Berlino contro Atene: la cattiva battaglia fa perdere la giusta guerra

L'Europa nella crisi greca non si è concentrata sul cattivo governo e sugli sprechi, ma ha guardato solo agli effetti di bilancio, con il conseguente drammatico impatto sulla popolazione

Nel precedente articolo sul tema si è visto come sia giusta l'impostazione alla soluzione della grave crisi greca voluta dall'Europa in risposta all'esplosione della questione del debito sovrano. Eppure con le recenti, libere elezioni democratiche, il popolo greco ha bocciato questo approccio e ha scelto le proposte demagogiche di Tsipras. Il tutto in un crescendo di simpatia verso i giovani leader greci, anche presso interlocutori non banali, come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e in qualche modo persino il Financial Times. Il rischio di un effetto negativo e distruttivo per l'area Euro è grande, forse ancor più di quanto si percepì all'inizio della crisi, perché concessioni alla Grecia sono un passo verso la ulteriore perdita di capacità competitiva dell'Europa.

La giusta guerra è diventata una cattiva battaglia perché, nella attuazione dei provvedimenti per ridurre la spesa, il precedente governo greco ha scelto una scorciatoia facile e la Troika si è solo interessata degli effetti di bilancio. Ridurre i dipendenti pubblici e i loro enormi privilegi, privatizzare i carrozzoni di stato che ospitano lavoratori che difendono solo i propri privilegi, combattere l'evasione fiscale, sono tutte cose molte faticose e impopolari, perché toccano furbastri e privilegiati che non avendo mai pagato nessun prezzo sono arroganti e disposti a tutto per difendere quelli che più che altro paiono abusi. E allora la scappatoia è stata il taglio lineare dei servizi pubblici essenziali, come la sanità, l'energia, la casa e l'acqua, che investono in modo drammatico le fasce più deboli della popolazione.

La ricca e opulenta Europa, mentre finanziava con cifre imponenti il debito ellenico, non ha fornito quasi nessuna assistenza per sostenere i bisogni primari: con un paio di miliardi di euro annui di aiuti si sarebbe salvata la dignità dei cittadini più colpiti, con il pregio di rendere popolare Bruxelles e forse persino Berlino.

Tutto ciò si è poi combinato con un madornale errore di politica economica, suggerito dagli economisti main stream e dalle loro dottrine pseudoscientifiche, l'anima nera del nostro tempo. Predicando un cieco rigore, non hanno voluto vedere che solo con la crescita si può superare una crisi di eccesso di debito: valga per tutti il disastroso contributo "scientifico" di due fra le loro menti più brillanti, Reinhart e Rogoff. E dire che la storia ci aveva insegnato molto al riguardo, ma la valutazione della qualità della ricerca accademica nelle materie economiche non considera le conoscenze storiche come un elemento di giudizio di pregio, e così siamo pieni di geni dell'econometria del tutto ignoranti sul comportamento delle società, che continuano a pontificare dai talk show e dai giornali su come uscire dalla crisi in cui ci hanno precipitato le loro teorie da pseudo scienza.

Quella appena descritta è stata, appunto, la cattiva battaglia. E’ scattata l'equazione rigore=ingiustizia, e quindi la tesi è che solo ripristinando la spesa pubblica, fermando le privatizzazioni (peraltro non si era fatto quasi niente) e riassumendo gli inefficienti dipendenti pubblici si risolve il problema. L'Europa ha accettato una situazione di declino sociale vergognosa per gli standard europei con sacrifici disumani per la parte più fragile della popolazione, e poi ha accettato come oro colato i ragli degli "esperti" economisti. Questo è il modo in cui la cattiva battaglia uccide la giusta guerra, vale a dire ridurre i dipendenti pubblici e la sfera del pubblico per dare efficienza, libertà e incentivazione ai talenti.

Se non si fermerà l'azione demagogica del nuovo governo greco che la popolazione greca ha sposato euforica, votando in modo massiccio il partito di governo, ci sarà un salto all'indietro per la nostra Europa, proprio ora che stavamo ripartendo. Una demagogia che vorrebbe aumentare il numero dei dipendenti pubblici, i privilegiati conservatori della società greca: decisamente una cosa molto poco di sinistra, se essere di sinistra vuol dire lottare contro i privilegi.

Perché ciò che serve non solo alla Grecia, ma a tutto il nostro continente, è un diverso approccio fra Burocrazie e cittadini. Abbiamo bisogno di stati tanto forti quanto leggeri, che redistribuiscano i redditi e garantiscano, in una giusta prospettiva di solidarietà, dignità di vita a tutti i cittadini, soprattutto i più deboli. Stati che finanzino i consumi di base delle persone deboli senza parcheggiarle nell'assistenzialismo che spegne e uccide la dignità della Persona. Stati che lascino all'imprenditorialità privata la produzione dei servizi di base e che ne controllino la qualità minima, ma che forniscano ai cittadini meno abbienti le risorse (voucher per esempio) per comprare tali servizi. Cittadini che devono essere liberi di scegliere chi può meglio soddisfare i loro bisogni.

Le demagogie fascista e nazista, esaltando lo sciagurato mito del nazionalismo in una prospettiva anticapitalistica, hanno portato l'Europa (e il mondo) all'inferno. Non lasciamo che le nuove demagogie, che con il mito della giustizia vogliono difendere i privilegi dei dipendenti pubblici e creare consenso elettorale, ci portino nel purgatorio (se non peggio) dello statalismo che, come la storia di nuovo ci insegna, così tanto male ha fatto all'Umanità. Ad Atene non servono vanitosi e romantici Narcisi, ma un solido, razionale e onesto Demostene che, con un po' di dovuta solidarietà europea, ma senza assistenzialismi, renda libera, aperta e giusta la società greca. Sperando che non finisca in inutili filippiche come 2350 anni fa...

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