La responsabilità è un affare tutto #al femminile. Intervista a Paola Scapoli, ceo di Biochimica

Scapoli Paola CEO Biochimica
Incontriamo un’imprenditrice, alla seconda generazione: Paola Scapoli, ceo di Biochimica. Da dieci anni in azienda, ha preso il posto del fratello accanto al padre alla guida di un piccolo gioiello made in Italy (da Mark Up 298)

Paola Scapoli è il ceo di Biochimica, ha l’aria di una donna pratica, non l’ho mai incontrata prima ma l’istinto non si sbaglia, infatti, nel corso della nostra intervista realizzo che sì lo è: pratica e realista. Ci conosciamo, come è ormai la norma, via zoom.

Biochimica è l’azienda di famiglia, ma Paola non c’è arrivata “per nascita” ma, come ho già avuto modo di capire nel corso di altre interviste con donne ai vertici delle aziende familiari, alla vetta ci si arriva sempre faticosamente e raramente si rappresenta la prima scelta, una prassi senza nessuna malizia, solo che si è “sempre fatto così” e la creatività #alfemminile viene lasciata a briglia sciolta senza fini lavorativi, almeno per quello che riguarda l’azienda famigliare e come, nel caso di Paola Scapoli, torna poi utile, perché rappresenta un modo di pensare altro, diverso, per l’appunto che, in alcuni casi, può rappresentare la spinta da innovare e a crescere per l’azienda.

Anche Paola non è arrivata in azienda da subito, anzi non ci pensava proprio... “Sono figlia di Gianni Scapoli, fondatore di Biochimica, quindi giocoforza sono riuscita a diventare ceo senza avere grandi carriere alle spalle che mi hanno visto impegnata o con esperienze in realtà analoghe e nel ruolo di ceo. Non sono entrata immediatamente in azienda e tantomeno con questo ruolo. Di fatto, è capitato. Infatti, dopo una serie di anni si è interrotto il rapporto con il ceo precedente, mio fratello, e mio padre si è trovato a fare un cambio di marcia su tanti fronti, nell’immediato non ha pensato nemmeno lontanamente di propormi di essere ceo o di occupare un ruolo più strategico all’interno dell’azienda. Sono stata io, dopo circa un anno che ero dentro, avendo sistemato un po’ la situazione, a chiedergli di darmi la gestione dell’azienda. Non avendo necessità di avere la formalità del ruolo, ho chiesto comunque di gestire l’azienda e portarla avanti; alla fine il ruolo si è creato da sé, quindi dal 2012 gestisco Biochimica Spa".

Una soluzione pratica a fronte di un percorso non semplice...
Ho sempre vissuto le cose in maniera molto serena, con una discreta dose di equilibrio. Credo sia una caratteristica abbastanza femminile, dovendoci noi gestire su più fronti. Ho sempre lavorato, ho una famiglia, due figli, noi donne dobbiamo anche affrontare una serie di cambiamenti, molto più pesanti di quelli che possono vivere i nostri partner, o l’altra metà del cielo che dir si voglia. Ho sempre accettato la scelta di mio padre, anche perché in età giovanile ero molto più attratta da altri temi, più creativi, legati all’arte, a un mondo che non è sicuramente quello in cui lavorare oggi, detto questo, è stato proprio qui che ho avuto le maggiori soddisfazioni professionali. Mio padre aveva sempre pensato a mio fratello come suo successore, d’altra parte mio fratello dalla nascita, o almeno da quando ho memoria, aveva sempre desiderato fare quel percorso, quindi così è avvenuto. Poi la vita porta a situazioni diverse e le cose sono cambiate. Dall’altro lato, devo dire che mio padre è sempre stato molto femminista, è stato lui che mi ha parlato per primo delle varie esperienze che una donna può fare, sono nata che era ancora molto giovane, aveva 25 anni, e quando mi faceva questi discorsi non ne aveva nemmeno 40, credo che per un uomo di quel tempo fosse qualcosa di moderno. Inoltre, ha sempre aiutato mia madre, con la quale ha avuto un rapporto molto paritetico, con lei ha condiviso tutto. In fondo, credo che in cuor suo sperasse che finissimo con il lavorare insieme ma che non ci credesse; infatti, ha sempre detto: “Mai mi sarei immaginato che saresti riuscita a fare quello che hai fatto”, quindi diciamo che qualche dubbio l’aveva, non so se però legato al genere o ad altre caratteristiche che vedeva in me. Sicuramente essere donna, oggi, nel mondo dell’imprenditoria è più semplice: forse non stiamo diventando la maggioranza ma ci sono tante aziende dove vedo che la gestione è passata nelle mani di donne. Se sia un bene non lo so, sono per la parità, non vedo uno sopra l’altro, credo che sicuramente un’impronta femminile anche in una gestione aziendale, economica, organizzativa, possa fare la differenza. Fermo restando che non sono conosciuta per essere una donna dolce: se alla femminilità si vuole associare questa caratteristica, posso dire che non mi appartiene, ahimè forse, mi avrebbe aiutato...

Con Biochimica vi rivolgete ad un ambito che quest’anno ha avuto un grande boom: la casa, che oggi viene vissuta di più. Come è andato il 2020 e quali previsioni per il 2021?
Gli italiani si sono messi a pulire casa ma anche a fare pizze o pane, come mancavano i prodotti per la detergenza sono spariti anche lievito e farine.
Nel 2020, dopo anni di mercato in flessione si è tornati a nuova vita un po’ su tutte le categorie della detergenza, con un’impennata della parte di detergenti o prodotti igienizzanti, confezioni che garantivano o millantavano funzioni di protezione. Il nostro settore purtroppo è legato a qualcosa che non è né divertente né facile da fare, anzi direi che richiama la fatica ed è vero che il risultato finale dell’igiene, della pulizia, dell’ordine, del profumo può dare soddisfazioni, però non viene da sé. La necessità di proteggere la propria casa e la propria famiglia sicuramente ha aiutato. Ne abbiamo goduto un po’ tutti ma il 2021 si sta presentando con caratteristiche diverse: è un mercato che sconta la controcifra del 2020, che da marzo tutti ci troviamo a dover coprire, davanti a un mercato che invece è estremamente freddo. Direi che sono passati quei momenti e probabilmente la gente ha capito che, malgrado fiumi di alcool denaturato, il Covid probabilmente lo poteva prendere lo stesso e oggi non passa il proprio tempo esclusivamente a pulire... staremo a vedere, chiaramente c’è anche un po’ di sfiducia, c’è un po’ di stanchezza dietro a questo momento che ci ha fatto perdere un anno della nostra vita e stiamo incominciando a scontare tutte le problematiche interne alle nostre famiglie: chi ha perso il lavoro, chi si stressa... ci sono sempre più contagi e la gente non vede la luce, non riesce a capire, apri, chiudi, riapri tutto questo non fa altro che creare ulteriore incertezza. Noi come Biochimica e io in particolare ho approvato un budget molto sfidante che guarda al futuro in maniera tutto sommato positiva. Crediamo di avere delle altre opportunità che si possono aprire, abbiamo ancora società che non sono nel novero della nostra clientela, abbiamo da lavorare sulla ponderata, sull’ampliamento della nostra gamma, vogliamo sviluppare nuovi prodotti. È chiaro che non ci sarà un aumento, ma già mantenere quello che abbiamo raggiunto l’anno scorso per noi sarebbe un grandissimo risultato...

Essere una donna in questo mondo ha influenzato i tuoi risultati e quelli della tua azienda? In particolare come sono i rapporti con la gdo?
Durante il percorso di questi 10 anni ho avuto modo di incontrare direttamente il retail, infatti, inizialmente, la nostra struttura organizzativa era diversa quindi ho anche affrontato alcuni buyer e mi sono trovata in situazioni dirette con loro ma ormai da parecchi anni ho delle persone che si occupano di questo. Più in generale, nella mia esperienza lavorativa, credo che essere donna non sia stato uno svantaggio. Certo il mondo lavorativo è ancora molto appannaggio della sfera maschile e una donna che si sa muovere e si sa gestire non è irrilevante ma ci vuole una buona dose di equilibrio nell’affrontare alcune situazioni.

L’attenzione all’ambiente è prioritaria oggi per tutti: qual è la vostra posizione?
Abbiamo lavorato sull’aspetto ambientale dalla notte dei tempi, ma non siamo mai stati molto bravi a fare le giuste pubbliche relazioni o comunicazioni istituzionali. D’altro canto sono 52 anni che viviamo del nostro e siamo riconosciuti come un’azienda che fa le cose come si deve, abbiamo sempre lavorato senza dare troppa enfasi a quello che stavamo facendo. Siamo stata l’unica azienda nel mondo della detergenza che per tre anni consecutivi ha vinto il premio della Conai per il risparmio sulla plastica, perché abbiamo fatto degli studi importanti, portando la maggior parte dei nostri flaconi al 100% di plastica riciclata e abbiamo fatto un grosso lavoro sulla sgrammatura dei flaconi, per cercare di dare un prodotto più ecologico ma comunque user friendly: con un manico che aiuta nel versare, un flacone sufficientemente robusto, le garanzie di sicurezza per le chiusure. Lo stesso abbiamo fatto per il cartone: lavoriamo solo cartone riciclato e con aziende che hanno la certificazione FSC (Forest Stewardship Council).
Inoltre, abbiamo fatto un lavoro importantissimo sull’anima delle bobine delle etichette e così, ormai, da 7-8 anni, lavoriamo con quello che si chiama pet line, cioè tutte le etichette sono su un supporto in Pet, materiale assolutamente riciclabile, che consente di quasi triplicare il contenuto di etichette nello stesso diametro di bobina, quindi, anche a livello di trasporti e movimentazione, conviene. Infatti, la carta, che è il normale supporto delle etichette, solitamente viene appoggiata a una plastica leggermente gommata e non riciclabile, mentre se la si mette su un supporto in Pet automaticamente diventa abilitata al riciclo.
Ci siamo mossi anche nel campo dell’energia: non essendo possibile utilizzare direttamente gli impianti fotovoltaici, per via della conformazione dei tetti dell’azienda, abbiamo comunque deciso di non rinunciare all’energia pulita, optando per un consorzio che ha impianti fotovoltaici e vende energia elettrica.
Inoltre, stiamo continuando a lavorare sulla parte formulativa e produttiva, l’obiettivo è limitare le emissioni, gli scarti e aumentare il riciclo interno. Anche in termini di linee di prodotti abbiamo guardato al greening per la detergenza decidendo per un restyling di Bio Phura per valorizzarne gli aspetti eco, infatti, la gamma Bio Phura oltre ad essere prodotta da materie prime di natura vegetale, ha un portato etico molto forte, richiediamo ai nostri fornitori di avere dei protocolli che rientrino all’interno di specifiche richieste della certificazione che abbiamo voluto adottare, della CCPB (Certificazione per Prodotti Biologici ed Ecosostenibili) di Bologna, molto concentrata sull’alimentare, anche molto rigida, perché i fornitori anche devono avere un protocollo etico piuttosto articolato.

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