Lifestyle “lean” per aziende di successo

L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Mark Up n. 264)

Dobbiamo rivalutare il termine magro, “lean”, senza sbagliare, senza confonderlo con la magrezza della scarsa nutrizione e neppure con le diete da fame, lean significa magro “senza grassi di troppo”, significa essere atletici, scattanti e veloci e soprattutto flessibili. Essere asciutti è un obiettivo per molti, attenti a ciò che mangiamo, con la giusta quantità di esercizio fisico e con una buona dose (almeno tentativamente) di pace e tranquillità della mente. Tutti d’accordo? Proviamo a ribaltare tutto questo su un’azienda, come se fosse un corpo vivo, fatto da organi, muscoli, sangue, proviamo a capire come poter essere snelli senza sottoporci a diete (di risorse) da fame e neppure a tagli (di personale) drastici. Come per tutti gli obiettivi, bisogna esser convinti e la convinzione parte dalla testa: non c’è pratica manageriale, cultura aziendale che possa cambiare se chi è nella stanza dei bottoni non ne è convinto (non è valido astenersi). Solo se la testa è certa che essere snelli porterà dei benefici al corpo, il corpo inizierà a muoversi in tale senso. Lo sanno bene quelli che snelli lo sono stati, ma la maturità fa i suoi scherzi ... e così aziende nate “lean”, che hanno vinto grazie ad un’idea imprenditoriale, che hanno saputo navigare in mari più o meno tempestosi, nel tempo, raggiunta la maturità, si sono rese conto che nella crescita avevano aggiunto struttura, peso, orpelli e che il “metabolismo” non era più quello di una volta, che bisognava fare qualcosa per continuare a garantire quella reattività al mercato che aveva fatto la loro fortuna, vivere il quotidiano come se fosse una sfida continua, anche se il mercato non sempre sembra esigerlo. L’approccio lean ha però bisogno dell’apporto di tutti, prende forza dalla capacità di essere squadra, è un lavoro di limatura, di ricerca del Kaizen, della perfezione come insegna Toyota, grande esempio di Lean, dove il rispetto dell’individuo è a trecentosessanta gradi e include colleghi, clienti, fornitori. Un lavoro che premia la squadra: “la forza di una catena è riconducibile ad ogni singolo anello” dichiarava Kiichiro Toyoda, figlio del fondatore. Infine, la “presenza in campo”: i numeri rimangono tali se formulati da chi non conosce la loro origine, i piani di marketing si trasformano in aria fritta se chi li redige non si è mai “sporcato le mani”, lo sviluppo rimane sulla carta se il management non scende in campo, affiancando la produzione, guadagnandosi così il rispetto delle decisioni che prende anche quando queste sono pesanti da digerire. La genialità, la creatività non sono appannaggio di pochi eletti e vincente sarà l’azienda che sarà in grado di coglierle laddove ci sono. Così avremo aziende più “lean” e quindi più sane.

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Amo il cambiamento e lo vivo con passione, mi occupo di marketing e retail da quindici anni, ho diretto on e off Gdoweek e da qualche tempo anche Mark UP, prima ho seguito con altrettanta passione cinema e lifestyle, ho scritto di moda e di ristoranti, ho lavorato per la televisione e per la radio, ho vissuto almeno tre vite e nessuna mi ha annoiata.

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