Ccnl della distribuzione moderna: rottura a sorpresa e sciopero il 30 marzo

Le organizzazioni dei lavoratori annunciano l’astensione dal lavoro per sabato. Duro comunicato contro l’associazione datoriale, che augura un ripensamento

Il rinvio di martedì, quando era attesa la firma, suonava già come un campanello d’allarme. Le notizie circolate all’indomani lo hanno confermato: sul rinnovo del Ccnl relativo alla distribuzione moderna è rottura tra sindacati e Federdistribuzione.

La posizione dei sindacati

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato una giornata di sciopero nazionale per il 30 marzo 2024, affiancato da un flash mob nei punti di vendita delle imprese più rappresentative. La decisione è giunta in seguito alla rottura delle trattative per il rinnovo del Contratto nazionale della Distribuzione Moderna Organizzata, scaduto nel 2019 e atteso da oltre 240mila dipendenti delle imprese associate a Federdistribuzione. "L’associazione imprenditoriale, dopo una lunga e snervante trattativa no stop con i sindacati di categoria… e a distanza di 51 mesi dalla sottoscrizione del primo e ultimo Ccnl di settore, ha calato nuovamente la maschera, palesando la persistente resistenza nel sottoscrivere accordi contrattuali”, lamentano i sindacati. I quali puntano il dito contro “l’irresponsabilità di Federdistribuzione” nel presentare “svariate richieste finalizzate a sabotare diritti e garanzie attualmente contenute nel Ccnl e raggiunti a costo di sacrifici e di lotte nel corso degli ultimi decenni”.

Le ragioni della rottura

In particolare, nel mirino finiscono: “L’introduzione di una flessibilità incontrollata e generalizzata con contratti a termine di durata indeterminata (oltre i 24 mesi!);  lo smembramento del sistema di classificazione del personale con l’attribuzione dell’addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita a mansioni inferiori quali il pulimento di aree di vendita e servizi (come illegittimamente fanno alcune aziende associate a Federdistribuzione); l’azzeramento di ogni dignità professionale con il sotto inquadramento di chi ha la responsabilità di interi format commerciali complessi; la creazione di una nuova mansione adibita alla movimentazione delle merci trascinandola verso il quinto livello e svuotando l’attuale previsione al quarto livello, al solo fine di far risparmiare le imprese sulla pelle dei lavoratori”.

La replica dell’associazione datoriale

In riferimento alla lettera da Federdistribuzione fanno sapere di “aver preso atto, con rammarico, della rottura unilaterale da parte delle stesse organizzazioni sindacali al tavolo della negoziazione per il rinnovo del contratto collettivo”. Quindi la federazione rivendica di aver affrontato “con senso di responsabilità la questione salariale, dando ampie aperture alle organizzazioni sindacali e trovando una sostanziale sintonia con le stesse, per rispondere all’esigenza di tutelare il potere di acquisto dei lavoratori”. Inoltre cita la proposta di “alcuni adeguamenti normativi al contratto, sempre nel rispetto dei diritti acquisiti, per andare incontro a cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nell’organizzazione del lavoro delle imprese e con l’obiettivo di renderne più puntuale l’applicazione”.

In un secondo momento, la Federazione ha diffuso una nuova nota, nella quale precisa che "contrariamente a quanto fatto emergere dalle organizzazioni sindacali, Federdistribuzione precisa che non è stata fatta alcuna richiesta di 'flessibilità incontrollata' nella definizione dei contratti a termine, ma solo una integrazione rispetto a quanto già previsto dalla legge; né è stato proposto alcuno 'smembramento del sistema di classificazione del personale' ma l’inserimento di nuove figure professionali e nuovi ruoli di coordinamento e organizzazione. Federdistribuzione non ha proposto alcun demansionamento dei lavoratori, né alcuna riduzione dei diritti dei lavoratori. La reazione delle organizzazioni sindacali appare quindi sproporzionata e ingiustificabile in rapporto all’andamento del negoziato".

Quindi aggiunge: "Malgrado il rifiuto delle organizzazioni sindacali di rinnovare il Contratto Collettivo Nazionale, le imprese aderenti a Federdistribuzione hanno quindi deciso di riconoscere ai propri lavoratori un aumento di 70 euro lordi (riparametrati al IV livello) a decorrere dal prossimo mese di aprile a titolo di anticipo sui futuri aumenti contrattuali, mantenendo l’auspicio che le organizzazioni sindacali possano tornare quanto prima al tavolo negoziale con l’obiettivo comune di giungere al rinnovo contrattuale".

Alla delusione si affianca una finestrella aperta. “L’auspicio è di poter riprendere il dialogo con le organizzazioni sindacali alle quali viene chiesto tuttavia un approccio costruttivo, che tenga conto di tutti gli elementi emersi nel tavolo negoziale”.

Le prospettive e il precedente delle confederazioni

Solo pochi giorni fa, l’aria sembrava molto meno cupa. Raggiunto da questa testata, il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, aveva auspicato la firma nell’incontro di martedì. “Fin dall’inizio dei confronti sindacali ci eravamo smarcati dalle posizioni di Confcommercio che richiedeva scambi a nostro avviso non accettabili. In realtà è Confcommercio che è ritornata su posizioni più pragmatiche che erano sostanzialmente le nostre”, le sue parole.
Il riferimento è al fatto che nei giorni scorsi le due confederazioni del terziario (Confcommercio e Confesercenti) hanno firmato il Ccnl con le organizzazioni sindacali, avente validità fino a marzo 2027. L’intesa prevede un aumento in busta paga (che a regime raggiunge i 240 euro al quarto livello), e in aggiunta una tantum a completamento del periodo di carenza contrattuale di 350 euro, suddivisa in due tranche di uguale importo a luglio 2024 e luglio 2025. L’intesa riguarda, inoltre, l’aggiornamento e la revisione del sistema di classificazione, la nuova disciplina dei contratti a termine a seguito delle novità legislative intervenute e l’innalzamento dell’indennità per le clausole elastiche relative al part-time.

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