Pandemia sociale: 250 mln di euro in derrate alimentari per gli indigenti

Fondo derrate alimentari per Indigenti
Il Covid-19 sta lasciando dietro di sé uno strascico di “nuovi poveri” a cui dover offrire immediato sostegno. Questo il senso del nuovo programma del Ministero delle Politiche Agricole

Il Rapporto Povertà, dal titolo "Gli anticorpi della solidarietà", della Caritas parla chiaro. Nel periodo maggio-settembre 2020, il 45% delle persone che si sono rivolte alle strutture Caritas lo ha fatto per la prima volta mentre negli stessi mesi del 2019 la percentuale di “nuovi poveri” si fermava al 31%. Nel restituire una fotografia dei gravi effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, nel rapporto pubblicato lo scorso ottobre 2020, la Caritas ha sottolineato il carattere mutevole della povertà, che molto spesso si innesta su diseguaglianze precedenti, e la necessità di un pronto intervento in maniera mirata.

 

 

Le soluzioni a questa situazione si devono naturalmente muovere su un duplice binario per assicurare la dignità dell’oggi parallelamente con la sostenibilità del domani.

 

 

Un'iniziativa in tal senso arriva dal Ministero delle Politiche Agricole. Quest’ultimo ha, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il decreto che suddivide lo stanziamento dei fondi dedicati al Programma di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti. Il provvedimento ha tenuto conto delle necessità espresse dalle organizzazioni caritative come Caritas a fronte dei 250,9 milioni di euro disponibili: 900mila euro di residui sul Fondo 2020 e 250 milioni di euro derivanti dalle risorse straordinarie del decreto Rilancio.

Si tratta di fondi destinati all’acquisto di prodotti di filiera e materia prima italiana – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate Aiutiamo i nostri connazionali meno abbienti e più bisognosi, dando una mano al contempo all’agricoltura e all’agroalimentare Made in Italy, la cui situazione di crisi si è aggravata ulteriormente con la chiusura del circuito legato all’Ho.re.ca, ovvero a bar, ristoranti, pizzerie. Una misura di buon senso – prosegue il Sottosegretario L’Abbate – resasi ancor più necessaria dall’attuale emergenza epidemiologica tenuto conto che i suoi effetti, purtroppo, rischiano di far aumentare la fascia di popolazione sotto la soglia di povertà. Alla pubblicazione del decreto, seguirà l’emanazione dei bandi da parte di Agea, a cui auguriamo buon lavoro e daremo sostegno laddove necessario per l’interlocuzione con le diverse filiere”.

Sono stati così stanziati 36 milioni di euro per l’acquisto di prosciutto crudo DOP, cotto e salumi DOP/IGP; 8,4 milioni per salumi non da carne suina (tacchino, bresaola); 50 milioni per formaggi DOP; 20 mln per olio extravergine di oliva. E poi, ancora, omogeneizzati di carne (5 mln), omogeneizzati di frutta (4 mln), pastina per infanzia (4 mln), biscotti prima infanzia (5 mln), latte crescita 2-3 per infanzia (1 mln), carne bovina sottovuoto – polli interi surgelati (10 mln), carne in scatola (12 mln), spezzatino con fagioli e piselli per mense (1,5 mln) e nel formato 400 grammi (5 mln), zuppe di cereali con verdure (6 mln), minestrone con verdure (6), pasta secca nel formato 500 gr. di cui il 10% senza glutine (10 mln), riso nel formato da 1 kg (6 mln), preparati per risotti (6 mln), passata di pomodoro (12), polpa di pomodoro o pelati formato per mense (1 mln), sughi pronti al ragù e al basilico (8 mln), verdure in scatola e in vetro (8 mln) e nel formato per mense (2 mln), legumi in scatola – fagioli e lenticchie (3 mln), macedonia di frutta e frutta sciroppata (7 mln), succo di frutta (6 mln), purea di frutta (4 mln) e, infine, crackers di cui il 10% senza glutine (4 mln). La copertura dei costi dei servizi logistici ed amministrativi prestati dalle organizzazioni caritative sono ammissibili nel limite del 5% del costo di acquisto di derrate alimentari per singola aggiudicazione della fornitura del prodotto alimentare.

In termini generali, è interessante ribadire i suggerimenti che emergono dal suddetto Rapporto Povertà della Caritas per cercare di fronte a una situazione “inedita” con strumenti di analisi e di intervento adeguati al mutato contesto. In particolare ci sarà dunque bisogno di:

  • mettere in relazione i dati sulla povertà (assoluta e relativa) con dati sui percettori delle misure di contrasto (ad esempio l’impatto del Reddito di Emergenza – REM);
  • realizzare analisi di lungo periodo per monitorare come cambiano le condizioni di vita delle persone in povertà e se e come su di esse incidano le misure pubbliche;
  • concepire le misure nazionali di contrasto alla povertà come un “work in progress”, che, a partire da un attento e sistematico lavoro di monitoraggio e valutazione del loro funzionamento e del loro impatto sulle vite delle persone vengano periodicamente “aggiustate” per poter adeguarsi e meglio rispondere alle trasformazioni in corso e per affrontare l’incertezza;
  • intercettare le cause strutturali della povertà, lottando contro le cause profonde della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi.

Solamente in questa maniera si può decidere di reagire concretamente, invece di accettare passivamente e in blocco il presente, dotandosi di elementi a partire dai quali proiettarsi in un futuro di concreto cambiamento.

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