#Coronavirus: l’impatto (attuale e stimato) su finanza e imprese in Italia

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Mentre il Cigno Nero Covid-19 fa crollare tutte le Borse, si stima l'impatto economico sui diversi settori in base all'evolversi dell'emergenza

Possiamo ufficialmente chiamarla pandemia, quella del coronavirus Covid-19. Un'emergenza che si sta diffondendo progressivamente a livello globale, obbligando presto o tardi tutti i Paesi a prendere le dovute misure, misure delle quali l'Italia sta facendo, come da parole dell'Oms, da virtuoso esempio apripista.

 

 

La pandemia in sé, unitamente a tali misure che vedono lo stop obbligato a diversi settori di business, sta già avendo e avrà tuttavia conseguenze negative ingenti per mondo economico e finanziario (dove si parla di Cigno Nero), a partire dal nostro tipico tessuto imprenditoriale fatto da pmi (sotto una stima delle perdite per settore).

 

 

Impatto finanziario

Borse in chiusura al 12 marzo 2020

Le Borse globali vivono un momento di caduta libera a doppia cifra e senza precedenti. Il 12 marzo 2020 Piazza Affari ha chiuso in calo record del 16,9% a 14.894 punti (-40% dall'inizio dell'emergenza), ampiamente il maggiore ribasso dalla nascita dell'indice nel 1998. Tra broker e clienti il nervosismo è alto, come riporta Bloomberg, e in riferimento all'andamento delle Borse globali si parla di una serie di Cigni Neri preoccupanti. Problemi di mercato che, a differenza del 2008, non potranno essere risolti dalla politica monetaria. Secondo Moody’s gli effetti del coronavirus sulla finanza incideranno sulla “redditività delle banche che sarà sotto pressione a causa di un’attività creditizia più debole, di un minor numero di transazioni che generano commissioni e di un costo del credito più elevato”. Probabile dunque una sospensione temporanea di almeno parte dei loro programmi di finanziamento.

Inpatto economico sulle imprese italiane
Mentre player come Autogrill hanno già riportato i primi numeri a ribasso, da Cerved Rating Agency arrivano alcune stime di impatto sulle pmi italiane, con proiezioni per i diversi settori, nel documento "The impact of coronavirus on italian non financial corporates". Gli scenari ipotizzati sono due, rispettivamente "soft" e "hard" a seconda che l'emergenza sanitaria si risolva entro od oltre 6 mesi. Nel primo caso più positivo, l'indice di frequenza dei fallimenti fra le imprese salirebbe di circa 2 punti sopra la media usuale, ovvero al 6,8%. Nel secondo caso più negativo parliamo invece del 10,4%.

Le differenze tra settori
Guardando all'impatto sui margini ebitda in caso di scenario soft, Cerved offre anche una panoramica per macro-settori, con l'unica nota positiva (ma solo in caso di scenario soft), come visibile dai recenti andamenti di consumo, da parte di canali quali drugstore e farmacie. Tra più colpiti turismo, ristorazione e accoglienza, manifatturiero e tessile.

Peggioramento, invece, per l'Ebitda (così come per gli altri valori analizzati nel report) in caso di scenario hard, ovvero di pandemia superiore ai 6 mesi, con relative conseguenze anche per i volumi.

Stesso andamento per le probabilità di default in caso di scenario soft:

E le probabilità di default in caso di scenario hard, che in questo caso peggiorano anche per i settori prima in positivo principalmente a causa di un problema di volumi:

Impatto stimato in Cina
Un report del gruppo bancario multinazionale Citigroup ha messo a confronto solo in Cina l'impatto macro di Covid-19 e Sars, a conferma di quanto il primo risulti decisamente più rilevante nelle stime. Una proporzione interessante da conoscere dato lo stato attuale di progressiva diffusione internazionale.

 

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