#alfemminile – Il bello di lavorare in gdo La storia di una donna che non si dà mai per vinta

Incontriamo Michela Bettoni, direttrice commerciale di Iper La grande i. Con lei scopriamo il dietro alle quinte del successo degli ipermercati che hanno fatto e fanno scuola nel mondo dei freschissimi

Non mi capita spesso, se non per lavoro (e nemmeno sempre), di incontrare persone che, come me, amino il retail in tutte le sue sfaccettature. Michela Bettoni è una di queste: mi è stato subito chiaro che per lei il mondo del food e della gdo sono stati amori a prima vista. Ha cominciato giovanissima, nel 1998, in Iper La grande i e, passo dopo passo, apertura dopo apertura, è cresciuta in azienda; da gennaio 2023, è la nuova direttrice commerciale di Iper La grande i, la catena di ipermercati di proprietà di Finiper.

Ci racconti come hai iniziato?
Sono arrivata in Iper nel 1998, come addetta alle vendite nell’allora appena inaugurato punto di vendita di Orio; poi ho fatto il caposettore e, nel 2004, mi è stato proposto di fare l’apertura di Verona come caporeparto. Da lì ho spiccato il volo e non mi sono mai fermata. Anche oggi guardo sempre al gradino successivo, una sfida con me stessa per continuare a crescere. Continuando con la mia storia, nel 2010 sono stata nominata per la prima volta direttore e dal 2010 al 2022 ho diretto vari punti di vendita. Ogni due o tre anni mi spostavo, un cambiamento che ha aiutato il mio percorso di crescita professionale, perché ogni negozio che si cambia rappresenta uno stimolo nuovo: ambienti diversi soprattutto a livello geografico, squadre diverse e soprattutto clienti diversi. Una varietà di esperienze che ha aiutato la mia crescita. Da gennaio 2023, ricopro la carica di direttore commerciale e, per un’appassionata come me del proprio lavoro in gdo, credo che sia la carica più bella! Non dimentico i punti di vendita, che confesso un po’ mi mancano, ma nel weekend spesso ci passo. È un legame che permea tutta l’azienda: infatti, tutti i ruoli di sede prevedono un percorso formativo, nei primi mesi di inserimento, su un punto di vendita..

Il tuo primo lavoro è stato in gdo... i giovani non sembrano granché attratti dal lavorare nel food retail. Tu come ci sei arrivata?
Ero molto giovane e curiosa... A pochi chilometri da casa mia apriva un nuovo centro commerciale, e quasi per scherzo, ho mandato il mio curriculum. Non conoscevo la grande distribuzione, se non da cliente, ma devo dire che me ne sono innamorata subito. Anche quando ero un’addetta alle vendite, non mi limitavo a rifornire semplicemente il banco ma mi piaceva l’idea di poter fare di più, come, ad esempio, occuparmi degli ordini. Iper mi ha dato gli strumenti, mi ha formato, mi ha fatto vivere anche esperienze di punti di vendita diversi, tutto questo è stato un grande aiuto nella mia crescita ed è un bagaglio personale importante.
Gli ipermercati Iper La grande i sono tutti diversi tra loro, la gestione decentralizzata rende il direttore più autonomo rispetto all’analoga figura in altre catene. Qui ragiona e si muove proprio come un imprenditore: non guarda solo i numeri e non si limita semplicemente a seguire le linee guida che arrivano dalla sede. Questo è uno degli aspetti peculiari che ci rappresenta e che si può percepire anche quando si entra in uno dei nostri ipermercati.
La filosofia è la stessa per tutti: una grande attenzione ai freschi, alle nostre produzioni e soprattutto alle persone. Qui, il direttore ci mette il suo, d’altra parte, gestire un ipermercato è come gestire una PMI, visto che impiega dalle 250 alle 400 persone. Io sono partita da Orio, ho lavorato nell’Adriatico, a Udine, poi nell’Oltrepò, maturando così un bagaglio di esperienze importanti.

Allora entriamo insieme in un ipermercato ... Iper La grande i
Abbiamo 21 ipermercati, un superstore il Maestoso di Monza, quasi 6000 dipendenti. Ogni giorno si riparte da zero e si prepara tutto di nuovo. Riempire i banchi vuoti di prodotti freschi non è soltanto bellissimo ma anche sfidante...

... non dimentichiamo Iper Portello a Milano e Iper di Arese
Iper Portello esprime al massimo la nostra attenzione per i freschi e le nostre produzioni. In tanti dicono che gli ipermercati sono in crisi, che non hanno saputo rinnovarsi. Ma, secondo la nostra esperienza, non è vero chel’ipermercato non avrà futuro: bisogna esser bravi a trasformarlo. 10 anni fa chi avrebbe mai pensato che un’azienda di ipermercati sarebbe entrata nel mondo della ristorazione? Parliamo di ristoranti veri, con personale di sala specializzato, chef professionisti: è un altro lavoro rispetto al passato. Se si vuole fare bene nel retail, non bisogna fermarsi mai. E noi non ci fermiamo, giriamo il mondo, cerchiamo nuove tendenze, proviamo a capire cosa cerca la gente e il Portello è il cuore delle nostre sperimentazioni, soprattutto perché è a Milano, città veloce a cogliere le trasformazioni, con una clientela molto esigente, e una grande varietà di gusti e richieste. Un esempio del nostro successo nel mondo freschi e produzioni è il nuovo laboratorio dedicato alle produzioni di pasticceria e panetteria senza glutine. Il servizio è partito da un numero limitato di punti di vendita, tra cui Portello, e al momento non riusciamo ad ampliarlo in quanto la richiesta è talmente alta da impedirci di fermare la produzione anche solo per un giorno. L’hamburgeria di Arese, invece, è un esempio della nostra attenzione alla ricerca e alla selezione degli ingredienti. Abbiamo dedicato diverso tempo alla ricerca del tipo di carne e abbiamo scelto un tipo di pane di patata senza additivi. Con questi esempi, e potrei farne altri, si intuisce la nostra particolare attenzione ai prodotti freschi: dalla selezione della materia prima e degli ingredienti, alla cottura e preparazione finale.

Cosa significa fare il direttore commerciale in Iper?
A mio parere le cose più importanti sono: il cliente e il prodotto. Mantenere sempre un rapporto diretto con il punto di vendita è fondamentale, perchè è li che possiamo ricevere le informazioni utili a migliorare il servizio. In sede siamo molto strutturati: ci sono dei capi funzione specialisti per le diverse categorie e io solitamente non partecipo direttamente nelle trattative con fornitori, ma il rapporto sta cambiando: se prima c’era una pura relazione di contrattazione oggi ce ne è una di collaborazione.
Ci piace capire, valutare insieme i progetti e visitare le aziende: vogliamo vedere dove lavorano, il loro ambiente, prima di scegliere.

Un ultimo consiglio alle donne e ai giovani che vorrebbero lavorare in gdo ...
Rispetto a quando ho iniziato io, le cose sono cambiate: oggi la donna nelle grandi aziende fortunatamente è vista in maniera diversa rispetto a vent’anni fa. Uomini o donne che siano, comunque, non devono mancare di passione, entusiasmo e curiosità. Secondo me l’essere curiosi ci aiuta a crescere. Personalmente sono molto legata ancora ai punti di vendita, perché da lì è partito tutto, ma ti deve piacere stare quegli enormi magazzini pieni di gente, dove ogni giorno ci sono nuove sfide. E sono proprio queste sfide che ti fanno venire voglia ogni giorno di ricominciare, di fare una cosa diversa e sempre nuova.

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