Alibaba: online è come offline

Servizi e personalizzazione della shopping experience sul web come nella rete fisica: questi i fattori strategici del retail che Alibaba Italia vuole trasmettere anche alle aziende italiane interessate al mercato cinese (da Mark Up n. 270)

Accesso ai prodotti, customizzazione dell’esperienza d’acquisto, servizio: questi i basic di Alibaba, fondata nel 1999 da Jack Ma e oggi un ecosistema articolato che comprende marketplace digitali, la rete di vendita con l’insegna premium Hema e soluzioni tecnologiche, focalizzato sul mercato cinese, 552 milioni di consumatori attivi.

Quali le prospettive per il Made Italy? Come si evolveranno eCommerce e retail? Ne abbiamo parlato con Manfredi Minutelli, senior business development manager di Alibaba Italia.

Una definizione di Alibaba.

Un ecosistema multicanale con una doppia anima -wholesale e retail- che parla alla maggior parte dei consumatori cinesi. Su oltre 550 milioni di consumatori attivi annuali, sono circa 200 milioni le persone che visitano 7 volte al giorno le nostre piattaforme con permanenza media di 23-25 minuti. Circa 300 milioni di consumatori cinesi appartenenti alla classe media; diventeranno 500 milioni nel 2020.

Come fanno le aziende italiane a entrare nell’ecosistema di Alibaba e vendere i propri prodotti in Cina?

Noi mettiamo a disposizione dei brand le piattaforme del nostro ecosistema e accompagniamo le aziende nello sviluppo della propria strategia commerciale e di distribuzione.

Alibaba Italia aiuta le aziende italiane a capire la piattaforma più adatta alle loro esigenze e ad aprire un negozio virtuale con vendite in linea con le aspettative. L’eCommerce è un progetto di medio lungo periodo, soprattutto per aziende poco note, che devono pianificare anche investimenti in marketing e comunicazione per far conoscere i loro brand. Le aziende food che affrontano l’eCommerce verso la Cina devono capire che il progetto parte dall’informazione, dalla cultura e dalla spiegazione di come ogni prodotto possa inserirsi nelle abitudini alimentari locali. L’obiettivo è portare i prodotti agroalimentari nelle case cinesi, mentre oggi la maggior parte dei consumi avviene fuori casa: ci vorrà tempo, perseveranza e una chiara visione di quello che si vuole essere nei prossimi 3-5 anni.

Quali sono i settori strategici?

Le famose tre F del Made in Italy: food, fashion and furniture; qualche categoria ha un potenziale più alto, altre necessitano di più tempo, ma certo ogni prodotto troverà la sua nicchia, perché quella cinese è sempre più ampia di quella italiana ed europea. La pasta rappresenta la portaerei dell’agroalimentare italiano; altri comparti con potenzialità sono quelli dell’acqua, del caffè, degli snack e mix nuts.

Entro l’anno speriamo di portare le arance rosse di Sicilia, possono trainare l’interesse dei consumatori cinesi. Un altro prodotto che ci piacerebbe avere è la mozzarella di bufala: qui le difficoltà sono in parte legate alla logistica per la shelf-life, in parte a questioni di cultura visto che i cinesi non sono grandi consumatori di formaggio. Vogliamo diffondere la conoscenza dell’olio d’oliva, sul quale oggi c’è tanta offerta ma scarsa capacità di comprenderne le differenze. Ci piacerebbe contribuire a recuperare quote di mercato nel vino, oggi 7 volte inferiori alla Francia e due alla Spagna. Il vino e il caffè stanno diventando le categoria più importanti per crescita, perché sono di moda tra i giovani.

Cosa possono fare i retailer italiani per sostenere il Made in Italy in Cina?

Tutte le più importanti catene retail straniere sono presenti in Cina con accordi commerciali favorendo l’accesso privilegiato ai prodotti dei rispettivi Paesi d’origine: l’Italia è penalizzata dalla mancanza di una catena internazionalizzata. Avere relazioni con retailer italiani in grado di portare i prodotti direttamente in Cina è certo un valore aggiunto. Ma è un terreno da scoprire. Nel frattempo, attraverso T-Mall Direct Import, che è il nostro department store virtuale, di cui sono il responsabile europeo per gli acquisti food & wine, compriamo alcuni prodotti già conosciuti in Cina e li vendiamo direttamente ai nostri clienti. I rapporti con i retailer passano anche per altre vie: di recente abbiamo acquisito la maggioranza di Artimart, catena di ipermercati in Cina in partnership con Auchan.

Il retail del futuro sarà solo online?

Recentemente Jack Ma ha risposto a una domanda sul futuro dell’eCommerce dicendo che l’eCommerce è superato, perché il nostro obiettivo non è portare online l’80% delle aziende cinesi che ancora non sono presenti ma digitalizzarle creando un’esperienza unica tra online e offline. Questo per noi è un tema strategico, la cui prima applicazione concreta è visibile in Hema, la nostra catena premium offline creata su un modello simile, per alcuni aspetti, a Whole Foods negli USA e a Eataly in Italia, ma che si basa su un modello rivoluzionario per concept e livello tecnologico. Hema è anche un centro logistico: il 70% degli acquisti avviene online, il resto scannerizzando i prodotti. La spesa per gli utenti nel raggio di 3 km entro 30 minuti è a casa; i pagamenti veloci con Alipay, il nostro servizio di pagamento, il più utilizzato in Cina. Questo è il nostro modo di intendere il retail. E in futuro, ci saranno sempre più servizi orientati a fare sentire il cliente unico e speciale, in Cina e quando fa il turista all’estero.

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