Impatto Covid: il 42% degli italiani ridurrà significativamente le spese

Questa la prospettiva per i prossimi mesi emersa dall'analisi di Pwc, che vede l'Italia sulla "stessa barca" della Spagna. Meglio i Paesi del Nord

Torniamo a fare il punto sugli impatti economici dell’emergenza coronavirus con lo studio Gcis Pulse Survey 2020 di Pwc, che ha coinvolto 4.500 consumatori in 35 città europee. Quattro, in particolare, i punti salienti emersi dall'indagine, tra tendenze comuni a particolarità geografiche:

 

 

  • In Spagna e Italia si registra una contrazione delle entrate per circa il 60% dei consumatori. Impatto minore in Europa del Nord.
  • In tutta Europa aumenta la spesa in generi alimentari e diminuisce quella in abbigliamento, tra le categorie più penalizzate.
  • Crescono i consumi per la ristorazione in Italia, Germania e Francia. Andamento opposto in Spagna, Regno Unito e Olanda.
  • Balzo dell’e-grocery, scelto dal 31% degli italiani durante la pandemia.

L'APPROCCIO ALLA SPESA NEI PROSSIMI MESI

Le aspettative sulla spesa futura vedono i consumatori del continente tendenzialmente cauti a livello generale, ma con il parallelo rischio che la pandemia faccia emergere un Europa a due velocità. Da una parte, infatti, troviamo i paesi del Nord in cui i redditi delle famiglie sono stati meno colpiti dalla pandemia (solo il 34% in Germania dichiara di aver subito una diminuzione del proprio reddito, seguito da 38% in Olanda e 48% in Francia) e in cui i consumatori che ritengono di ridurre le proprie spese nei prossimi mesi sono limitati (25% in Germania, 30% in Olanda e 30% in Francia). Dall'altra paesi come la Spagna e l’Italia duramente impattati dall’emergenza Covid anche nella propria economia, in cui circa il 60% degli intervistati, come anticipato, ha subito una contrazione delle proprie entrate (57% in Italia e 61% in Spagna). In questo contesto, il 42% degli italiani e il 56% degli spagnoli intervistati prevede di "ridurre significativamente le proprie spese nei prossimi mesi", con le prospettive lavorative come principale preoccupazione (57% in Italia, 60% in Spagna vs 33% in Germania).

 

 

 

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