Mars è trasparenza tra azienda e associati

Pioniera dello smartworking, nella classifica Great Place to Work da un decennio, Mars è prima nel largo consumo 2018 (da Mark Up n. 279)

Tra i segmenti del largo consumo ce ne sono alcuni che nel giro di pochissimo tempo hanno visto una trasformazione radicale. Tra questi, il mondo del petfood e quello degli snack, che insieme al confectionery, ovvero gomme, cioccolato e caramelle, compongono l’offerta globale di Mars Incorporated. La multinazionale a conduzione famigliare commercializza 20 marchi in 5 diversi canali nel nostro Paese attraverso la consociata Mars Italia. In totale 320 milioni di euro di fatturato, due terzi solo nel grocery e hard discount, 215 dipendenti (che in Mars si chiamano Associati) ad esprimere tutto il coinvolgimento delle persone nell’attività aziendale.

 

 

Con Paolo Rigamonti, general manager e amministratore delegato di Mars Italia, parliamo del mercato italiano e di come si lavora in Mars, che nel 2019 ha conquistato il terzo posto Best Workplaces Italia nella categoria Medium Enterprise, secondo la classifica del Great Place to Work Institute.

Tenete molto a questo premio?

Siamo nella classifica Great Place to Work da oltre 10 anni, quest’anno siamo arrivati terzi nella nostra categoria e primi nel largo consumo. Cerchiamo di creare le condizioni per cui le persone possano dare il 100%, è la filosofia che c’è dietro la nostra cultura, il bilanciamento tra vita personale e lavorativa ottenuto grazie a engagement, coinvolgimento e wellbeing delle persone. Questo riconoscimento ha un impatto diretto sul business: siamo al quinto anno consecutivo di crescita e di miglioramento di tutti gli indici finanziari, in un mercato difficile come quello italiano.

Concretamente cosa significa Best Place to Work?

Per Mars è l’approccio moderno tra azienda e dipendente associato. Siamo pionieri dello smart working, partito ormai quasi 15 anni fa, vogliamo rimuovere tutte le barriere che possono limitare il talento con attenzione particolare ai temi della maternità, della parità di genere, del coinvolgimento e del wellbeing. Le donne sono il 52% dell’organico di Mars Italia e il 40% del board. Promuoviamo le persone mentre sono in maternità perché pensiamo che l’esperienza famigliare sia uno dei migliori master che si possono fare. Anch’io da giovane papà lo sto scoprendo: problem solving, time management, apprezzare i valori veri, l’apertura alle novità tipica dei bambini. In questo senso vogliamo lavorare anche sulla paternità: stiamo valutando come integrare il poco che la legge consente.

Con quali strumenti?

Dopo lo smart working, che fatto una volta alla settimana significa il 20% di traffico in meno, abbiamo costruito una piattaforma di welfare avanzata, ancora in fase di sviluppo e già apprezzata da tutte le generazioni, dai 22 ai 66 anni d’età. Cerchiamo di fare da opinion maker nel contesto italiano, dove siamo un po’ indietro. Queste scelte non hanno nessun impatto negativo sul business, anzi all’opposto, sviluppano attaccamento alla maglia, orgoglio, spirito di squadra e la volontà di dare il massimo aumenta.

E con quali investimenti?

L’investimento è piuttosto limitato, grazie alle nuove tecnologie. Nel 2018 abbiamo deciso di dotare tutti gli associati di uno smartphone, stagisti inclusi. Con un investimento molto limitato siamo riusciti a cavalcare la digitalizzazione: abbiamo una chat Yammer (un servizio Microsoft, ndr) sulla quale possiamo condividere informazioni in tempo reale, da Milano alla Sicilia. Siamo tutti connessi, sappiamo quello che succede in azienda, condividiamo le best practice, ci complimentiamo per i risultati dei colleghi, c’è grande trasparenza su ciò che fa Mars. Una volta al mese grazie allo smartphone presentiamo i risultati raggiunti, le priorità strategiche e l’avanzamento rispetto alla strategia. Credo che lo spirito di squadra, remare tutti dalla stessa parte, sia un grande vantaggio in ogni momento, buono o meno buono.

Come si traduce il coinvolgimento in innovazione?

È tra i vantaggi della digitalizzazione in azienda, fa parte della nostra cultura, dello spazio che diamo alle singole personalità e dello spirito di imprenditorialità per cui valorizziamo le buone idee. Poi c’è una forte cultura del feedback, quindi per esempio i risultati dei questionari di Great Place to Work vengono usati per individuare le aree di miglioramento, che danno luogo a gruppi di lavoro cross funzionali e cross generazionali. Grazie a questi suggerimenti l’anno scorso abbiamo rifatto il layout dell’ufficio e dell’area break. In Mars poi c’è il ruolo di Line Manager: è colui che gestisce il team, crea engagement e condivisione, fa sì che in azienda circolino necessità, problemi e anche le idee di miglioramento.

Come contribuisce l’Italia allo sviluppo di nuovi progetti Mars?

Mars Italia dà un contributo prima di tutto nella lettura degli insight che arrivano dal consumatore: sempre più spesso ricerche e test vengono fatti qui, sia sulla parte food che nel pet. A inizio anno per esempio abbiamo ricevuto la visita dei leader globali del segmento in tour per cogliere i nuovi trend, sono andati in Cina, Usa, Giappone, Australia e anche in Italia. Da questo punto di vista l’Italia è un mercato estremamente interessante, c’è una forte sensibilità alle tendenze.

Che tipo di mercato è quello italiano?

In questo momento il mercato italiano è stagnante, cresce poco ma sta cambiando molto. È difficile e attento ai trend, all’interno ci sono nicchie e segmenti che offrono opportunità di crescita. Il petfood per esempio, e lo snacking. L’Italia è uno tra i mercati più avanzati al mondo non solo per il cibo, ma anche per il petfood, incontrando le esigenze di un consumatore evoluto, per via di un legame tra animale e padrone che è molto stretto e con una forte componente di umanizzazione: qui si è manifestato più che in altri Paesi il trend dei cosiddetti prodotti naturali.

E negli snack vediamo grande spazio di crescita.

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