Export food a 50 miliardi nel 2020? Obiettivo possibile

di Daniele Colombo

 

 

Il 2015 è stato per l’Italia l’anno del boom delle esportazioni nell’agroalimentare (36,9 miliardi di euro, +8%). Un risultato garantito anche dall’effetto traino di Expo, ma la forza strutturale del comparto rende “possibile l’obiettivo dei 50 miliardi di euro da raggiungere entro il 2020 grazie anche all’apertura verso nuovi mercati”. Le parole di Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, confermano le stime di crescita del governo e le ottime prospettive di un settore (133 miliardi di fatturato, 58mila imprese, +60% di export nel 2007-2015 contro il +15% dell’export totale del Paese) che ha saputo meglio di altri reagire alla crisi.

Il segreto di questo successo è stato al centro di un dibattito che si è tenuto a Milano in occasione della presentazione del libro Strategie e performance dell'industria alimentare. Una ricerca sulle principali imprese italiane, edito da McGraw-Hill. Il volume riporta una ricerca realizzata da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica, commissionata da Fiere di Parma e Federalimentare, che ha rielaborato i dati di bilancio di 448 imprese interpellando, attraverso un questionario, le 120 aziende che hanno realizzato le migliori performance. Sapere unire alla tradizione e alla qualità, la capacità di innovazione (sia dei processi produttivi che dei prodotti) e l’internazionalizzazione sono risultate le chiavi di volta. Sui mercati esteri, in particolare, le direttrici portano a Usa e Canada, grazie anche agli accordi bilaterali con l’Ue, ma anche ai mercati asiatici, Cina, Giappone, e a mercati emergenti come Argentina e Iran.

 

 

Al dibattito, che si è svolto a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e coordinato da Lorenzo Ornaghi, presidente Aseri (Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica), oltre a Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, sono intervenuti Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, Fabio Antoldi, direttore Cersi (Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale dell’Università Cattolica) e co-autore del libro, Chiara Ferrari, Group Director Ipsos Public Affairs. “In maggio a Parma con Cibus (diciottesimo salone internazionale dell’alimentazione, ndr) -ha sottolineato Antonio Cellie- tremila espositori tutti rigorosamente espressione del made in Italy alimentare daranno al mondo una rappresentazione straordinaria del nostro patrimonio di competenze lungo tutte le filiere”. Un’opportunità per consolidare l’effetto Expo.

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