Stefano Beraldo, ad di Ovs SpA, spiega i principali obiettivi dell'interesse per Stefanel e le strategie di sviluppo Ovs, dall'omnichannel alla sostenibilità con Global Fashion Agenda

Ovs, inteso come gruppo distributivo leader in Italia nella vendita al dettaglio di abbigliamento uomo donna e bambino, si potrebbe definire l’Unieuro del tessile-abbigliamento. Non so se Stefano Beraldo, amministratore delegato di OVS SpA, è d'accordo con questa definizione, ma il ragionamento è il seguente: se la catena guidata da Giancarlo Nicosanti Monterastelli si è sempre definita un consolidatore del mercato -in riferimento alle molteplici acquisizioni di catene locali- anche Ovs, soprattutto negli ultimi 15 anni di guida Beraldo, è cresciuta e si è consolidata anche con l'inglobamento di insegne già radicate da tempo nel territorio e nell'esperienza dei consumatori italiani: da Upim a Melablù, fino alle più recenti, come i 18 ex Auchan rilevati da gruppo Conad e l'offerta per acquisire Stefanel. Alla quale seguiranno altre acquisizioni che al momento Beraldo non vuole definire, ma che possono includere anche accordi di collaborazione con nuovi marchi a più alta marginalità come già avvenuto (e con successo) con i corner Piombo (500), e le partnership con marchi come Overlast, The Body Shop, Tally Weijl.

 

 

Strategie di marketing e sviluppo

È proprio per chiarire alcuni punti relativi a quest'ultima operazione che Stefano Beraldo ha incontrato oggi la stampa in una conferenza da remoto. "Non siamo ancora aggiudicatari, quindi non posso entrare nel dettaglio di cifre -spiega Beraldo- ma Stefanel rappresenta un marchio ancora molto attraente, conosciuto anche sul mercato internazionale, dotato di ottime location e con un prodotto di qualità medio-alta". 

Il modello di sviluppo di Stefanel sarà quello del franchising e non il corner shop come nel caso di Piombo. Questo rientra nella strategia 2021 che vedrà l'apertura di 50-60 nuovi negozi (tutte le insegne del gruppo) solo in franchising.

Ma non solo affiliazione. Beraldo vuole imprimere una svolta digitale per Stefanel, ed è già in contatto con diversi partner internazionali e italiani. Italiani e internazionali anche i partner per l'approvvigionamento del prodotto: "le fonti saranno diversificate in base al punto prodotto" precisa Beraldo.

L'andamento nel 2020: 250 milioni di euro di ricavi persi

Il 2020 è stato un anno disastroso per molti settori dell’economia (turismo, cultura in senso lato, ristorazione e commercio al dettaglio) anche se "Ovs è andata meglio della media del mercato di riferimento: il primo lockdown ha tagliato del 25% le ore complessive di apertura dei nostri punti di vendita. Poi c’è stata una ripresa da agosto a settembre; e infine siamo ricaduti nella stessa situazione della primavera con un taglio pari a un quarto delle aperture possibili in regime di normalità".  OVS ha perso in termini di mancati ricavi circa 250 milioni di fatturato solo quest’anno, il maledetto 2020, la Pearl Harbour batterico-virale dell'Occidente (inteso non in senso geografico).

"Siamo cresciuti comunque più attraverso l’incremento della quota di mercato che con le nuove aperture, d’altronde ridotte al minimo, anche se il 2020 si è chiuso con l’inaugurazione di un OVS da 1.500 mq a Roma, nel centro commerciale Maximo".

A proposito di centri commerciali, la chiusura obbligata nei week end è stata, oltre che deleteria per il business (dal 50% al 60% del tessile-abbigliamento passa attraverso i centri commerciali), poco opportuna nei termini di un’equa distribuzione dei flussi di persone che si sono così concentrati nelle città determinando gli episodi di sovraffollamento che ben conosciamo. Le aperture festive e del fine settimana rappresentano per una catena come OVS anche il 50% del fatturato settimanale. "Oltretutto, da una ricerca interna, abbiamo rilevato che i casi di contagio all'interno degli store nei centri commerciali sono addirittura inferiori a quelli della nostra rete".

La circolarità sostenibile

Un dato molto importante sul quale si è soffermato Beraldo, e che ha rilfessi determinanti sulle strategie di posizionamento delle insegne e dei marchi, è l’impegno verso una moda sempre più sostenibile. Nel 2017, in occasione del Copenhagen Fashion Summit, organizzato da Global Fashion Agenda, Ovs, unica italiana, ha sottoscritto con altre 85 aziende del mondo della moda il 2020 Circular Fashion System Commitment che prevede attività e obiettivi concreti da realizzare nei tre anni successivi per accelerare la transizione dell'industria della moda verso un sistema circolare. Queste 85 aziende rappresentano il 15% di tutti i volumi di tessile-abbigliamento immessi nel mercato mondiale.

Gli obiettivi riportano a quattro aree di intervento: design circolare, raccolta abiti usati, rivendita di abbigliamento usato dal 2017 al 2020. Fra i 207 progetti proposti, Ovs è stata selezionata tra le 10 best practice più rilevanti e innovative per l’implementazione dell’indice di circolarità del prodotto, uno degli indicatori del progetto Ecovalore sviluppato in collaborazione con l'Università di Padova.

Con Ecovalore sono stati elaborati 3 indici che consentono di scoprire, per ogni capo, quanto è facilmente riciclabile, quanta acqua è stata utilizzata, quanta CO2 è stata emessa per produrlo. Questi indici sono riportati su ogni prodotto nell'eCommerce Ovs e, dove possibile, evidenziano anche il risparmio di risorse rispetto a un capo realizzato in modo convenzionale.

OVS parteciperà anche al nuovo progetto lanciato da Global Fashion Agenda. Il piano, da realizzare nei prossimi tre anni, riguarda l’attivazione di un sistema produttivo dedicato ai materiali riciclati in Bangladesh in collaborazione con Bgmea (Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association) con l'obiettivo di stimolare una produzione circolare proprio in quei paesi dove avviene gran parte della produzione tessile mondiale.

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