eCommerce: l’impatto del Coronavirus sul comparto fashion e lifestyle

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Non tutti i settori sono interessati dal boom di eCommerce da Coronavirus. La ripresa sta nel “unified commerce”

L’eCommerce sta rappresentando per molte aziende e consumatori una risorsa essenziale per la continuità del business e per procurarsi buona parte dei beni e servizi necessari, in queste settimane dalla mobilità più sacrificata a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Ciò è confermato dai dati dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano, che testimoniamo come, in termini generali, il 77% delle aziende che vende online nei diversi settori abbia dichiarato di aver acquisito nuovi clienti, alcuni dei quali si sono avvicinati per la prima volta all’eCommerce. Tale evidenza di crescita a tripla cifra dell’eCommerce, con picchi rilevanti nell’alimentare e nell’approvvigionamento domestico, ha dimostrato definitivamente come il digitale non sia più solo un’opzione, ma una strategia chiave per lo sviluppo del business.

 

 

Questa repentina crescita, tuttavia, non coinvolge i diversi settori in maniera uniforme, e tanto meno predilige i settori tradizionalmente forti nel commercio elettronico, come lo sono il fashion e il lifestyle, per cui online l’abbigliamento vale 3,3 miliardi di euro e l’arredamento & home living 1,7 miliardi di euro. Infatti, sempre sulla base dei dati Netcomm-Politecnico di Milano, nelle ultime settimane di emergenza sanitaria, l’88% delle aziende in questo settore ha dichiarato di aver registrato un calo di fatturato. Solo per l’8% delle vendite sono rimaste invariate e per il 4% sono aumentate. Questo, però, non risulta essere il momento per assistere inermi alla recessione incombente, ma di ripensare strategicamente i piani d’azione per ripartire non appena si potrà gradualmente riaprire siti di produzione e punti vendita, e le persone potranno tornare a circolare liberamente, con le necessarie precauzioni per la tutela della salute. Non appena ciò sarà possibile, le aziende dovranno essere coscienti che “il ruolo del commercio online sarà ancora più importante: molti preferiranno acquistare un capo di abbigliamento online, piuttosto che impiegare lungo tempo in fila o provare nei camerini gli stessi abiti magari appena indossati da altri. Le persone avranno bisogno di un valido motivo per uscire di casa e andare a fare shopping, per questo i negozi dovranno riaprire ancora più belli di prima e dovranno offrire un valore aggiunto di esperienza al semplice acquisto, che può avvenire anche online. Questo è il momento del cosiddetto “unified commerce”, che va oltre l'omnicanalità, mettendo al primo posto l'esperienza del cliente, abbattendo le barriere tra i canali e sfruttando una piattaforma comune”, chiarisce Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

Appare chiaro che la ripresa starà nell’abilità di virare verso l' “unified commerce”, ovvero la capacità di fornire ai clienti una brand experience originale e indipendente dal canale utilizzato per l'acquisto, ma che sia sempre in grado di soddisfare i bisogni dei clienti, nei tempi e nelle modalità che desiderano, compresa l’eventuale parte di consegna. Gli acquisti, allora, saranno sempre meno passivi per lasciare spazio alla necessità di vivere esperienze uniche, conoscere le novità in tempo reale ed essere coinvolti nelle strategie di branding. Lo strumento guida dello “unified commerce” è mobile, conformandosi alle tendenze di “mobile first” ed incoronando lo smartphone a “bussola digitale” del consumatore in questo processo. Lo smartphone, infatti, risulta essere il compagno perfetto per lo shopping prima, durante e dopo l’acquisto. Ecco, allora, che la creatività del mondo del fashion & lifestyle sarà fondamentale per far convergere tutti i propri processi sotto il cappello dello “unified commerce”, fornendo una customer experience integrata agli utenti, e, lato azienda, una ricetta per risollevarsi dalla crisi economica in corso.

 

 

Fonte: Osservatorio eCommerce B2b, Politecnico di Milano

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