Bambine ribelli prendono coscienza

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 263)

L’Advertising Standards Authority (Asa), ovvero l’organismo che autoregolamenta l’industria pubblicitaria del Regno Unito, ha prodotto nuove linee guida dal titolo “Rappresentazione, percezione e danno” sulla presenza o meno di stereotipi di genere nelle pubblicità. Solo il 5% delle quindicenni italiane aspira a intraprendere professioni tecniche o scientifiche. A 9 anni una bambina può aver interiorizzato il pregiudizio che vede le donne meno portate per l’informatica o capaci di successo solo se seduttive o più interessate alla ricerca del principe azzurro che allo sviluppo di conoscenza. In questo contesto emerge sul piano sociale e mediatico una crescente consapevolezza dei genitori rispetto al ruolo di una formazione motivazionale per ragazze “ribelli”. Diversi segnali offrono spunti di interesse per i brand che desiderano agganciare un nuovo racconto. Se l’unione fa la rete, nel campo dell’editoria digitale Francesca Cavallo e Elena Favilli, startupper italiane e anime della media company Timbuktu Labs in California, hanno costruito il successo planetario delle Rebel Girls. Lo scorso anno hanno lanciato su Kickstarter un crowdfunding associato alla creazione di un libro, “Good Night Stories for Rebel Girls” tradotto in 30 lingue, per bambini in inglese con favole della buonanotte contenenti più ruoli positivi per le ragazze. Il libro ha raccolto in rete, da 70 nazioni diverse, 1,3 milioni di dollari in soli 28 giorni. Favilli e Cavallo si erano rese conto, infatti, che il 95% dei libri, programmi tv e spot pubblicitari con cui erano cresciute non avevano bambine o ragazze in ruoli importanti. In progetto c’è un secondo libro.

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