all’Italia

Nuove risorse per lo spettacolo, musei più visitati, nuova legge per il cinema, la rinascita di Pompei: a colloquio con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (da Mark Up n. 265)

Nato a Ferrara il 19 ottobre 1958, Dario Franceschini è Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT). Con il Governo Renzi è stato Ministro per i Rapporti con il Parlamento e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Riforme
istituzionali nel secondo esecutivo D’Alema e nel secondo governo Amato.
Lei ha fortemente voluto una nuova legge sullo spettacolo che rilancia il settore. Quali sono i punti di forza?
Innanzitutto l’aumento delle risorse: il Fondo Unico per lo Spettacolo cresce di 19 milioni di euro nei prossimi due anni e di 22,5 milioni di euro dal 2020. Dopo anni di tagli, le risorse tornano a salire. Inoltre viene esteso l’Artbonus a orchestre, teatri, festival, centri di produzione teatrale e di danza, centri di distribuzione che potranno avvalersi del credito d’imposta del 65% per favorire le erogazioni liberali finora riservato solo alle fondazioni liriche. Importante anche il sostegno statale alla musica popolare. Infine la delega al Governo per aggiornare la disciplina alle fondazioni lirico-sinfoniche.
A tre anni dall’avvio della riforma museale quali sono i risultati raggiunti?
Numeri entusiasmanti: in quattro anni i visitatori sono aumentati del 18,5%, passando da 38,5 a 45,5 milioni di ingressi nei musei statali tra il 2013 e il 2016. Una tendenza confermata nei primi nove mesi del 2017 con un +9,4%. I musei, ormai autonomi, si sono aperti alle comunità di riferimento, hanno innovato la propria offerta culturale, sono entrati nell’era digitale superando un divario significativo. Inoltre hanno beneficiato di nuove risorse: dei circa 4 miliardi di euro stanziati per i cantieri della cultura, ben 1 miliardo va ai musei.
Ci spiega il piano per la rinascita di Pompei e la sinergia tra Governo italiano e istituzioni comunitarie?
Il Grande Progetto Pompei è una sfida vinta dall’Italia, portato ad esempio dalle
stesse istituzioni comunitarie come caso virtuoso di utilizzo dei fondi europei. In due anni sono stati interamente impiegati i 105 milioni messi a disposizione dalla Commissione nel 2011, restaurando 30 edifici, tra cui la Villa dei Misteri e la Casa dei Vetii, recuperando intere regiones, estendendo la copertura wifi a tutti gli scavi, realizzando un percorso di 3 km che consente piena accessibilità a una parte rilevante del sito. Dei 76 interventi finanziati, solo 3 sono da concludere.
Quali interventi sono previsti per il suo ministero nella legge di bilancio 2018?
Per la prima volta dall’inizio della crisi del 2008 avremo risorse per confermare la card cultura per i diciottenni, assumere 200 nuovi professionisti dei beni culturali, promuovere la lettura, il turismo culturale e la valorizzazione del sistema museale nazionale.
Si sono appena conclusi gli Stati Generali del Paesaggio. Quali spunti ha ricavato per eventuali nuove politiche pubbliche in materia paesaggistica?
L’urgenza di procedere alla redazione dei piani paesaggistici con le Regioni. A quattordici anni dal varo del Codice dei beni culturali e del Paesaggio solo Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Puglia hanno portato a termine il percorso con il MiBACT. Il Lazio è a un buon punto, ma qui ci fermiamo. Il paesaggio è un patrimonio tutelato dalla Costituzione e le istituzioni devono rispondere al precetto costituzionale.
Cosa si può fare per regolamentare il mercato delle opere d’arte?
Contrastare il mercato illegale, tema al quale pensano egregiamente i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, e favorire il più possibile quello lecito. Anche pensando di prevedere che un’opera sia stata realizzata da settant’anni, e non da cinquanta come adesso, per essere vincolata e quindi limitata nella sua commerciabilità. È una questione urgente, perché stiamo parlando di artisti di peso internazionale degli anni Sessanta come Burri, Fontana, Manzoni.
Quali sono gli obiettivi della riforma sul cinema italiano?
Innanzitutto la crescita e la stabilizzazione delle risorse pubbliche a sostegno dell’industria cinematografica: la legge istituisce un fondo cinema di 400 milioni di euro, 150 in più rispetto al passato, alimentato con un meccanismo di autofinanziamento che incentiva la filiera a investire. Importanti sono anche le misure per attirare le grandi produzioni internazionali: il nostro cinema ha altissime professionalità artistiche e tecniche, grandi capacità ricercate a livello mondiale che ora costituiscono una grande attrattività per le industrie cinematografiche mondiali.

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