Carni suine alle prese con l’indebolimento prezzi

Pubblicato un report Ismea sull'impatto che le misure restrittive, cui il Paese è stato necessariamente sottoposto, hanno avuto sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari a partire dalle prime settimane di diffusione del virus

A causa dell’impatto del lockdown sulle produzioni, sulle trasformazioni e sulla logistica, il settore suinicolo italiano, nelle ultime settimane, è stato coinvolto da azioni di riorganizzazione e di adeguamento notevoli. Sono questi i fattori salienti messi in evidenza dal Rapporto che Ismea ha appena pubblicato sull'impatto delle misure restrittive da Covid-19.

 

 

Il mercato suinicolo italiano – spiegano da Ismea – sta affrontando un progressivo indebolimento dei prezzi all’origine dei suini pesanti destinati alle produzioni tipiche. Questo è dovuto soprattutto alla chiusura del canale Horeca che sta determinando una forte riduzione della domanda dei principali prodotti della filiera (si stima una riduzione di circa il 20% delle vendite per il settore a causa della chiusura di ristoranti, bar e mense scolastiche).

Ma i problemi non si limitano al lato della domanda. Secondo Ismea la riduzione dei prezzi dei capi vivi è dovuta anche a un eccesso di offerta, conseguente al rallentamento del ritmo di lavorazione degli impianti di macellazione e dell’industria di trasformazione. In pratica, come emerge dal Rapporto, si procede a rilento a causa del calo della presenza del personale e dell’implementazione delle misure sicurezza aggiuntive all’interno degli stabilimenti, e questo si riverbera sula produttività che risulta in calo di circa il 20% rispetto alla situazione "normale".

 

 

Altri problemi emergono dalla domanda estera. L’industria di trasformazione paga infatti criticità nei rapporti commerciali con i paesi terzi, dovute alle difficoltà logistiche e ai lockdown nei principali importatori, quali Germania e Francia. Per i prezzi all’origine, si conferma anche nel mese di aprile l’andamento al ribasso del mercato suinicolo italiano osservato dagli inizi di marzo: sia i suini da macello pesanti, destinati al circuito delle produzioni tipiche, che i suinetti da allevamento continuano a perdere centesimi al kg sulle loro quotazioni settimanali.

Andando maggiormente nel dettaglio degli andamenti di mercato, il rapporto Ismea evidenzia che per suini da macello e per suini da allevamento, il prezzo all’origine a metà aprile dei suini pesanti per il circuito tutelato (160-176 kg) si è attestato ad un valore di 1,30 euro/kg, con un calo del 3,7% rispetto alla settimana precedente, mentre per i suinetti da 30 kg, la quotazione è scesa a 3,33 euro/kg, in calo del 3,5%. I prezzi delle cosce fresche sono ulteriormente diminuiti rispetto al dato precedente. In particolare, le quotazioni delle cosce fresche destinate a produzioni Dop sono scese a 2,84 euro/kg per la tipologia leggera (-1,7%) ed a 3,41 euro/kg per quella pesante (-2,8%).

In calo anche i prezzi delle cosce fresche per crudi non tipici, con il prodotto leggero che ha fatto registrare un calo del -2,0% per un valore di 2,50 euro/kg, mentre quello pesante è stato quotato a 2,85 euro/kg (-3,4%). Stabile a 4,35 euro/kg il prezzo del lombo taglio Padova.

Come situazione di sfondo, da Ismea si sottolinea che la peste suina che da tempo ha colpito la Cina ha fatto impennare la domanda di carne fresca di questo Paese verso l’Europa che ha quindi visto crescere fortemente le proprie esportazioni.

L’andamento dei prezzi europei molto positivo durante tutto il 2019 sia per i suini da allevamento (suinetti) che per i suini da macello – così come indica lo studio Ismea – sta confermando questo trend anche durante il primo trimestre del 2020.

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