Il Wild Alaska Seafood Month e la sostenibilità contro la guerra agli sprechi

Wild Alaska Seafood Month
Con la terza edizione, Wild Alaska Seafood Month punta alla sostenibilità, elemento imprescindibile e prioritario in Alaska

Con il mese di gennaio 2024 torna il Wild Alaska Seafood Month, per la sua terza edizione. Obiettivo rimane ancora la sostenibilità, priorità indiscussa per quanto riguarda la pesca, la maggiore risorsa del Paese. Si tratta di un mese ricco di eventi, ristoranti dedicati, promozioni, attività a sostegno dei commercianti: iniziative volte a sottolineare come il senso di responsabilità nei confronti della sostenibilità in Alaska è una priorità assoluta.

Sostenibilità oggi è la parola chiave per comprendere a fondo la necessità che il Pianeta ha nell’essere tutelato, protetto e, in definitiva, salvato dagli sprechi e dall’inquinamento che quotidianamente minaccia terre e acque. Inevitabilmente, una tale necessità coinvolge anche l’area della alimentazione. Risulta infatti opportuno, quando non anche necessario, domandarsi cosa si sta mangiando, in quanto la salute di ogni individuo dipende anche dal nutrimento. In particolare, nel caso di un’alimentazione a base di pesce, l’argomento diventa delicato, essendo la sua provenienza garanzia di freschezza, naturalità, qualità e valori nutrizionali importanti per il nostro organismo.

I prodotti ittici dell’Alaska, infatti, nascono, crescono e vivono nelle acque incontaminate dell’Oceano Pacifico e si nutrono esclusivamente di ciò che offre il loro habitat, senza alcun tipo di intervento da parte dell’uomo. Oltre alla condizione naturale della vita dei pesci, un’ulteriore nota di merito va conferita alla gestione della pesca in Alaska che, secondo la Costituzione, detta regole molto rigide per evitare gli sprechi, cioè uno dei danni più pericolosi per l’ecosistema. Il mantenimento di un buon andamento dell’economia senza creare nocimento all’ambiente è obiettivo comune di istituzioni, pescatori, scienziati e forze dell’ordine, tutti uniti e coinvolti verso la salvaguardia del Pianeta. Proprio per questo impegno comune, i pesci dell’Alaska non sono menzionati nell’elenco delle specie in pericolo di estinzione, garantendo inoltre la sopravvivenza di tutte le specie e la loro riproduzione.

Molteplici sono i pesci che nuotano nel Pacifico, ma i più gettonati nel nostro Paese sono senza dubbio salmone, ikura e black cod. Le tre parole chiave per presentare il salmone sono selvaggio, naturale e sostenibile, secondo il Wild Alaska Seafood Month: qui si racchiude tutta l’autenticità di un prodotto ottimo per la salute e l’ambiente. Meno nota, forse, è la consapevolezza dell’esistenza di ben cinque varietà di salmone: Reale, Argentato, Keta, Rosso e Rosa. Le principali differenze riguardano le dimensioni, il colore e in certi casi anche il prezzo. Tuttavia, in merito al sapore, alla consistenza e alla versatilità in cucina sono pressoché comuni, soprattutto per quanto riguarda i nutrienti.

Il salmone possiede virtù benefiche inestimabili: dagli Omega-3, fonte di grassi buoni quali DHA e EPA – presenti solo nei cibi provenienti dal mare –, gli antiossidanti, come vitamine B12, A e D, potassio e selenio, ottimi per la salute. Scienziati e nutrizionisti raccomandano fortemente il salmone selvaggio dell’Alaska per aiutare il fisico nei momenti che richiedono maggiore energia nella vita, a partire dalla gravidanza, per sostenere lo sviluppo del feto. Ancora, viene consigliato il consumo di salmone per aiutare la salute del cuore, riducendo così i trigliceridi, oppure per assumere una dieta equilibrata e completa se si pratica fitness, quando è necessario mantenere la massa muscolare e preservare il metabolismo. Infatti, è proprio dal salmone selvaggio dell’Alaska che arrivano proteine di alta qualità a basso contenuto calorico.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome