La flessibilità che porta valore

Alessia Zucchi, amministratore delegato di Oleificio Zucchi, racconta la propria visione di leadership. Parole chiave: formare, ascoltare, condividere (da mark Up n. 269)

Determinata e sorridente, dirigere le si addice e oggi “è il suo turno”. Alessia Zucchi dal 2017 ha ricevuto dal fratello Giovanni Zucchi il testimone come amministratore delegato dell’azienda di famiglia, Oleificio Zucchi, alla sesta generazione imprenditoriale. Il passaggio di consegne è frutto di una precisa modalità di governance a staffetta, che prevede l’alternanza alla guida della realtà cremonese ogni cinque anni. Una scelta che favorisce innovazione ed equilibrio, risultando già di per sé sintomatica di una significativa predisposizione alla flessibilità. È proprio questo uno dei valori chiave della visione aziendale e della leadership di Alessia Zucchi, valore che si ritrova tanto nella gestione di dipendenti e collaboratori quanto nella velocità di risposta agli input del mercato.

Nata e cresciuta in una famiglia di imprenditori. Onore od onere?

Arrivare da una famiglia di imprenditori non è necessariamente la strada più semplice. Mio padre è una persona riservata, che guarda i numeri e chiede risultati concreti e rilevanti. Tutto va guadagnato (insieme, come squadra). Detto questo: mi reputo una persona fortunata ad averlo accanto.

Qual è stato il suo percorso?

Ho preso una laurea in pubbliche relazioni e pubblicità e lavorato in azienda con vari ruoli, come responsabile sia finanziaria sia della Divisione Bulk sia di marketing, seguendo il progetto Zucchi in prima persona. Prima di diventare Ad, ho seguito la mia bimba piccola pur lavorando in azienda; nel frattempo ho voluto prendere “al volo” il master di secondo livello Emba (Management in Business Administration) presso il Mip - Politecnico di Milano. Sentivo che mi serviva questo ulteriore step di aggiornamento con taglio innovativo per arrivare al meglio a ricoprire il ruolo. Studiavo dopo aver messo a letto la mia bimba e durante il week-end: è stato un bel modo di ritrovarsi studentessa.

Come vive il suo essere donna al vertice?

Sicuramente il settore oleario è a predominanza maschile e di donne Ad ce ne sono veramente poche. Ci tengo però a dire che abbiamo figure femminili importanti che stanno dando un contributo significativo alla filiera, come Laura Turri, presidente del Consorzio Olio Garda Dop. Abbiamo esempi eccellenti anche se esigui. Detto questo, in realtà non vivo il mio ruolo con accezione femminile, ma semplicemente come un’opportunità colta grazie anche a uomini collaborativi. Lavoro con tantissimi uomini, ma anche con donne (ne abbiamo due dirigenti), ed ognuno a livello professionale apporta in modo equivalente il proprio contributo. Potremmo dire, ribaltando un po’ un vecchio adagio, che le grandi donne oggi sono soprattutto quelle che hanno di fianco un grande uomo.

Perché secondo lei ancora poche arrivano in alto?

Sono cresciuta, come dicevo, con la fortuna di non sentirmi mai diversa da un uomo, non mi sono vista precluse delle opportunità perché donna. Essere donna però significa essere anche altro, come mamma e compagna. Il fatto che a un certo punto entrino in gioco questi ruoli è sicuramente un tema centrale. Ecco: queste evoluzioni nella nostra vita di donne ci creano delle difficoltà se non sono adeguatamente supportate: dagli orari scolastici a tutti gli aspetti quotidiani. Le aziende devono essere a loro volta flessibili e anche essere messe in condizione dalle normative di farlo. Da un lato, si stanno facendo passi avanti, come con lo smart working e la capacità di pensare al raggiungimento degli obiettivi anziché al tempo trascorso in azienda; dall’altro, bisogna fare di più. Noi sul tema del genere abbiamo adottato politiche che consentono di conciliare famiglia e lavoro e politiche di pari opportunità e di vicinanza alle famiglie, come con i contributi per l’asilo nido.

Ci descriva la sua leadership…

Sono un po’ direttiva, lo ammetto, ma più che altro perché focalizzata sull’obiettivo da raggiungere. Cerco di delegare molto, perché credo che ogni collega abbia il proprio ruolo e la propria ricchezza da esprimere pienamente. Parallelamente mi mantengo un po’ “coach”: ritengo l’ascolto un elemento rilevante e cerco così di cogliere tutte le sfumature del contesto. Mi sento molto determinata, ma non per questo maschile nel mio modo di guidare l’azienda. Anzi, mi sento molto femminile. La determinazione è una questione caratteriale, non di genere. Certo, c’è da dire che l’allenamento che una donna fa nel gestire una famiglia e organizzare la sfera privata è una capacità che porta con sé anche in azienda.

Chi sono i collaboratori che preferisce?

Ci sono dei punti comuni che mi piacciono nelle persone, come la capacità di iniziativa, la capacità critica (anche nei confronti delle prassi aziendali per un miglioramento continuo), così come la capacità di delegare, intesa come attitudine a formare una squadra di lavoro competente. Naturalmente, tengo a sottolineare che in azienda guardiamo al ruolo e al fatto che le persone selezionate siano giuste per quello: non si tratta quindi necessariamente di persone che piacciono a me. È altrettanto vero che, in fase di colloquio, raccontiamo sempre la nostra modalità di governance, perché ci teniamo ad avere persone che condividano i nostri valori. Persone diverse, però, perché il confronto è assolutamente necessario ed ognuno deve portare il proprio contributo per innovare.

Cosa significa innovazione?

Per noi è tante cose: innovazione di prodotto, di processo, ma anche formazione del management, un aspetto su cui abbiamo lavorato molto lo scorso anno. In un settore maturo come l’extravergine siamo riusciti a portare qualcosa di innovativo: viviamo in un settore in cui la materia prima cambia e arrivano sempre nuove informazioni dal mercato. Bisogna saper raccogliere rapidamente tutti gli elementi ed essere veloci nell’analisi e nella risposta. Il progetto Zucchi di filiera sostenibile 100% italiano, nato sotto Giovanni Zucchi e con radici lontane, è un buon esempio di innovazione di processo che parte dalle relazioni. In ultima istanza, l’innovazione è una forma mentis aziendale che si applica a tutti gli aspetti. Grazie a questo approccio siamo arrivati alla sesta generazione e nel 2017 abbiamo raggiunto i 200 milioni di fatturato.

Gli obiettivi per il futuro?

Innanzitutto portare a termine il progetto dell’olio extravergine d’oliva sostenibile, iniziato sotto la governance di Giovanni, che dopo il lancio del 100% italiano vede l’arrivo sul mercato dell’Evo Sostenibile Comunitario. Dei risultati raggiunti fino ad oggi siamo molti contenti, anche perché la certificazione di olio sostenibile al momento è un nostro primato. Questo ci rende davvero orgogliosi. Stiamo poi lavorando molto sul panel interno non solo nell’area qualità, ma con una formazione a 360 gradi sul prodotto. E altre novità arriveranno.

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