Che ne sarà del Ttip? E dell’export italiano in America?

Cauto e moderato ottimismo da parte di Luigi Scordamaglia (Federalimentare) e Antonio Cellie (Fiere di Parma) per le prospettive del libero scambio alimentare verso l'America di Donald Trump. Perché non è il food premium a minacciare il lavoro degli americani
Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare
Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare

Gli ambienti economici e finanziari non si aspettavano una vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Piuttosto la temevano, stando alle reazioni legate agli andamenti più o meno favorevoli dei sondaggi nelle ultime giornate di campagna elettorale.  Che il termine del mandato di Obama si portasse con sé una prima infruttuosa e lunga fase di trattative con l'Europa, legate alla stipula di un nuovo trattato bilaterale sul libero scambio, era noto. Eppure in molti scommettevano su un secondo tempo per il Ttip (parterariato transatlantico di libero scambio fra Unione Europea e Stati Uniti). Alla base del ragionamento l'idea che potesse esserci continuità fra una presidenza Obama e una presidenza Clinton. Che cosa succederà, invece, a questo punto? A caldo abbiamo raccolto un certo cauto ottimismo fra due alfieri dell'export italiano alimentare verso gli Stati Uniti.

“Il processo di globalizzazione e di liberazione degli scambi ha logiche che prescindono dal singolo uomo al comando”

“Il processo di globalizzazione e di liberazione degli scambi ha logiche che prescindono dal singolo uomo al comando -afferma Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare-. Sono fiducioso che seppur coi i tempi necessari la discussione sul Ttip riprenderà. Non dimentichiamo tuttavia che le principali contestazioni strumentali al TTip sono finora venute da parte europea che è la parte che avrebbe avuto dalla conclusione dell'accordo i maggiori vantaggi”. Nel 2015 gli Usa sono stati uno dei mercati più performanti per il food and beverage nazionale, con un incremento del +19,5% sull'anno precedente. Non è escluso che, nel corso del prossimo decennio, diventino il mercato leader in assoluto dell'intero comparto food and beverage nazionale, superando la Germania.

Le principali contestazioni strumentali al TTip sono finora venute da parte europea

“Il Made in Italy alimentare -aggiunge Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma- rientra nella fascia premium e non occupa una posizione main stream. Ritengo improbabile che un rigurgito protezionista possa creare danni alle nostre esportazioni. L'obiettivo dei repubblicani è di ridare lavoro agli americani, ovviamente su produzioni di largo consumo. Ci sono altri grandi Paesi che sono forti esportatori di prodotti di base da consumo alimentare, che potrebbero avere qualche problema in più”.

Antonio Cellie, ad Fiere di Parma
Antonio Cellie, ad Fiere di Parma

“Sicuramente gli USA restano un Paese target per l'export anche il prossimo anno -conclude Scordamaglia- dato che si tratta di un enorme mercato potenziale. Che si deve intercettare, innanzitutto, mirando a sostituire l'Italian sounding con il nostro prodotto. Adesso siamo abbastanza forti per andare a scaffale con l'autentico prodotto italiano, spingendo sulle leve della promozione e della comunicazione, che saranno alla base del nuovo piano per l'alimentare Made in Italy messo a punto con il governo, e che partirà nel 2017 con un nuovo carico di risorse”.

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