L’inflazione cresce ma non abbastanza

Gli opinionisti di Mark Up: Massimiliano Dona (da Mark Up n. 258)

L’inflazione finalmente! Avrà esultato così qualche politico “superficialotto”, forse solo per prendersi il merito di una (supposta) ripresa della nostra economia. È bastato che Istat certificasse un balzo dei prezzi che, nel mese di febbraio 2017, secondo le stime preliminari, hanno fatto registrare un aumento su base annua del 3,1% per il cosiddetto carrello della spesa. È il rialzo maggiore da 8 anni a questa parte!Nulla di buono, anche perché la corsa dei prezzi non dipende da una ripresa della domanda (solo in quel caso potremmo festeggiare un’inflazione “buona”), ma dall’aumento dei “prodotti alimentari non lavorati” e dei “beni energetici non regolamentati”. Cosa significa? In buona sostanza che il rialzo dei prezzi va ascritto, oltre che al rialzo dei beni energetici (ma qui si tratta di inflazione “importata”), alle speculazioni su frutta e verdura conseguenti al maltempo invernale. Insomma, anche se non amo partecipare alla caccia alle streghe che si scatena ogni qual volta qualche furbetto approfitta del maltempo, anche questa volta dobbiamo denunciare che ad aumenti contenuti dei prezzi di produzione sono conseguiti rincari esponenziali al dettaglio: la lattuga, per esempio, salita del 30% al campo è arrivata a costare oltre il 170% in più alla tavola (ma è accaduto anche per frutta e verdura che erano state già raccolte). Sui perché della filiera troppo lunga sono stati scritti fiumi d’inchiostro, ma mi chiedo perché il legislatore non abbia ancora regolamentato il “prezzo anomalo”, stabilendo che i rialzi speculativi possano essere sanzionati (mentre paradossalmente vigono ancora restrizioni antidiluviane per chi vuole vendere sottocosto).

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