Ambiente e salutismo, l’extravergine in cerca di valore aggiunto

OLIVA_APERTURA
Analisi e-nhance - Compscore di Maurizio Bonfante
I protagonisti si spingono in più direzioni: tracciabilità di filiera, sostenibilità, italianità, bio, fino alle sperimentazioni del biodinamico. La vera sfida è comunicare in gdo un superfood

Tracciabilità, sostenibilità, italianità, controllo della filiera, naturalità sono i nuovi driver dell’olio dell’oliva, ancora più accentuati in tempi di pandemia. I desiderata non sempre, però, vanno insieme con i numeri: la produzione 2020 del prodotto made in Italy è, per esempio, stimata con un ribasso a due cifre. Le aziende si muovono in un contesto difficile (si aggiunga il crollo del 44% dei prezzi pagati ai produttori, le sofferenze del canale Horeca). E cercano valore aggiunto, facendo uscire il prodotto dalla stretta della promozionalità in cui è chiuso, non solo per la crisi economica. La diminuzione dei consumi fuoricasa ha, però, favorito in Italia il ritorno a quelli domestici, con incremento degli alimenti di base (+28,5% in gdo su base annua, Rapporto Coop 2020). Spazi di crescita nel settore retail ci sono, a patto di sapere comunicare il prodotto extravergine, che (si dimentica) è il principe dei superfood.

 

 

L’Italia è il Paese dove si consuma più olio di oliva (una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, contro i 483 milioni della Spagna). E 9 famiglie su 10 consumano extravergine tutti i giorni, stima Coldiretti.

L'analisi sulle strategie messe in campo dai protagonisti è stata realizzata per Mark Up da Daniele Colombo.
La novità più importante per Zucchi è il lancio dell’Olio Extra Vergine d’Oliva Sostenibile dell’Unione Europea, che ha esteso il grande lavoro sulla filiera sostenibile e certificata Csqa a una filiera europea: a essa si applica infatti lo stesso capitolato di oltre 150 requisiti che certifica l’EVO 100% Italiano Sostenibile. “Attraverso questi prodotti viene valorizzata tutta la filiera -afferma l’amministratore delegato Alessia Zucchi-: Oleificio Zucchi si impegna a tutelare i lavoratori e a pagare un prezzo equo ai produttori; la produzione rispetta l’ambiente e la biodiversità, assicurando il controllo del consumo di acqua ed energia e limitando l’uso di fitofarmaci con metodi integrati di lotta naturale. Inoltre, grazie al QR code presente sulle bottiglie dei nostri Evo da filiera certificata sostenibile, oltre alla tracciabilità (e quindi esatta provenienza delle materie prime e cultivar che compongono il blend), raccontiamo la dimensione sostenibile del prodotto, permettendo al consumatore una scelta consapevole e attiva di acquisto e consumo”.
Trasparenza è la nuova parola d’ordine. Joe&Co, azienda veneta specializzata nel bio, a ottobre 2019, ha creato una nuova referenza, Tracciolio. “Il nome registrato deriva dall’unione di tracciabiità e olio -sottolinea il Ceo Giuseppe Matticari-. È simbolo di trasparenza, fiducia e qualità. Abbiamo scelto come partner per questa avventura meravigliosa un’azienda agricola, situata a un’altezza di 150 metri sul livello del mare, affacciata sull’incontaminato litorale ionico. È composta da un’estensione di 40 ettari tutti piantati a ulivo per un totale di circa 20 mila piante. Queste stesse producono un olio fruttato intenso, spremuto da olive di cultivar Carolea e Frantoio, molite lo stesso giorno di raccolta, il cui periodo va da ottobre a dicembre. Così facendo l’olio mantiene tutto il suo gusto e nutrizione”.

Questi temi sono cruciali per Farchioni, azienda nata nel 1780 e condotta dai fratelli Giampaolo e Marco Farchioni. “Siamo in Filiera Italia per un impegno concreto -afferma Giampaolo Farchioni, manager Farchioni Olii-. La superficie degli oliveti aziendali di proprietà conta attualmente 450 ettari ripartiti tra Umbria, Lazio, Puglia e Toscana, ma nei prossimi anni è previsto un incremento fino a 1.309 ettari. L’obiettivo è sempre più quello della filiera completa, dai campi all’imbottigliamento”. Farchioni Olii investe i propri utili nella ricerca tecnologica. Tutti gli impianti sono condotti in biologico e si affidano ai più moderni sistemi di sfruttamento dell’energia solare. “In Umbria sperimentiamo anche la coltivazione biodinamica che rappresenta il futuro di ogni corretta filiera agricola rispettosa dell’ambiente e della salute. Tali sperimentazioni verranno applicate anche al nuovo uliveto nel territorio di Cortona, quasi pronto per l’inaugurazione, mentre a Tuscania vi è un parco di circa 200 ha coltivati seguendo le direttive Demeter. In collaborazione con l’Università di Perugia e il Cnr è poi in corso un progetto per selezionare un set di nuovi genotipi di olivo adatti ai nuovi standard di produzione, più sostenibili e resistenti alle avversità climatiche”.

Filippo Berio è sostenuto anche da uno spot tv (un debutto) e da una serie di partnership importanti che saranno svelate nel corso dei prossimi mesi. Gruppo Salov ha dato il via, inoltre, a un piano biennale di investimenti da 10 milioni di euro per la modernizzazione del sito produttivo di Massarosa (Lucca), tra i più grandi d’Europa. “Avremo una maggiore capacità di imbottigliamento, fino a 20 milioni di bottiglie in più e con una maggiore flessibilità -ricorda Maccari-, abbiamo rivisto totalmente il sistema logistico e aumentato la capacità del magazzino. Tutto gestito secondo l’industria 4.0”.

Dopo i successi internazionali (ad aprile 2020 l’apertura della succursale cinese a Shanghai, i tre quarti del suo imbottigliato va all’estero), Salov, tra le più grandi aziende del mondo nel settore oleario, con un fatturato consolidato di 275 milioni di euro nel 2019, punta al rilancio della propria presenza nel mercato italiano. E lo fa con una proposta premium: Filippo Berio, brand con oltre 150 anni di storia, presente in 70 Paesi al mondo e con una posizione di leadership negli Usa, Regno Unito, Russia, Belgio, Svizzera, è stato lanciato anche in Italia a fine 2019. “Portiamo una marca nuova nel nostro Paese, qualcosa di rilevante e diverso, principi-cardini della nostra strategia - ricorda Mauro Tosini, direttore generale commerciale -. E questo l’abbiamo trovato nel Metodo Berio, un processo che controlla e definisce le buone pratiche operative dal campo alla bottiglia; tutto il processo è certificato Sgs”. Una selezione di sole coltivazioni che seguono la produzione integrata, e quindi sostenibile, un sistema di tracciabilità completo, verificabile dal consumatore, e con parametri qualitativi più stringenti delle norme in vigore. “Sul prodotto finale si selezionano solo oli con criteri e disciplinari più restrittivi rispetto alla legislazione sull’extravergine, dunque, sostenibilità e tracciabilità” ricorda Fabio Maccari, Ad del Gruppo. La gamma si compone di 4 referenze di cui tre da oli comunitari (Classico, Bassa Acidità, Biologico) e un 100% italiano. “A meno di un anno dal lancio prodotto siamo già presenti in moltissime catene della gdo, con una distribuzione in continua crescita in tutte le aree Nielsen” fa sapere Tosini.

Carapelli registra performance molto positive che confermano la strategia di innovazione e sviluppo in segmenti ad alto valore come quello degli oli extravergini 100% Italiani. La gamma è stata rafforzata con l’introduzione della certificazione di agricoltura sostenibile per il prodotto Il Nobile olio extravergine 100% italiano, già testimone del progetto di filiera FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana).

“Carapelli si afferma come leader del segmento degli oli 100% italiani, crescendo del +94% a fronte di una sostenuta evoluzione del segmento +38% (fonte Nielsen Food vendite sell out volume YTD 08 2020)” fa sapere Roberto Sassoni, direttore generale Business Unit Italia. L’ultima parte del 2020 vedrà Carapelli protagonista, con un corposo piano di comunicazione fatto in primis da una ricca pianificazione televisiva su tutte le principali reti nazionali e sui canali satellitari che avrà eco sulle piattaforme digital e social della marca, ma anche da progetti speciali di alta visibilità. “Da un lato il concorso Carapelli For Art festeggia la sua terza edizione, con un importante successo di partecipazioni a livello internazionale (1.720 candidature da oltre 80 Paesi nel mondo) e di prestigiose collaborazioni; dall’altro un progetto di collaborazione con la scuola cucina de La Cucina Italiana per celebrare la qualità degli oli extravergini 100% Italiani di Carapelli e la capacità, anch’essa tipicamente italiana, di ‘essere artisti della buona tavola’”.

“Per quanto riguarda l’extravergine -sottolinea Martina Manna, direttore commerciale di Benvolio, azienda nata nel 1938 per la produzione di oli di semi e oggi sempre più segmentata- puntiamo sull’italianità, sul prodotto biologico e sulla tracciabilità del prodotto. Il tutto condito dalla nostra premiata confezione in metallo, ormai diventato un marchio di fabbrica e una garanzia riguardo la qualità del contenuto”.

Le Ferre lancia il fresco d’annata

Le Ferre da Castellaneta (Ta) porta i suoi oli pluripremiati (da Gambero Rosso a Bibenda) nel canale grocery con il marchio Sentieri alti, una linea che punta a considerare l’olio quale prodotto del fresco. “Il focus del marchio è vendere solo l’olio della raccolta dell’annata, indicata sulla bottiglia -spiega il direttore commerciale Massimo Morsillo-. Questo per avere un prodotto della massima qualità”. Nove le referenze che usciranno scadenzate in base ai tempi agricoli delle differenti cultivar. Dopo la partenza avvenuta il 15 ottobre (con il Primo, l’olio novello, il frutto della raccolta delle prime olive che vanno a maturazione), seguiranno cinque monovarietali (Coratina, Frantoio, Leccino, Peranzana e Ogliarola), un blend, un Igp Puglia e il bio. Da dicembre lancerà anche la linea gli aromatizzati Sentieri alti (da estratti naturali): da aromi dell’orto (basilico, peperoncino, salvia, origano, rosmarino) e del bosco (tartufo). “Raccogliamo da ottobre fino a gennaio: con la nuova annata non ci sarà più la vendita di quella precedente”. Con il progetto Sentieri alti l’azienda Le Ferre punta a portare a regime la propria capacità produttiva di 15 milioni di bottiglie annue da 600 ettari: il 40% sarà orientato verso il nuovo brand.

Tempo di Olio di oliva made in Marche

Le stime per il 2020 sembrano evidenziare una leggera contrazione globale della produzione mondiale di olio d’oliva: intorno ai 3 milioni di tonnellate rispetto ai 3,3 del 2019. Secondo un'analisi di Coldiretti, Unaprol e Ismea, la produzione di extravergine in Italia dovrebbe avere un calo del 22% causato principalmente dalle anomalie climatiche, dal maltempo alla siccità, che hanno colpito soprattutto le regioni del Sud (inclusi gli effetti della Xylella). I volumi nazionali dovrebbero assestarsi intorno a 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente. La Spagna, primo produttore mondiale, al contrario salirebbe a 1,4-1,5 miliardi di chili rispetto agli 1,25 miliardi dello scorso anno.

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