Farinetti apre la versione italo-paulista di Eataly

L’Eataly brasiliano d’imminente inaugurazione a San Paolo del Brasile sarà il n. 29 del gruppo di Oscar Farinetti che fra Italia (15 centri), Giappone (9), Usa (New York e Chicago), e paesi musulmani (Dubai e Istanbul) sta costruendo una catena internazionale che funge anche da export driver per molti marchi della produzione alimentare e della ristorazione italiane. Il punto di vendita a San Paolo occuperà la bellezza di 500 persone.

 

 

Le dediche di Farinetti

Nel megacentro dell’eccellenza alimentare italiana in apertura il 19 maggio in Avenida Juscelino Kubitschek 1489 (nella foto di Manuel Rodrigues), una delle arterie più importanti e trafficate della megalopoli paulista, il visitatore potrà girare lo sguardo e scegliere fra 7.000 prodotti agro-alimentari: un “biglietto da visita” qualitativamente affidabile e di alto standing per trasmettere l'immagine dell'Italian food and cuisine. E una sfida non da poco, visto che i brasiliani in fatto di cucina e cibo non sono proprio così poveri di materia prima e di idee. Ma a San Paolo, in particolare, dovrebbero conoscere anche la nostra cucina visto che vivono 31 milioni di discendenti italiani: anche a loro, e agli immigrati (20 milioni affluiti dall'Italia al Brasile tra il 1920 e il 1970) Oscar Farinetti ha dedicato questo nuovo “store”, o meglio questa “loja” (brasiliano per tienda, negozio) che sarà l’avamposto farinettiano nel Sud America.

 

 

Tre livelli di bontà

Tra gli operatori italiani citiamo Rossopomodoro, Lavazza, Venchi, Caffè Vergnano e poi cinque ristoranti tematici e altrettanti laboratori di produzione interna (birra, panetteria, mozzarella, pasta fresca e pasticceria), il ristorante La Brace (in Brasile amano la carne e soprattutto quella grigliata e al barbecue), rosticcerie e gastronomie (2° livello).

Nuovo ingresso: dagli occhiali ai prodotti tipici

Non è durato moltissimo l'incarico di Andrea Guerra come consulente strategico per l'industria  del Governo Renzi. Guerra si prepara alla (gustosa) avventura manageriale nella catena italiana di ristoranti e prodotti alimentari più famosa nel mondo. Il quarantanovenne Andrea Guerra (classe 1965) amministratore di Luxottica dal 2004 al 2014,  entrerà dunque nella squadra di Eataly, ma non come amministratore delegato. Almeno così ha precisato Farinetti che, se non lo manderà a dirigere un ristorante specializzato, gli darà una carica più o meno corrispondente. Guerra è uno dei manager più noti nel panorama italiano (e internazionale) se non altro per il calibro delle aziende per cui ha lavorato, come Indesit e Luxottica da cui è uscito con una buona uscita di 45 milioni di euro. Con Farinetti condivide alcuni investimenti, come la quota nella scuola di scrittura Holden fondata da Alessandro Baricco e Alberto Iona.

Dall'ex Carpano alle capitali del mondo

Fondata nel 2003 dal politropo Oscar Farinetti, che con geniale intuizione (o fecondo colpo di lato B, che negli affari è spesso preponderante rispetto ai lampi neuronici) uscì dal mercato dell’elettronica di consumo vendendo Unieuro poco prima che quel mercato collassasse,  Eataly è un’idea brillante (ne siamo convinti) e molto furba (nel senso di intuitivamente anticipatrice) sul piano del marketing, che unisce il retail di alta (ma non esclusiva) gamma con la promozione delle tipicità agroalimentari italiane.

Il primo centro ha aperto nel 2007 a Torino-Lingotto, nell'ex stabilimento Carpano. Da allora Farinetti non si è fermato, esportando la sua creatura nelle città che contano, come vessillo della qualità e della varietà tipica della cucina e dell'alimentazione italiana (l'unica risorsa che ci è rimasta insieme con il patrimonio artistico-architettonico).

Sembra stia marciando bene a quanto si apprende dai giornali finanziari. Il 2014 dovrebbe chiuderlo con un fatturato di 330 milioni e un margine operativo lordo (Ebitda) vicino ai 40 milioni. I dati sono superiori a quelli 2013 quando Eataly ha realizzato ricavi complessivi per 226 milioni (185,5 nel 2012) e un Mol di 10,87 milioni in calo dai 13,79 del 2012, e un utile netto di 5,36 milioni in flessione dagli 8,9 milioni del 2012. Nel 2013 il debito complessivo di Eataly è passato da 84,27 a 128 milioni, mentre quello bancario da 19 a 40,4 milioni.

Prossima quotazione, a patto che…

La quotazione di Eataly dovrebbe diventare cosa concreta al raggiungimento di un Mol pari ad almeno 150 milioni di euro, e soprattutto a un contenimento del debito complessivo, in parte fisiologico per una catena che trae linfa vitale dallo sviluppo estero: il concept di Eataly è ideale per flagship rappresentativi del cibo e della produzione alimentare italiana e nel piano di sviluppo 2014-2016 prevede grandi centri a Parigi, Londra, Mosca e un altro tempietto moderno dell’Italian Food a New York .

 

 

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