Berlino contro Atene: la verità negata

E' giusto che l'Europa combatta contro il malgoverno e lo spreco della cattiva politica greca, responsabile dell'attuale crisi greca

Intorno alla questione greca si sta sollevando un nuovo polverone, con una rappresentazione equivoca della realtà. La leadership e il carisma dei giovani leader greci e le giuste ragioni che animano la loro richiesta di alleviare le immani sofferenze del popolo greco rendono la loro battaglia bella, eroica, giusta, contro l'arcigna Germania della signora Merkel e del suo ministro delle Finanze Schäuble, il potere vecchio e conservatore. Quando le cose si mettono su questo piano "estetico-romantico" la ragione esce sconfitta. E dopo i danni si palesano drammatici.

Vediamo di porre alcuni punti fermi, al di là della telegenia di Tsipras e del suo ministro Varoufakis.

La Grecia è un Paese in cui i politici, negli anni che hanno preceduto lo scoppio della crisi, hanno speso ben più di quanto fosse sostenibile, data la produzione di reddito del Paese. Tutto ciò è stato aggravato da una diffusa evasione fiscale, completamente tollerata dai vari governi succedutisi, di qualsiasi appartenenza. I quali hanno truccato criminalmente i conti pubblici, beninteso con l'aiuto d’importanti banche d'affari, una in particolare. Per tale motivo questi governi sono stati votati dalla popolazione, che ha beneficiato di una finta occupazione attraverso l'esplosione del lavoro dipendente pubblico, assai ben remunerato, e anche il sistema pensionistico è stato estremamente generoso. Gli evasori fiscali, a loro volta grati, e spesso pure beneficiati dai trasferimenti impropri, si sono volentieri accodati nel consenso a questi politici così bravi a rendere tutti felici. Ma sulla base di una truffa gigantesca.

Lo scoppio della crisi ha palesato traumaticamente tutto ciò. Dopo uno sbandamento iniziale, il sistema Europa ha dimostrato una capacità di reagire, e non era facile, perché la Grecia semplicemente NON doveva entrare nell'EURO, dati i suoi fondamentali. Mentre la finanza internazionale e anche qualche irresponsabile banca centrale scommettevano sulla deflagrazione dell'area euro, l'eccezionale carisma, forza, razionalità ed equilibrio di Draghi ha salvato il sistema euro. E’ stata creata una governance per gestire le situazioni di crisi, che si sono diffuse anche ad altri Paesi dell'area. E’ stata operata una riduzione del debito greco di portata immensa, tagliando ben 100 miliardi di euro: un regalo immenso alla Grecia.

I paesi europei si sono fatti carico di larga parte del restante debito pubblico greco, mantenendo i finanziamenti per un paese che continuava a soffrire persino di un deficit primario: il secondo immenso regalo alla Grecia. Ben altra e cupa sorte, per ammontare di debito oltretutto decisamente inferiore, è toccata all'Argentina.

Naturalmente, a fronte di questo impegno, è stato chiesto al Paese di fare la sua parte, riducendo il deficit e intervenendo sulle cause che ne erano alla base: razionalizzazione del numero e dei compensi dei dipendenti pubblici (la categoria notoriamente meno produttiva di un Paese, soprattutto se mediterraneo), sistema pensionistico inaccettabile (vi erano numerosi casi in cui la reversibilità passava non solo al coniuge ma anche alla figlia!), privatizzazioni (non tanto per incassare denaro, ma per rendere le imprese pubbliche e i loro dipendenti efficienti) e lotta all'evasione fiscale.

Quella appena descritta è la giusta guerra, perché ha l'obiettivo di rendere sostenibile il sistema di spesa di un paese, equa la distribuzione della ricchezza, favorire la meritocrazia e il talento delle persone, eliminare gli insopportabili privilegi dei dipendenti pubblici che oltretutto spesso ostacolano la libera attività economica e in definitiva aumentare la capacità competitiva del paese.

Ma perché allora il popolo greco - gli inventori della democrazia - ha bocciato tutto ciò? E con quali conseguenze per l'intera Europa? Nel prossimo articolo queste risposte. Nonché uno sguardo sulla "last call" per la trasformazione dell'Unione monetaria in un'Unione politica sul modello statunitense, per evitare la marginalizzazione del nostro continente nello scenario competitivo globale.

di Angelo Miglietta

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